“Sono storicamente per contenere le prevaricazioni del potere esecutivo e questo robusto quadro giuridico e istituzionale rappresenta un argine contro pericolose derive populiste”. Chiaro ed efficace il discorso del Ministro della Giustizia Andrea Orlando al Senato: “l’obiettivo di mantenere e garantire la posizione di autonomia e indipendenza della magistratura” è un punto che va tenuto solido nel rispetto dei principi costituzionali a difesa di ogni singolo cittadino.

Il nuovo progetto di riforma penale tocca numerosi punti, tra questi, è presente l’immensa diffusione d’intercettazioni prive di rilevanza penale che più volte si è configurata come violazione della privacy. “Ho molto apprezzato le circolari diramate da alcune Procure, che invitano a una maggiore sorveglianza” dice il ministro della Giustizia, aggiungendo “Credo vadano nella giusta direzione. Noto anche, e spero di non essere smentito dai fatti, che la loro diffusione è diminuita, ma non per questo ritengo che non sia necessario un intervento normativo, secondo le linee della delega che il Parlamento è chiamato ad approvare nell’ambito della riforma penale”. Riservandosi dunque un impianto normativo ad hoc per un siffatto fenomeno.

Riguardo la reazione di protesta della magistratura, in tema di proroga delle pensioni dei magistrati, Orlando afferma “credo che ci sia una sproporzione tra l’oggetto del conteso e la reazione dimostrata dai magistrati, i quali, in accordo l’Anm, hanno deciso di disertare l’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione.” Continuando poi “La nostra priorità è rispondere alle richieste di organico aumentando i concorsi e quindi i magistrati”.

Sulla stessa scia di lungimirante interventismo, Orlando, sottolinea che le risposte date sulle carenze di personale amministrativo, sulle scoperture degli organici magistratuali, sulla necessità di innalzare il livello dell’infrastrutturazione tecnologica, sulla sicurezza dei luoghi dove si amministra giustizia, “sono state di gran lunga più ampie e più efficaci di quanto si sia fatto nei decenni passati”. Afferma, infatti, che le risorse organizzative recuperate in questi ultimi anni ammontano, negli ultimi anni, a un miliardo e 700 milioni. Fondi che saranno investiti, a quanto dice il Ministro della Giustizia, per il rafforzamento di interventi strutturali deputati all’organizzazione degli uffici. Effettivamente e nel piano pratico i progressi ottenuti dal Ministero di Giustizia sono più che evidenti: diminuzione sostanziale del sovraffollamento carcerario che vede una decrescita di 10 mila carcerati rispetto al 2013, oltre a una palpabile diminuzione delle cause civili e penali con consequenziali effetti positivi in tema di ricorsi in Cassazione, in cui la Suprema Corte può auspicare a una migliore gestione giurisdizionale.

Importante è anche la sfida Europea a proposito della collaborazione degli Stati facenti parte dell’UE per combattere il terrorismo e in particolare, si pronuncia Orlando, affermando “la risposta al terrorismo, al traffico di stupefacenti e di armi, a quello dei migranti, alla criminalità informatica e alla contraffazione non può essere solo nazionale”. E dunque, il rafforzamento delle strutture investigative e giudiziarie internazionali è una prerogativa inderogabile. Su questo punto Orlando dichiara “Possiamo dire di aver utilizzato tutti gli strumenti a disposizione, sia normativi che politici. Nessuno può rimproverare all’Italia di essersi sottratta alle richieste di collaborazione nel perseguire crimini da parte di atri Paesi”.

Stefano Delfino La Ferla