Sono ormai settimane che i protagonisti del palcoscenico virtuale siamo noi italiani e non per i famosissimi stereotipi -pasta, pizza, mafia, mandolino, mamma- che ci accompagnano ormai da decenni e che hanno plasmato la figura dell’italiano medio, ma per l’eccessiva propensione a gesticolare!  Ebbene sì, il popolo italiano possiede una naturale inclinazione a gesticolare durante la comunicazione e gli americani hanno iniziato a parlarne così insistentemente in web da far impazzire letteralmente Internet e i social network, lanciando una nuova moda virale: How Italians do things (che tradotto significa Come gli Italiani fanno le cose). 

Il gesto stereotipato per eccellenza è la cosiddetta Italian Hand (la mano italiana) o anche conosciuta come Finger Purse, ossia il pollice stretto contro le altre dita e il movimento su e giù del polso, che indica il nostro classicissimo: “Che cosa vuoi?/Ma che cosa stai dicendo?” (tipicamente usato nei dialetti del centro-sud Italia, Napoli e Roma). Grazie alla Italian Hand è scoppiata una catena di parodie senza fine su improponibili modi di gesticolare degli italiani anche e soprattutto in relazione alle azioni più banali della vita quotidiana, che hanno raggiunto l’apice dell’esasperazione paradossale: dal mangiare una pizza all’usare il pc, dallo spegnere la sveglia al mattino al bere il caffè (per non parlare di come gli americani hanno immaginato possano essere i sex toys all’italiana).                  

Veri e propri siti web creati all’occorrenza, come il sito  Know Your Meme e le pagine facebook Italian Memes e Irreverent Italian Memes, insieme a numerosi utenti americani che hanno postato le proprie parodie degli italiani su Twitter, hanno permesso la circolazione e l’espansione di quest’ultimo stereotipo sulle modalità di espressione del popolo italiano. La cosa sconvolgente che deve farci riflettere non è tanto l’ampia risonanza delle parodie online, che a dire la verità sono molto originali e divertenti, ma piuttosto il fatto che per gli altri popoli del mondo la nostra gestualità risulti insolita se accostata alla comunicazione parlata, tanto da studiarla e analizzarla nel dettaglio.

L’attenzione al fenomeno Italian Gestures (gesti italiani) risale ad anni addietro, già il New York Times nel 2013 e la CNN nel 2015 condussero interessanti studi e interviste a riguardo. Il New York Times intervistò Isabella Poggi, Professoressa di Psicologia all’università di Roma Tre, che spiegò che nella tradizione italiana esistono almeno duecentocinquanta gesti:   

“I gesti esistono da secoli, da quando gli antichi Greci hanno colonizzato l’Italia del sud. In città affollate come le città del meridione italiano c’era una sorta di competizione per accaparrarsi l’attenzione e farsi rispettare attraverso i gesti. Questi ultimi sono sopravvissuti nei secoli, ancor più del linguaggio: ci sono i gesti di insulto, di supplica, di promessa. Si tratta di un vero e proprio linguaggio che necessita di un suo vocabolario”.

Senza dimenticare che un vocabolario è stato scritto effettivamente dal pioniere dello studio sui gesti italiani, l’italiano Bruno Munari, che nel 1994 scrisse il Supplemento al Dizionario italiano. Quindi dobbiamo gesticolare con gran fierezza perché la nostra gestualità ha radici davvero antiche, risale addirittura alla gestualità tipica dell’oratoria romana. Si pensi ad esempio all’actio, ossia lo studio di tutte quelle tecniche necessarie per porgere in modo efficace la declamazione nei discorsi oratori latini, attraverso la gestualità, la mimica e l’impostazione della voce.

In armonia con il ritmo del linguaggio verbale, le nostre mani con i loro movimenti espressivi e naturali ci aiutano a rafforzare ciò che stiamo spiegando al nostro interlocutore, arricchiscono il nostro parlato e ci permettono di comunicare qualsiasi stato emotivo, dalla felicità alla noia, dalla tristezza alla rabbia (comunicata efficacemente con il gesto offensivo dell’ombrello). Il famoso zoologo e antropologo Desmond Morris, l’autore de “La scimmia nuda”, sosteneva che le mani sono per gli esseri umani ciò che la bacchetta è per un direttore d’orchestra, con cui dirigiamo il ritmo e il significato delle parole. Proprio in base a questa metafora, secondo Morris, gli italiani sono i migliori “direttori d’orchestra” del mondo.

È una peculiarità tutta italiana, è insita nel nostro DNA e dunque… “Lasciateci gesticolare!”.  

Sonia Longo