Il caso Raggi-Muraro, che sfilava tra le notizie giornalistiche per la fine del 2016, si presenta di nuovo in passerella agli inizi del 2017. Riesumato dalla stessa Muraro, la quale, precedentemente dimessa dalla carica di assessore il 12 dicembre, non risparmia nulla alla sindaca di Roma nella sua ultima intervista. Una volta, quella che in confidenziale amicizia era Virginia, ora è semplicemente, come per tutti, la Raggi.

“Il nostro primo incontro avvenne prima del ballottaggio. Dopo un’ora mi avvertì: lei sarà triturata, se la sente?”. Poi la Muraro continua dicendo che è stata triturata da subito. Cominciarono a uscire calunnie politiche ai miei danni. Per esempio che ero pro inceneritori. Falso, non me ne sono mai occupata. Sono specializzata in impianti di compostaggio. Se non li foraggi, ti scatenano contro il web. Ho chiuso il rubinetto, era un fiume di soldi, e l’ho pagato sulla mia pelle”.

In seguito Paola Muraro spiega più dettagliatamente la storia delle sue dimissioni, asserendo che inizialmente la Raggi non era d’accordo. Per lei la mossa giusta sarebbe dovuta essere quella di autosospendersi e chiarire la situazione per poi ritornare in campo. Ma il segretario generale diceva che l’autosospensione non era possibile. “I vertici, Grillo e Casaleggio, erano irremovibili. L’imbarazzo era evidente tanto che io sono andata via. Nella notte la Raggi ha postato il video in cui dava la notizia delle dimissioni”.

L’intesa era che dopo l’interrogatorio, viste le carte, la Muraro sarebbe tornata in giunta. L’indomani le arrivavarono messaggi di solidarietà da consiglieri, assessori, parlamentari come Di Battista. Ma in realtà, a quanto afferma l’ex assessora, “il successore era già pronto. Dopo qualche giorno la sindaca mi ha richiamato. Faticava a trovare le parole: “Paola, non posso reggere”. Io l’ho interrotta: “Virginia, ho capito”. Dopo qualche ora ha nominato il nuovo assessore e l’avviso di garanzia era l’atteso escamotage per farmi fuori.

Quando il discorso si infittisce alla Muraro le viene chiesto se rifarebbe tutto ciò che l’aveva portato in quell’oblio diffamante. “Non offrirei le dimissioni, li costringerei a cacciarmi.” E, sempre più dentro la realtà del Movimento, la Muraro parla chiaro. “C’è all’opera un gruppo trasversale di affaristi dentro e fuori il Movimento. L’ho capito dall’interno. Un’esperienza che mi ha aperto gli occhi. Per questo dico agli attivisti 5 Stelle: io ho fatto da scudo umano, voi svegliatevi prima che sia tardi“. Un avvertimento, quello che lancia la Muraro, che mette luce nell’obnubilante mondo 5 Stelle. “Per tre volte aziende partecipate mi hanno presentato un progetto di partnership con Acea. Io l’ho sempre rispedito al mittente perché prevedeva nuovi impianti su terreni di Acea e non di Ama. Questo è il vero business. Altro che rifiuti zero. Su questo la mia posizione divergeva da quella di Colomban.”

Insomma eccola, la protagonista delle prime pagine, che racconta come la sua relazione con Ama fu eventuale e disarmante “La nomina del direttore generale dell’Ama, l’azienda rifiuti della Capitale, fu fatta da Casaleggio attraverso tale avvocato Lanzalone, che in pieno agosto si presentò a una riunione con una lista di candidati. Bina, il prescelto, veniva dall’azienda di Voghera, non proprio una metropoli, dove faceva appena il 30% di differenziata. Gli telefonammo che era in spiaggia. E’ inadeguato perchè proveniente da una realtà pari a un quartiere di Roma, spiegai. Fui zittita.” Quando, infine, le viene chiesto cosa pensasse del futuro di Virginia Raggi, rispondendo in piena sincerità, afferma “Dipende dalla capacità di liberarsi da lacci e lacciuoli che le hanno imposto dall’esterno”.

Stefano Delfino La Ferla