Non è passato neppure un mese e le macerie sono ancora in gran parte da rimuovere, eppure il teatro mediatico non si ferma, anzi. La tragedia della valanga abbattutasi sull’Hotel Rigopiano era stata già al centro di polemiche,  anche da parte dei parenti dei feriti e delle vittime riguardanti la diretta televisiva non-stop sui soccorsi, con il conseguente rischio di disinformazione: in quelle drammatiche ore per contendersi il primato della notizia è successo, infatti, che alcuni nomi delle vittime figurassero falsamente tra i sopravvissuti, dando in questo modo false speranze alle famiglie. Senza contare che a volte gli aggiornamenti arrivavano ai familiari prima tramite tv e successivamente in maniera ufficiale.

Sullo sfondo di un evento improvviso e tragico, costato al nostro paese 29 vittime, e di una vicenda giudiziaria che si annuncia lunghissima e senza esclusione di colpi, arriva la notizia che la vicenda del Hotel Rigopiano sarà al centro di una miniserie televisiva firmata da Taodue film. Lo ha annunciato ufficialmente l’amministratore delegato Pietro Valsecchi, svelando anche il titolo “La valanga”, la data dell’inizio delle riprese, previste per il mese di settembre così come la messa in onda, prevista per gennaio 2018, in concomitanza con l’anniversario.

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Nella nota, Valsecchi ha sottolineato l’importanza di tale progetto televisivo, annunciando anche che per la scrittura della sceneggiatura ci si avvarrà anche del supporto e del coinvolgimento di chi ha vissuto la vicenda in prima persona.

“Sono state giornate che abbiamo seguito tutti con emozione e partecipazione, in un’alternanza di sentimenti. Dalla trepidazione per chi era intrappolato al sollievo per chi è stato salvato, dalla commozione per le vittime all’ammirazione per chi ha lottato fino all’ultimo per salvare vite umane. E infine anche la legittima domanda che tutti si pongono: si poteva evitare questa tragedia?”.

La serie viene presentata inoltre come un modo per “far luce sulla verità dei fatti e rendere insieme omaggio alle vittime e a tutti quegli uomini e donne che in condizioni proibitive e a rischio della loro stesa vita, non si sono risparmiati, lavorando senza tregua per cercare i superstiti”.

val1-jpg_1246166252Tuttavia, nonostante le parole e le buone intenzioni ci si chiede se non sia troppo presto per un prodotto del genere, se non si stia facendo “il passo più lungo della gamba”, forzando eccessivamente la macchina mediatica, cercando di mascherare una chiara speculazione economica sotto la dicitura di “omaggio alle vittime e ai sopravvissuti”. Forse sarebbe stato più giusto crearne un documentario, dando così spazio ad un’informazione giusta, “pulita”, maggiormente cronachistica e, soprattutto, anche utile dal punto di vista dell’informazione per una corretta prevenzione. Sarebbero potuti intervenire geologi, soccorritori, e anche – perché no – i sopravvissuti in prima persona. Quanto potrà far luce su una vicenda del genere una serie tv, con una sceneggiatura sicuramente adattata alle dinamiche televisive e quindi necessariamente distorta dalla realtà dei fatti, almeno in parte?

La notizia è stata accolta da pareri contrastanti, ma a differenza di ciò che il comunicato ufficiale proclamava, ovvero che ci fosse la partecipazione anche dei sopravvissuti, la realtà dei fatti sembra molto diversa: l’avvocato Camillo Graziano, legale della famiglia di Stefano Feniello, una delle 29 vittime, ha fatto sapere che la famiglia del giovane si dissocia da tale progetto, definendolo “solo una scelta irrispettosa per le vittime e i loro familiari, dettata probabilmente da scopi unicamente commerciali”.

Dello stesso avviso sono alcuni tra i sopravvissuti, come Giampiero Parete e Giorgia Galassi, che si sono schierati in prima persona a riguardo, stupendosi per la tempistica della creazione della serie e, soprattutto, augurandosi che si intervenga per fermarlo: “Ma possono fare una cosa del genere? Dovremmo fermare una cosa simile, abbiamo appena finito di seppellire i morti e già vogliono fare una serie tv?”.

Martina Mattone