Che un libro diventi una serie tv di successo è un fatto ormai comune, ma che una serie tv diventi materiale per un libro è qualcosa di più inconsueto: è successo recentemente con “I Medici” ed ora è il turno di “The Young Pope”, la serie tv ideata, scritta e diretta dal regista italiano Paolo Sorrentino, che vede Jude Law ( LEGGI QUI L’INTERVISTA A RICCARDO NISEEM ONORATO, DOPPIATORE UFFICIALE DI JUDE LAW) protagonista nei panni del neo eletto papa americano (il primo della storia) Lenny Berardo, che prende il nome di Pio XIII, una figura giovane, complessa, piena di dubbi sul proprio passato e sulla fede, carismatica, rivoluzionaria e imprevedibile, due caratteristiche queste ultime che non erano state previste dal Conclave e dal cardinale Voiello (Silvio Orlando) in particolar modo, che speravano si rivelasse una pedina facile da manovrare e influenzare. La serie ha ottenuto un riscontro positivo da parte della critica nazionale e internazionale ed è stata seguita da milioni di telespettatori.

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L’idea per la fiction deriva da una domanda che il regista e tutti i fedeli cristiani del mondo si pongono da sempre: “Chi è Dio?” Ed è proprio da questo interrogativo che nasce il suo ultimo romanzo, “Il peso di Dio”, edito da Einaudi: Paolo Sorrentino lo descrive come un “Vangelo apocrifo” (con rifacimento ai vangeli che la Chiesa ha escluso dal canone ufficiale), un raccoglitore dei pensieri, discorsi, riflessioni, preghiere e vicende di papa Pio XIII e delle persone che hanno i maggiori contatti con lui, a cominciare dal suo segretario di Stato e dei più stretti comprimari, per mettere insieme un libro che si rivolge sia a chi ha seguito la serie e vuole approfondire ancor più a fondo la personalità di Lenny, sia a chi non ne ha mai visto una puntata e quindi non sa quali scandali e colpi di scena lo attendano.

Il regista e scrittore, nella prefazione del romanzo, ci chiarisce alcuni punti che sono alla base di questa decisione:

Ho lavorato a – The Young Pope – per moltissimo tempo. L’idea ha fatto continuamente capolino negli anni, per poi essere subito autocensurata, nella convinzione, sbagliata, che in un Paese come il nostro, certi temi, trattati con franchezza, potessero rivelarsi dei tabù. Ma con mia grande sorpresa, quando ho avuto il coraggio di condividere con i produttori questi pensieri, ho trovato disponibilità e abnegazione. E man mano che il lavoro avanzava, mi rendevo conto che i temi che entravano a far parte del progetto erano molti. (…) Niente mi toglie dalla testa che la smodata ricerca del messaggio contenuto in un film o in un libro o in una serie tv sia proprio un retaggio di un’educazione derivante dalla religione. L’idea, sotto sotto, della parabola con una morale finale. Ma io ho sempre ritenuto che non debba esserci parabola, non debba esserci messaggio, ma ci deve essere solo un’organizzazione replicata e creativa della vita così come si presenta. Fedele al motto di una famosa scrittrice, secondo la quale tutto ciò che è decisivo nella vita di una persona avviene entro il ventesimo anno di età, posso solamente dire da dove nasce The Young Pope e non cosa vuol significare.”

paolo-sorrentinoUn messaggio che, per quanto inserito in un contesto inventato e privo di intenti morali, trova dei vari riferimenti alla realtà e alle vicende religiose a cui stiamo assistendo in questi anni, un messaggio provocante senza essere sconvolgente, una visione personale derivante anche dalla sua esperienza di ragazzo che studiava in una scuola di preti, affascinato dal mistero e dal timore che derivano dalle fantasie a tema cristiano che i giovani inventano e che, come nel caso di Sorrentino, possono rivelarsi una fonte proficua prima per una serie tv, e poi per un libro dal successo mondiale.

Angelica Corà