Il 5 gennaio è venuto a mancare all’età di 84 anni Tullio de Mauro, uno dei più grandi linguisti italiani (oltre che tra i fondatori della Società Linguistica italiana), docente universitario (a cui sono state conferite diverse lauree ad honorem in diverse parti del mondo) ed ex Ministro dell’Istruzione.

Per tutta la sua vita si è espresso sulla promozione della lettura e sull’importanza della scuola, un veicolo importantissimo per imparare l’apparato linguistico italiano, che è più difficile di alcune lingue a noi vicine come l’inglese e il francese e allo stesso tempo un veicolo che bisogna aggiornare costantemente, per stare al passo con i cambiamenti linguistici e per offrire il miglior insegnamento ai giovani. A questo proposito si è sempre dichiarato favorevole all’uso della navigazione online, capace di spingere alla comprensione di un testo scritto, di fronte al quale spesso – e purtroppo – molti italiani si trovano in difficoltà anche dopo aver completato un lungo percorso di studi, poiché non riescono a comprenderne appieno il significato o la caratterizzazione linguistica adottata, dimostrando in questo modo un pericolo di arretratezza linguistica che non è per niente da sottovalutare (secondo lui soltanto il 20% della popolazioni è in grado di orientarsi nella società contemporanea).

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Ha sempre sostenuto, inoltre, che il linguaggio politico, delle comunicazioni e del cinema si sia negli ultimi anni riempito di male parole perché in questo modo si tenta di coprire una carenza linguistica che si sta diffondendo a macchia d’olio, pur ammettendo comunque che la nostra lingua è forte che non si lascia abbattere così facilmente da tali usi “marginali” e sgradevoli.  Paladino della linguistica italiana, non si è mai sbilanciato negativamente sui dialetti, ritenendoli invece un mezzo di comunicazione ancora ben vivo e in grado di arricchire l’espressività comunicativa.

Ha pubblicato diversi studi e libri sulla questione linguistica, a cominciare da “Storia linguistica dell’Italia unita” (dedicata agli anni dal 1861 al secondo dopoguerra, dove viene narrato lo sviluppo dalla dominanza dei dialetti e di un diffuso analfabetismo fino all’uniformità linguistica), poi continuato con “Storia linguistica dell’Italia repubblicana” (che inizia dal 1961 e arriva fino ai nostri giorni, dove sono presentati i cambiamenti sociali, economici e politici del nostro Stato a cui hanno fatto seguito quelli linguistici, che vengono ampiamente motivati ed illustrati), un manuale sull’argomento “Lezioni di linguistica teorica” (dove segue i compiti linguistici indicati dal padre della disciplina Saussure) e “La cultura degli italiani” (In cui propone un’analisi sullo stato culturale dell’Italia, mostrandone soprattutto gli aspetti negtativi.

I testi italiani a suo parere più comprensibili? “Lettera a una maestra” di Don Milani, “La regola” di San Francesco, e ancora i testi di Calvino, Pavese, Veronese, De Amicis, Collodi e Mazzantini. L’esempio e l’insegnamento che ci ha lasciato è dunque quello di non smettere mai di imparare, leggere e aggiornarsi sulla lingua italiana, non solo perché essendo noi italiani è necessario saperla al meglio per comunicare e scrivere correttamente, ma anche e soprattutto perché è una fonte inesauribile di sapere dalla quale si può attingere ogni giorno,  per mantenere la propria mente allenata e al passo con i cambiamenti.

Angelica Corà