Denis Velleneuve, il regista di Prisoners (2013) torna al cinema: da oggi giovedì 19 gennaio sarà in sala il fantascientifico Arrival. Questa pellicola accolta con plausi dalla critica rappresenta un perfetto passatempo in attesa del tanto chiacchierato Blade Runner 2049 che uscirà verso il congedo del 2017 con protagonista Ryan Gosling. Un biennio certamente intenso e fruttuoso quello del regista canadese che dal 2013 ha iniziato la sua ascesa, arrivando in odore da Oscar con il nuovo film in uscita.arrival-02

Basato sul racconto breve di Ted Chiang Storie della tua vita (1998) il film narra un incontro ravvicinato tra la razza umana e dodici navicelle aliene che compaiono misteriosamente nel cielo in diversi punti sulla Terra. Nodo centrale della sinossi è la ricerca di un “ponte” linguistico tra le due specie: Louise Banks (interpretata divinamente da Amy Adams) linguista di fama mondiale insieme al fisico Ian Donnelly (Jeremy Renner) saranno a capo della missione.

Indubbiamente uno dei punti forti del film è la protagonista, un personaggio completamente riuscito, dotato di una forte sensibilità emotiva che accompagna la controparte razionale e accademica. Louise riesce finalmente ad affrancare la figura femminile dagli schemi a cui siamo abituati che sogliono relegarla a controparte emotiva e accudente di personaggi maschili eroici. La grande novità consiste proprio nella scelta di una donna come soggetto principale della telecamera per narrare una storia dal sapore pienamente sci-fi. Non siamo di fronte ad un’avvenente eroina scosciata (Lara Croft ad esempio?) che ripaga in bellezza il fatto di essere la protagonista di un film d’azione; Louise è indubbiamente una bella donna ma certamente questo suo attributo non la caratterizza come personaggio. Estraendo la componente sessuale, il suo spessore intellettuale ed emotivo sostituisce i tipici fattori mascolini che solitamente permeano le pellicole fantascientifiche usufruendo un po’ troppo di effetti speciali e di armi di distruzione.arrivaladamsrenner

In stretto collegamento alla scelta della protagonista è il nodo centrale della pellicola: la comunicazione. A differenza dei cliché riguardanti i film di fantascienza la razza umana non si porrà su un piedistallo cercando di ingabbiare creature mostruose entro schemi di vita puramente terrestri, pena la morte. Louise è una linguista, viene contattata dal governo statunitense proprio per le sue rinomate skills accademiche: la ricerca di un terreno comune, di un mezzo di comunicazione tra pari rappresenta finalmente una svolta, un’idea innovativa e costruttiva. Sarà il gioco forte della globalizzazione che ormai da anni cerca di farsi strada nelle menti dell’uomo o del distacco per rifiuto di minacce antisociali, ma una trama che punta all’avvicinamento e all’ascolto tra terreni a prima vista lontani è certamente segno di un progresso degli atteggiamenti nei confronti del “diverso”.

Le premesse per un film riuscito sono tutte in tavola, attendiamo con ansia la prima di stasera.

Beatrice Bravi