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Titolo: Sfumature di giallo nell’opera di Luigi Malerba

Autore: Anna Chiafele

Editore: Rubbettino

Genere: Storia e critica letteraria

Anno di pubblicazione: 2016

Numero di pagine: 220. 

“Il giallo è uno degli schemi della tragedia, antico quanto la letteratura drammatica. Violenza e mistero sono due molle formidabili della narrativa di ogni tempo, fonte di gravi e imponenti emozioni. Per quanto abbia fatto ogni volta un uso anomalo di questo schema narrativo, ho constatato che esso mi permette di esaltare le qualità o i vizi di un personaggio, di rendere più espressivi i suoi turbamenti e più vitale la sua presenza”.

Così affermò Luigi Malerba in una delle tante interviste rilasciate nella sua lunga carriera di scrittore – oggi raccolte nello splendido libro, intitolato Parole al vento, a cura della figlia Giovanna Bonardi pubblicato da Manni editore nel 2008 – spiegando il suo interesse per il giallo, il genere letterario su cui il mercato editoriale non ha mai smesso di scommettere.

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Di tutto questo si è accorta Anna Chiafele, laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, che, dopo essersi trasferita negli Stati Uniti, dove ha conseguito un Master in Letteratura Italiana presso la University of Virginia, e poi in Canada, presso l’Università di Toronto, conseguendo il Dottorato in Italian Studies, è attualmente una delle più brillanti ricercatrici italiane, nonché assistente nella Auburn University in Alabama. I suoi interessi spaziano dal romanzo giallo appunto a quello antipoliziesco, dalla metafinzione al ludico metalinguaggio della parodia, dalla neoavanguardia all’ecocritica. azc0039Nel suo ultimo libro, edito da Rubbettino, “Sfumature di giallo nell’opera di Luigi Malerba”, pubblicato nel 2016, la ricercatrice, che aveva dedicato allo scrittore di Berceto la sua tesi  Ironia: metafinzione nelle opere di Luigi Malerba, mette in luce la presenza del giallo non solo nelle prime opere di Malerba, quali Il Serpente (1966) o Salto Mortale (1968), delle quali la critica italiana si è occupata abbondantemente, in primis Walter Pedullà, ma anche dei suoi romanzi più recenti come Le pietre volanti (1992), liberamente ispirato alla figura di Fabrizio Clerici, artista di incubi e sogni, molto amico dell’autore, La superficie di Eliane (1999), che si aggiudicò il Premio speciale della Presidenza del Consiglio, il “piquaresco” e “labirintico” Il circolo di Granada (2002) – così lo ha definito Giovanni Ronchini, nella sua recente monografia Dentro il labirinto, Studi sulla narrativa di Luigi Malerba – e Fantasmi romani dato alle stampe nel 2008, che Anna Chiafele ritiene possa realmente essere considerato una sorta di testamento spirituale dell’autore, una perfetta sintesi delle tante sfaccettature che hanno arricchito la narrativa malerbiana: l’ironia, il sogno, l’erotismo, l’assurdo e l’instancabile anelito di sperimentalismo, il motore immobile di ogni sua pagina. Dalla “torre di babele di Salto Mortale” all'”Ovidio investigatore in cerca di prove”, passando per i “capogiri temporali del Circolo di Granada“, la studiosa prende per mano il lettore, delineando un ritratto del tutto nuovo e originale di uno scrittore di cui ancora si parla troppo poco. Malerba non è stato solo un “aggregario” – così si definì in un’intervista rilasciata a Paolo Mauri nel febbraio del ’77  – del Gruppo ’63 o uno straordinario protagonista della neoavanguardia. Il suo sperimentalismo si è spinto oltre. Vediamo in ordine sparso: Luigi Malerba ha voluto per la prima volta inserti pubblicitari in un libro, ha inventato di sana pianta una lingua, ha scelto per protagonista di un’ opera l’organo sessuale maschile, ha adottato parole abbandonate e ormai desuete, ha lasciato che un suo romanzo terminasse con due finali … E sono solo alcuni esempi. luigimalerbaCertamente nei primi romanzi il rifiuto della tradizione è più manifesto, è più semplice ad esempio notare l’uso anomalo del giallo, proprio come era stato per Gadda, ma in verità in tutta la macchina narrativa malerbiana si può ravvisare il suo geniale sperimentalismo, uno spettacolo leggibile talvolta solo in filigrana. Si dovrebbe fare coi libri di Malerba quel che si faceva con le  vecchie banconote, quando le si metteva contro luce per vedere se erano vere, o meglio ancora per distinguere ciò che era falso da ciò che non lo era. Andare al di là dell’apparenza, guardare, leggere e rileggere ancora. I libri di Malerba non son “da comodino” – per citare la felice espressione di Silvana Cirillo – sorprendenti e mai banali, capaci di trascinare in epoche e luoghi lontanissimi, innovativi tanto nell’argomento quanto nel linguaggio, amici silenziosi che aiutano a pensare e a mettere in discussione noi stessi. Non a caso nell’introduzione a “Il Serpente” il critico Francesco Muzzioli chiamó Malerba “scrittore educativo”, proprio perché era in grado di stimolare tanto i lettori piccoli quanto i grandi. La ginnastica mentale – che non è vanto di tutti – è assieme all’ironia uno dei punti di forza del suo fare letteratura. Con straordinaria capacità affabulatoria, in 220 pagine Anna Chiafele ne dà convincente prova. “Sfumature di giallo nell’opera di Luigi Malerba” è, infatti, una ricca monografia dal gusto noir da non perdere e, perché no, da regalare a chi ama e ha amato lo scrittore di Berceto, o anche a chi troppo bene non lo conosce. Fidatevi, sotto l’albero un libro “di” o “su” Malerba ci sta bene!

Cristina La Bella