Trump si dimostra un uomo di parola e dopo aver firmato – nel corso di una visita al Dipartimento della sicurezza nazionale – l’ordine esecutivo per la progettazione del famoso muro al confine con il Messico per impedire l’immigrazione dai provenienti del suddetto paese, ora è il turno di costruire la barriera anti-islam.

Il cosiddetto decreto “sui controlli accurati” contiene un insieme di disposizioni restrittive nei confronti di soggetti di religione musulmana. Sospensione di novanta giorni all’accoglimento di soggetti provenienti da Iran, Iraq, Sudan, Libia, Siria, Somalia, Yemen e invalicabilità a tempo indeterminato dei confini Americani nei confronti di cittadini di origine Siriana. Inoltre è previsto un tetto massimo di accettazione di immigrati pari a 50 mila persone, ovvero la metà rispetto a quelli accolti nel 2016, durante la presidenza Obama. Questo ha incendiato gli animi di molti, infatti erano duemila le persone riunite nel coro “Nessun divieto, nessun muro” all’aeroporto JFK di New York. Una protesta non priva di risultati, tanto che un giudice federale di New York ha dovuto emettere un’ordinanza di emergenza che prevede la disapplicazione temporanea del decreto “sui controlli accurati”.

Intanto dalla Casa Bianca, il presidente Trump, replica fantasiosamente “Il mio ordine esecutivo non è una messa al bando dei musulmani”. Ma non solo le manifestazioni nei principali aereoporti degli USA hanno contrastato la decisione di Trump. Dalla premio Nobel per la pace pachistana Malala Yousafzai all’amministratore delegato di Alphabet Google Sundai Pichai – infatti – nascono dissensi che criticano fortemente la decisione del Presidente Americano. Tra tutti, la voce più interessante proviene dall’ ex ufficiale dei marines e dei commandos Berretti Verdi, Chase Millisap. La sua storia strappalacrime racconta di guerra e amicizia, di nemici apparenti che si dimostrano alleati. Nel 2006, sotto il fuoco di cecchini in Iraq, è stato salvato dal coraggio di un ufficiale iracheno, poi preso di mira, con la famiglia, dai terroristi. «Mi ha salvato la vita, da anni provo a fargli avere il visto per gli Usa, salvandolo dalle rappresaglie. Il decreto di Trump lo abbandona». E il generale iracheno non è il solo a fare i conti con questa triste realtà, erano, infatti, in 14.000 ad attendere questo visto.

Dal mondo della politica, Theresa May, premier del Regno Unito, la cancelliera tedesca Angela Merkel e Justin Trudeau, primo ministro canadese si oppongono con forza al decreto anti-islam, tanto che quest’ultimo apre le frontiere a tutti coloro che verranno bloccati nei confini americani. Pure dai conservatori scozzesi, guidati da Ruth Davidson, arrivano opposizioni, oltre che dal mondo dell’hi-tech americano, come Zuckerberg e Tim Cook, fino a scrittori, intellettuali e docenti universitari. Insomma tutti contro Trump. Dal Vaticano, poi, sorgono innumerevoli preoccupazioni a proposito dell’immagine realizzata da questi provvedimenti, o meglio riguardo l’effetto che tutto ciò avrà nei confronti di quell’idea di pace e unione che da più di cinquant’anni si cerca di raggiungere. A cosa servirà un organo come l’ONU, se il paese più potente del mondo si schiera palesemente contro i suoi principi? E cosa vorrà dire fare parte della NATO, se un paese inizialmente pacifista si sta trasformando in una macchina belligerante? Le  risposte a questi interrogativi proverranno dall’evoluzione storica di tali eventi. Certo è, che l’immaginario collettivo di un Trump, che utilizza idee radicale al solo fine di una promozione politica, è stato  irrimediabilmente tradito.

Stefano Delfino La Ferla