Siamo nelle terre “rubate al mare”. Un paese con le case a punta, con il sole che rende nuova vita a tutta la nazione, che con il buio e il freddo invernale si ritrova a dover sopprimere gli slanci di vita che ripercuotono come un flusso, la popolazione che vive e continua ad animare le strade, le piazze, i locali di tutto il Paese. Amsterdam, un porto che racchiude in sé mille nazioni, il commercio che diventa il motore che vibra e sbuffa, e con il suo lavoro, crea un vero e proprio habitat per qualsiasi religione, forma o colore, che abbiano abbastanza soldi in tasca per sopravvivere.

Il Liberismo, che contraddistingue i Paesi Bassi, ha seminato i presupposti per la creazione di un’economia stabile, lo Stato funziona e funziona per tutti, le regole si rispettano e chi non le rispetta paga. Sembra quasi una barzelletta per un italiano, ma quest’è, che ci possiamo fare? Eppure tra i pertugi che si aprono in quest’economia florida si stagliano quasi impettiti gli stessi problemi sull’integrazione che si presentano in territorio nazionale. Infatti in Olanda c’è una percentuale impressionante di immigrati di origine musulmana, che fanno parte ormai del tessuto sociale del paese.

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Sappiamo come alcuni Italiani si comportano, ma gli Olandesi? Come si comporta il popolo più liberale d’Europa? Non sono stati pochi i casi quest’anno di pestaggi, di discriminazioni, di proteste e di omicidi. Ed una delle dimostrazioni di ciò è l’aumento sempre più spropositato dei votanti per il partito Nazionalista di estrema destra. Questo, oltre ad essere una scoria comprensibile del populismo che imperversa in Europa, è un indicatore straordinario della mentalità del popolo olandese, che oltre ad essere un grande estimatore delle politiche sociali ed economiche in grado di adattarsi ai valori della Comunità Europea, allo stesso tempo si trova a fronteggiare in casa propria una lotta che si estende nella paura, nella risposta politica alla violenza e all’evidente differenza tra ciò che la classe dirigente cerca di evitare e ciò che la popolazione sta vivendo sulla propria pelle, ovvero un’integrazione necessaria e giustificata, ma che ancora come per il “Bel Paese”, ha bisogno di tempo per progredire nel migliore dei versi possibile.

Niccolò Inturrisi