Nei giorni scorsi l’attenzione mediatica nel nostro paese si è spesso concentrata sul caso dell’ospedale di Nola. Il nosocomio di questo comune in provincia di Napoli, infatti, si è purtroppo reso noto agli occhi delle cronache per la mancanza di barelle o posti letto e la conseguente necessità di far sdraiare gli ammalati a terra.

Dopo le prime sospensioni, attuate nei confronti di De Stefano (direttore sanitario dell’ospedale), Manzi (responsabile del pronto soccorso) e Avella (responsabile della medicina d’urgenza), sono sorte ulteriori polemiche e sono cominciate le indagini, per verificare a chi appartenesse la responsabilità di una così problematica circostanza.

C’è chi, per esempio, ha attribuito la colpa dell’ingestibile situazione ai medici dell’ospedale, difesi invece a ragione da Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Quest’ultimo ha sostenuto che il personale sanitario andasse premiato, per aver comunque fornito un servizio in un ambito di palese carenza strutturale.

Esclusi quindi i medici, a chi può essere riconosciuta la colpa dell’accaduto? Alla struttura sanitaria, quindi all’ospedale stesso ed ai suoi dirigenti, oppure ad una realtà ancora più grande, come quella del sistema sanitario nazionale?

Nell’attesa che il Ministero della Salute possa chiarire tutti gli aspetti di questa vicenda, sorge spontaneo pensare ad una questione non indifferente per il nostro paese: il problema della distribuzione dei fondi. Infatti, nonostante Faraone, sottosegretario alla Salute, abbia precisato che i fondi destinati alla Sanità siano aumentati, dopo un simile caso è lecito chiedersi se tali fondi siano sufficienti e se siano effettivamente destinati alle cause promesse.

Marika Sauria