Sull’indicibile tragedia dell’Olocausto si è, negli anni, scritto moltissimo. Eppure non è mai tempo sprecato quello passato a leggere opere che hanno al centro quest’evento storico: biografie, romanzi e saggi divengono oltre che un’occasione per ricordare, anche un momento per riflettere sia sulla Shoa – riconosciuta globalmente come una delle pagine più tristi e vergognose della storia occidentale – sia sulla difficile e precaria situazione storica contemporanea, che purtroppo non è esente da episodi di razzismo e xenofobia.  In occasione del 27 Gennaio 2017, annuale Giornata della Memoria, eccovi quindi una lista di alcune recenti uscite editoriali sull’argomento.

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  • Titolo: Non c’è una fine
  • Autore: Piotr M. A. Cywinski ( trad. a cura di Carlo Greppi)
  • Editore: Bollati Boringhieri
  • Anno di pubblicazione: 2017
  • Genere: storico  – culturale

Auschwitz è un simbolo potente. Ogni anno il luogo nel quale sorgeva il più grande campo di sterminio nazista viene visitato da più di un milione di visitatori, decine di migliaia dei quali provengono dall’Italia. C’è un’intera generazione ormai figlia del profondo significato che quel luogo ha assunto nel nostro tempo, figlia dei viaggi della memoria. Che cosa cercano quei ragazzi ad Auschwitz, che cosa cerchiamo tutti noi? Che storia ci racconta? Piotr Cywiski, direttore del Memoriale e Museo di Auschwitz-Birkenau, in questo libro duro e necessario, vibrante e appassionato, si confronta con queste domande e con i dilemmi che si nascondono in uno dei luoghi più terribili della storia dell’umanità. Settant’anni dopo la fine della guerra, Auschwitz ormai parla ai nipoti e ai bisnipoti di chi visse quell’immane tragedia, di chi la vide o non la volle vedere, di chi la mise in atto. Ed è diventata anche un simbolo, il luogo dove si cristallizzano le domande irrisolte che la Shoah porta con sé. La responsabilità della trasmissione del suo messaggio al mondo è enorme e va pensata con cura, perché Auschwitz è molte cose, non una sola, e non appartiene solo a qualcuno, ma all’umanità intera. Non è solo lo sterminio sistematico degli ebrei d’Europa, non è solo l’attuazione di un’aberrante teoria razzista: Auschwitz ormai trascende la sua storia e parla direttamente a noi, ora e qui, proprio nel mondo in cui viviamo, perché in quel luogo, scrive Cywiski, «l’Europa perse se stessa». Auschwitz è un monito che viene dal passato, e il suo messaggio – il suo urlo lacerante – per quanto complesso e doloroso, è più che mai necessario per pensare al nostro futuro.

  • Titolo: Oggi siamo vivi
  • Autore: Emmanuelle Pirotte
  • Editore: Casa editrice Nord
  • Anno di pubblicazione: 2017
  • Genere: narrativa

Dicembre 1944. I tedeschi stanno arrivando. Il prete di Stoumont, nelle Ardenne, ha un’unica preoccupazione: mettere in salvo Renée, un’orfana ebrea nascosta nella canonica. E, d’un tratto, il miracolo: una jeep con a bordo due soldati americani si ferma davanti alla chiesa e lui, di slancio, affida a loro la piccola. Tuttavia quei due soldati hanno solo le divise americane. In realtà si chiamano Hans e Mathias e sono spie naziste. Arrivati in una radura, Hans prende la pistola e spinge la bambina in avanti, in mezzo alla neve. Renée sa che sta per morire, eppure non ha paura. Il suo sguardo va oltre Hans e si appunta su Mathias. È uno sguardo profondo, coraggioso. Lo sguardo di chi ha visto tutto e non teme più nulla. Mathias alza la pistola. E spara. Però è Hans a morire nella neve, con un lampo d’incredulità negli occhi. Davanti a Mathias e Renée c’è solo la guerra, una guerra in cui ormai è impossibile per loro distinguere amici e nemici. E i due cammineranno insieme dentro quella guerra, verso una salvezza che sembra di giorno in giorno più inafferrabile. Incontreranno persone generose e feroci, amorevoli e crudeli. Ma, soprattutto, scopriranno che il loro legame – il legame tra un soldato del Reich e una bambina ebrea – è l’unica cosa che può dar loro la speranza di rimanere vivi. Ci sono momenti nella vita in cui siamo costretti a confrontarci con l’inevitabile. Momenti in cui tutto sembra ormai deciso.

