Titolo: Magari domani resto

Autore: Lorenzo Marone

Anno di pubblicazione: 2017

Editore: Feltrinelli

Numero di pagine:320

Sinossi: Luce, una trentenne napoletana, vive nei Quartieri Spagnoli ed è una giovane onesta, combattiva, abituata a prendere a schiaffi la vita. Fa l’avvocato, sempre in jeans, anfibi e capelli corti alla maschiaccio. Il padre ha abbandonato lei, la madre e un fratello, che poi ha deciso a sua volta di andarsene di casa e vivere al Nord. Così Luce è rimasta bloccata nella sua realtà abitata da una madre bigotta e infelice, da un amore per un bastardo Peter Pan e da un capo viscido e ambiguo, un avvocato cascamorto con il pelo sullo stomaco. Come conforto, le passeggiate sul lungomare con Alleria, il suo cane superiore, unico vero confidente, e le chiacchiere con il suo anziano vicino don Vittorio, un musicista filosofo in sedia a rotelle. Un giorno a Luce viene assegnata una causa per l’affidamento di un minore, e qualcosa inizia a cambiare. All’improvviso, nella sua vita entrano un bambino saggio e molto speciale, un artista di strada giramondo e una rondine che non ha nessuna intenzione di migrare. La causa di affidamento nasconde molte ombre, ma forse è l’occasione per sciogliere nodi del passato e mettere un po’ d’ordine nella capatosta di Luce. Risolvendo un dubbio: andarsene, come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito il vento che gli diceva di fuggire, o magari restare?

Recensione: Per la prima volta Lorenzo Marone, che mi aveva già conquistato con il personaggio di Cesare Annunziata de La tentazione di essere felici, si cimenta con una protagonista femminile. Al centro di Magari domani resto c’è infatti Luce. Avvocatessa trentenne che vive nel complicato – non solo dal punto di vista topografico – labirinto dei Quartieri Spagnoli a Napoli. Luce ha alle spalle un’infanzia difficile e un peso famigliare ingombrante: un padre che l’ha abbandonata e una madre che non è mai riuscita a superare la frustrazione conseguente a tale situazione, rifugiandosi in un becero moralismo. Luce è una tosta, una di quelle che si è “fatta da sola”: innanzitutto ha dovuto imparare a convivere con un nome, Luce di Notte che “non è un nome, è ‘na figura e merd’” , e non ti fa passare di certo indenne da una buona dose di battute, cerca di farsi strada in un ambiente professionale tuttora prettamente maschile ed è proprio grazie alla sua professione e ad un caso molto particolare che dovrà fare i conti con il suo passato e con il suo presente, cercando di trovare la serenità per affrontare il futuro.

Geronimo sollevò il capo, mi squadrò  e disse: “Uè, Luce, e che hai combinato?”

Non risposi,  e fu allora che l’avvocato pronunciò la frase che avrebbe cambiato per sempre il nostro rapporto: “Sembri appena uscita da una notte di sesso selvaggio”, e si mise a ridere come un demente. (…)

“Uè , avvocà, e a lei chi gliel’ha data mai tutta questa confidenza, mi scusi? Che ne sa di come faccio sesso io e, soprattutto, pensi a lei, che se a letto è trasandato come in ufficio, povera moglie sua!”

Lui sgranò gli occhi, con un balzo gettò la poltrona all’indietro contro il muro rigato, e rimase a scrutarmi. Poi tornò a poggiare le mani sulla scrivania e, dopo un interminabile minuto di silenzio, mi puntò gli occhi  e disse: “Luce di Notte, t’avess’ licenzià per quello che hai appena detto, ‘o ssaje?”.

Luce è un personaggio lontano dalla perfezione (o viceversa, dall’eccessiva imperfezione) di certe protagoniste femminili che ultimamente popolano i romanzi. È umana e Marone si preoccupa di farcelo sapere, tratteggiandola sapientemente con tutte le caratteristiche ti aspetti da una “femmena” del genere: passionale, sanguigna, sincera fino ad essere sfacciata, ma anche insicura e orgogliosa.

Ho apprezzato anche il fatto che i personaggi “secondari” non siano relegati solo ad elementi di contorno né tantomeno finiscano per prendere il sopravvento, hanno insomma la  giusta importanza. Medesima cosa avviene con il background della città di Napoli e dei Quartieri Spagnoli, affascinante quanto pericoloso microcosmo fatto di profumi, colori, voci e storie che si incrociano tra loro in quei vicoli strettissimi e senza tempo, che credo non riusciranno mai ad essere compresi fino in fondo dall’esterno. Normalmente non sono una grande fan dei romanzi raccontati in prima persona, poiché tendo sempre ad avere l’impressione che venga tralasciato qualcosa, ma in questo caso credo che utilizzando un punto di vista diverso da quello di Luce la storia non sarebbe stata così intensa. Il dialetto si mescola bene nello stile narrativo dell’autore, che in questo modo “sporca” i dialoghi conferendogli però contemporaneamente quel tocco di veridicità in più che rende la storia meno romanzata e maggiormente realistica. Magari domani resto è il felice risultato di “ingredienti” sapientemente sfumati tra loro: è un romanzo ironico, leggero e allo stesso tempo triste fino quasi a commuovere. È insomma, una perfetta rappresentazione della vita.

«Ti sto dicendo che la vita è questa, alti e bassi, luce e ombra. Anzi, più si va avanti e più il rapporto cambia in peggio. Senti a me, che tengo una certa età, nun penzà tropp’ e continua per la tua strada, che tanto lei ti porta dove vuole e tu nemmeno te ne accorgi. Parlo sempre di lei, della vita.»

Martina Mattone