È ormai nota l’operazione terroristica messa in atto dalle multinazionali del tabacco per mettere al corrente tutti i loro acquirenti riguardo i rischi del fumo, attivo e passivo. Scritte a lettere cubitali e immagini molto forti e cruente, si vedono da tempo su entrambi i lati dei pacchetti, di sigarette e di tabacchi.

Molti non fumatori, inorriditi da tanta incoscienza, dentro di sé avranno forse sorriso dell’intelligente iniziativa – una sorta di “ben vi sta” – altri l’avranno addirittura considerata una campagna di sensibilizzazione sul fumo e i suoi rischi. Ma la vera faccia di questa campagna anti-tabagismo, tanto cara all’opinione pubblica, sostenuta da scritte come “IL FUMO UCCIDE” o “IL FUMO DANNEGGIA GRAVEMENTE TE E CHI TI STA INTORNO”, è un’enorme operazione di marketing volta alla “DESENSIBILIZZAZIONE” del fumatore e alla suggellata fidelizzazione dello stesso. Il vero tabagista, che compra le sigarette perché ne è dipendente, non solo non verrà persuaso attraverso due immagini e due scritte, ma anzi collocherà questi slogan e queste immagini in quella parte della sua mente dove vengono collocati gli eventi, le situazioni, le cose che si vogliono evitare, a cui si vuole resistere (le cosiddette “resistenze”), non diventeranno mai uno spunto di riflessione per lui, semplicemente le allontanerà dalla sua mente.

La sovraesposizione di questi messaggi negativi, potrebbe indurre il fumatore incallito ad esserne desensibilizzato, il che avrebbe due conseguenze importanti: la prima riguarda la possibilità di un’eventuale sensibilizzazione positiva rispetto alle tematiche del rischio e della malattia, presentate in contesti reali e specializzati, resa più difficoltosa, se non addirittura negata, dall’abitudine del tabagista di ignorare facilmente questi aspetti relativi al proprio essere fumatore; la seconda, strettamente relata alla desensibilizzazione, è il fine ultimo di questa grande campagna di marketing, rendere la dipendenza del tabagista infinita, attraverso la collocazione di vissuti negativi e dolorosi relativi ai rischi del fumo, tra le resistenze del soggetto. È abbastanza chiaro come il target di questa operazione di “sensibilizzazione” è l’acquirente occasionale, l’unico che può davvero esserne positivamente colpito, ma che tuttavia, non ha una dipendenza acclarata e non garantisce l’introito fisso e perpetuo del fumatore abituale. Sorge spontaneo pensare che questa campagna anti-tabagismo funga da specchietto per le allodole dell’opinione pubblica, mascherando invece un’enorme operazione di marketing, tutta incentrata a danno del reale target di acquirenti ovvero i fumatori dipendenti.

 

Martina Marino