Bramato dalla sua presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia a settembre, oggi lunedì 20 febbraio esce sui grandi schermi David Lynch: The Art Life, il capolavoro cinematografico di Jon Nguyen, Neergaard Holm e Rick Barnes sulla biografia del maestro del cinema americano.

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Attraverso questa pellicola il mondo mentale di Lynch si schiude e viene reso possibile per la prima volta al pubblico di entrare e accomodarcisi: vengono ripercorse la sua infanzia e la formazione del registra filtrate attraverso gli occhi e la voce narrante del regista stesso. Nato nel Montana nel 1946, un bambino vivace e creativo di nome David trascorre prevalentemente le sue giornate negli isolati vicini alla casa dei genitori Edwina e Donald. In realtà il suo spazio di vita anche se apparentemente circoscritto rappresenta un universo infinito di ispirazioni. Ogni singolo oggetto può fungere da passaporta per condurre David in un mondo totalmente inventato. Osservare partendo dalla realtà e successivamente trasportare nella vita mentale, libera da ogni vincolo fisico o logico, surreale. dlDavid trova un degno canale nel quale riversare la sua fantasia. Si trattava di una vera e propria necessità. Fissare, raccontare le sue idee e partorire nel mondo reale le immagini che riempiono la sua fantasia. Solo successivamente David scoprirà una nuova modalità attraverso la quale le sue creazioni potranno prendere vita nel modo più verosimile possibile; con una macchina da presa era, infatti, possibile congiungere i due mondi coesistenti nel giovane regista: quello fuori e quello estremamente attivo all’interno della sua mente. Nel 1966 David Lynch si trasferisce a Filadelfia e inizia a frequentare la Pennsylvania Academy of Fine Arts, dove si avvicina al mondo del cinema e produce i suoi primi cortometraggi. Successivamente in seguito alla vincita del concorso cinematografico annuale scolastico riceve il budget per il suo primo lungometraggio incoraggiandolo a proseguire sulla via della settima arte preferendola alle arti visive. Si susseguono difficoltà economiche e non solo che renderanno la produzione di Eraserhead – La mente che cancella ostica ed estremamente lunga. Il film è un horror che segue lo straniante incontro tra un giovane e i genitori della fidanzata: tra immagini grottesche, temi disturbanti e strane attenzioni morbose alla violenza e al sesso. Si susseguono immagini oniriche, che costituiscono un continuum tra la finzione e la realtà, sfumando sempre i più i confini che le separano. Eraserhead rappresenta alla perfezione il modello delle produzioni lynchiane, comprendendo le tematiche che sempre occuperanno il focus delle pellicole del regista e il perfetto ma al contempo dissonante connubio tra immagine e musica. img_4239-1024x749

Il documentario di Nguyen, Holm e Barnes si concentra sul fenomeno Lynch nascente, giungendo agli albori delle sue produzioni cinematografiche senza sconfinare nel suo personaggio noto e nei capolavori che lo hanno reso celebre (The Elephant man, Velluto blu, Mulholland drive e Twin Pix parlano da sè). La voce di David Lynch collega le immagini che lo ritraggono nel suo studio intento a creare ancora oggi opere pittoriche, oppure seduto placidamente con una sigaretta tra le dita. Colto intimamente dall’interno della sua vita vengono mostrati i suoi ritmi e le sue attività poetiche, totalmente dettate dal suo sentire. Il regista crea un autoritratto onesto e talvolta spietato di sè: errori, paure, storture mentali. Tuttavia l’equilibrio di un uomo compiuto e soddisfatto della propria vita viene ritrovato nell’immagine all’inizio del documentario dell’uomo dal ciuffo candido seduto al tavolino insieme alla piccola Lula, il suo più grande capolavoro.

Beatrice Bravi