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  • Titolo: Un mondo senza ebrei
  • Autore: Alan Confino
  • Editore: Mondadori
  • Anno di pubblicazione: 2017
  • Genere: saggistica

«Un intero universo di significati va perduto se si assumono l’ideologia razziale, l’escalation bellica e la burocrazia dello sterminio come categorie dominanti nella spiegazione dell’Olocausto. E questo perché la domanda “Come mai i nazisti bruciarono la Bibbia ebraica?” richiede un’immaginazione che sappia cogliere cultura, sensibilità e memoria storica del popolo tedesco.» Nel fissare l’obiettivo di questo suo documentatissimo saggio, Alon Confino inaugura un nuovo filone di ricerca nella pur vasta e variegata letteratura sulla Shoah, basato sul presupposto che la «soluzione finale», incarnata da Auschwitz nella prima metà degli anni Quaranta, sia stata anticipata e resa possibile dalla narrazione messianica e rivoluzionaria elaborata dai nazisti dopo l’ascesa di Hitler al potere nel gennaio 1933. Stando a questa storia, gli ebrei – in quanto responsabili di tutti i mali del mondo, dall’alba dell’umanità all’epoca moderna, passando per l’età protocristiana e della Germania medievale, e di ogni forma di corruzione morale, decadenza e degenerazione – rappresentavano un passato che doveva essere estirpato per consentire la nascita di un nuovo impero e di una nuova civiltà. E perché potessero sorgere un nuovo ordine europeo e un nuovo tipo di cristianesimo, anche la civiltà ebraica andava cancellata, recidendo il suo legame storico con le origini culturali e religiose della Germania.

  •  Titolo: Un sopravvissuto
  • Autore: Moriz Scheyer
  • Editore: Guanda
  • Anno di pubblicazione 2016
  • Genere: biografia

Non solo documento e testimonianza, non solo il più incredibile dei «casi editoriali»: Un sopravvissuto è un racconto di straordinaria intensità e acutezza, opera della penna di un intellettuale ebreo austriaco costretto ad abbandonare il suo paese nel 1938, dopo l’Anschluss. Giornalista e scrittore, Moriz Scheyer ha ricostruito in presa diretta un’esperienza unica, che ha del miracoloso, riversando in queste pagine la sua parabola individuale, i suoi incontri, le sue paure e le sue speranze, quando ancora non aveva alcuna certezza di quale sarebbe stato il suo destino. Prendono vita, così, la Vienna degli anni Trenta, Parigi prima e dopo l’occupazione nazista, e si dipana una storia forte e drammatica: il personale esodo di un uomo braccato, la sua prigionia in un campo di concentramento in Francia, i contatti con la Resistenza, l’infruttuoso tentativo di fuga in Svizzera, il rocambolesco salvataggio e il periodo trascorso in clandestinità in un convento di suore francescane. Ma anche l’amarezza di una liberazione che «ha un sapore di cenere una cenere che il vento porta con sé».concentration-camp-nazis-barbed-wire-fence

  • Titolo: Nella mente di Hitler. Analisi psicologica del dittatore nazista
  • Autore: Langer C. Walter
  • Editore: PGreco
  • Anno di pubblicazione: 2011
  • Genere: psicologico

Oggi psichiatri, psicanalisti e criminologi vengono correntemente consultati dalle intelligence di tutti i Paesi del mondo. Tuttavia questa ricerca rappresenta uno studio pioneristico, avendo, non a caso, come oggetto il personaggio più inquietante e pericoloso della storia del Novecento: Adolf Hitler. I servizi segreti americani – OSS, futura CIA – commissionano, agli inizi del secondo confl itto mondiale, a uno stimato psicanalista esule, sfuggito all’Anschluss, una ricerca considerata strategica. Dopo aver recuperato le fonti più disparate, raccolto preziosissime (e inquietanti) testimonianze di uomini che conobbero il giovane Hitler nel periodo austriaco, descritto come un ragazzo sbandato e lontano dal successo, a Walters Charles Langer tocca il compito di delineare un profi lo psicologico attendibile del Führer, della sua personalità, dei suoi disturbi. La sua diagnosi e le sua previsione, lette oggi, colpiscono per la lungimiranza: si prevedeva il suicidio del dittatore “come un risultato molto attendibile” e veniva anche indicata la possibilità di un colpo di stato militare contro Hitler (come avvenne poi nel ‘44). Oltre a queste inquetanti capacità di previsione, lo studio cerca di rispondere ad alcune domande allora come oggi di grande attualità e forse mai risolte: Qual era il rapporto di Hitler con l’esoterismo? Era un folle? E se sì, da quale disturbo era affetto?

Martina Mattone