Titolo: La fabbrica di cioccolato

Autore: Roald Dahl

1° edizione originale: 1964

Casa editrice: Salani

Pagine: 200 (con illustrazioni)

Sinossi: Un bel giorno la fabbrica di cioccolato Wonka dirama un avviso: chi troverà i cinque biglietti d’oro nelle tavolette di cioccolato riceverà una provvista di dolciumi bastante per tutto il resto della sua vita e potrà visitare l’interno della fabbrica, mentre un solo fortunato tra i cinque ne diventerà il padrone. Chi sarà il fortunato?

Recensione: Se fosse una torta, sarebbe la “Rainbow Cake”, quella che al suo interno esibisce in gradazione tutti i colori dell’arcobaleno. Se fosse un cioccolatino, sarebbe una di quelle praline finemente decorate, con un cuore morbido e cremoso. Se fosse un chewingum, sarebbe di certo uno di quelli il cui gusto non si esaurisce mai, con il quale realizzare palloncini giganti uno dentro l’altro. Infine, se fosse una caramella, nessun dubbio: si tratterebbe di una “Spaccamascella”, ovvero quella bizzarra leccornia composta da numerosi strati, ad ognuno dei quali corrisponde un nuovo colore e sapore. Circa tutte le favole presentano denominatori comuni: offrono a chi legge (o a chi ascolta) l’opportunità di immaginare, sognare, conoscere e riflettere. Attraverso la loro morale, esse mostrano tutte le sfaccettature della vita e dei sentimenti umani e porgono insegnamenti preziosi che difficilmente cadono nell’oblio. Tuttavia, La fabbrica di cioccolato sa distinguersi da tutte le altre e risalta per ben più di un singolo ingrediente segreto. Originalità, brio, ironia, acume, saggezza, poesia…su questo suo racconto “goloso”, in grado di far vibrare le corde dell’animo dei bambini e dei meno bambini, Roald Dahl spolverizza, al posto dello zucchero al velo, polvere di vera e propria magia.

Quando Willy Wonka “il più grande inventore e fabbricante di dolciumi e cioccolatini che sia mai esistito” spalanca l’imponente cancello della sua straordinaria e leggendaria fabbrica per consentire ai cinque fortunatissimi giovani vincitori (accompagnati dai rispettivi genitori) di visitarla, immediatamente spicca, assai stridente, il contrasto tra la famiglia del protagonista (descritta diffusamente nei primi capitoli) e quelle degli altri bambini. La famiglia del piccolo Charlie Bucket è poverissima e abita in una casupola minuscola e malandata. Eppure, l’amore reciproco, la bontà, l’umiltà e la generosità la rendono il nucleo familiare più ricco e felice al mondo. Tutto all’opposto il discorso per gli altri bambini, che vivono in famiglie strampalate e grottesche, al limite del deforme, capeggiate da figure genitoriali disadattate e carenti al punto da risultare inesistenti.

Eccoci dunque alla tematica centrale della Fabbrica di Cioccolato, ovvero la dura condanna dell’autore nei confronti dei bambini maleducati, viziati e prepotenti, mostri generati a loro volta da mostri. Genitori deboli e menefreghisti, a cui risulta più facile accontentare indiscriminatamente i loro marmocchi, piuttosto che educarli come persone rispettose e per bene. Inevitabile il salato conto che la vita prima o poi presenterà loro, che nella storia somiglia ad una sorta di amaro contrappasso. Al contrario, i bambini educati, cresciuti con sani principi e buoni valori, capaci di provare affetto sincero e in grado di attribuire valore alle cose faranno molta strada e certamente alla fine saranno premiati.

Un pò come il processo di selezione dei chicchi di cacao: solo quelli buoni vengono adibiti alla produzione di cioccolato, mentre quelli guasti vengono scartati. Sotto-tematica di quella appena esposta è senz’altro la possibilità di essere felici anche se con mezzi scarsissimi: la felicità (il dolce, qui personificato dal cioccolato) dipende solo e soltanto da noi, dalla nostra capacità di fare cose positive per noi stessi e per gli altri e dagli occhi con cui si guarda all’esistenza. Charlie , seppur poverissimo, non solo sa accontentarsi, ma trova nelle cose più piccole il motivo di gioia più grande e questo perché il suo essere umile e sobrio gli consente di sviluppare “la mente del viaggiatore”, quella che sa meravigliarsi e sorprendersi di ogni aspetto della vita. Gli altri personaggi, al contrario, sono bambini ricchi, che possiedono tutto ciò che desiderano; eppure sono tremendamente e immancabilmente scontenti, al punto di non riuscire nemmeno a vedere ciò che li circonda. Infine, la favola di Dahl sembra voler rincuorare e incoraggiare i lettori, piccoli o grandi che siano: a fronte di pazienza, impegno, sincerità d’animo e perseveranza, il proprio momento, la propria occasione non mancherà di bussare alla propria porta .Per quanto riguarda i personaggi, beh, chi ha già letto La fabbrica di cioccolato sa che si tratta di figure difficilmente dimenticabili, che rimangono impresse non soltanto per la loro caratterizzazione fisica (le descrizioni sono accurate e ben mirate, oltre a risultare tremendamente divertenti), ma anche e soprattutto per quella caratteriale: a Roald Dahl bastano pochi sapienti tratti per rendere unico e caratteristico ogni attore della vicenda, in modo particolare attraverso atteggiamenti fortemente tipizzati, nonché con l’ausilio di dialoghi brillanti e ben congegnati. Nello specifico, a parte Charlie e suo nonno Joe, gli altri piccoli ospiti del Signor Wonka rappresentano ognuno un diverso esemplare di comportamento a cui troppo spesso, i bambini reduci da cattiva educazione, vanno incontro. Augustus, per esempio, incarna l’ingordigia senza freni, Violetta la maleducazione e l’impertinenza. Veruca invece è la tipica bambina a cui no è mai stato detto di no, mentre Mike Tv è l’emblema del bambino parcheggiato davanti alla tv.  Innegabilmente degno di nota è certamente il padrone della fabbrica, Willy Wonka, una sorta di Peter Pan eccentrico e bislacco, cosciente della sua diversità e per questo incline al riscatto attraverso l’immaginazione.

Un adulto, insomma, che ha conservato intatta la creatività e l’entusiasmo dell’infanzia, il cui disincanto, però, ci avverte che a lui gli anni non sono certo sfuggiti di mano e prova ne sono anche i suoi modi, pseudo cordiali e decisamente affettati. Quanto ai geniali Umpa-Lumpa, i misteriosi piccoli operai dello stabilimento, con i loro commenti moraleggianti delle vicende ricordano un po’ il coro della tragedia greca, in versione però sarcastica e dissacrante. Le ambientazioni e i luoghi di questa splendida favola costituiscono l’elemento che forse più di ogni altro permette ai lettori di sciogliere le briglie della fantasia, senza tralasciare nessuno dei cinque sensi: prati di zucchero, piste di pattinaggio di granatina di limone, schiumanti cascate di cioccolato, stanze delle invenzioni riecheggianti di ticchettii…un vero e proprio capolavoro descrittivo. La fabbrica di cioccolato nasce come racconto per ragazzi, ma è sicuramente rivolto anche agli adulti, i quali avranno l’opportunità di riscoprire la magia della fanciullezza che troppo spesso nascondono a se stessi, ma anche di riflettere su quel retrogusto amaro celato dietro ogni dettaglio della storia che è metafora degli aspetti più drammatici della vita.

Chiara Bolchini