Raffaele Marra, dirigente del Comune di Roma, si vantava dicendo “io faccio quello che voglio, lei mi copre”. “Lei” in questo caso si chiama Virginia Raggi, la sindaca coinvolta negli scandali pentastellati che dimostra di non avere imparato la lezione, perpetuando le sue scelte di politica scorretta e guastata. I rapporti tra i due si vanno consolidando durante la precedente legislatura, poi eletta sindaca, la Raggi lo nomina incoscientemente vicecapo di Gabinetto. Questo, però, provoca il dissenso del Movimento, che non accetta il nebuloso passato politico di Marra. Le critiche sono sempre più pesanti, tanto che in un post la deputata del M5S, Roberta Lombardi, lo definisce come “il virus che ha infettato il Movimento”. Allora Virginia Raggi indietreggia ma non si arrende, collocandolo a capo del Dipartimento Organizzazione e Risorse umane del Campidoglio, il quale si occupa dei circa 24 mila dipendenti, fino a 60 mila comprese le aziende partecipate da Roma Capitale. Marra, a questo punto, non si risparmia e forte del lavoro ottenuto nomina il fratello Renato alla direzione del Turismo in Campidoglio, violando palesemente l’art 7 del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, oltre a configurare il reato di abuso d’ufficio.

L’inchiesta portata avanti dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, dunque, non poteva auspicare un miglior campo su cui nascere, trovandosi ora in una fase assolutamente cruciale. Dopo l’udienza al banco dei testimoni di Rodolfo Murra, capo dell’avvocatura al Campidoglio, inoltre, poco permane nell’immaginazione dei magistrati che si fanno sempre un quadro più reale e concreto degli accaduti. Murra racconta che Marra era l’uomo più vicino alla Raggi e che “la sindaca convocava le riunioni soltanto se lui era presente”. Di questo Marra non ne ha mai fatto un segreto, tanto da definirsi come “l’unico che capisce di pubblica amministrazione. Sono quasi due anni che mi occupo del Movimento 5 Stelle. E infatti se parlo io viene giù tutto”. L’imputato commette un altro errore, però, poiché anche in assenza di sue dichiarazioni tutto sta comunque crollando. Sono state, infatti, le intercettazioni promosse durante le indagini che incideranno sul giudizio di colpevolezza rendendo vigorosa di prove la Pubblica Accusa. Riportando fedelmente le annotazioni dei carabinieri si ricostruisce che “Il 31 ottobre 2016 Raffaele Marra riceve una chiamata da Salvatore Romeo, il quale gli dice che la Raggi sta trattando tutta la materia in sala dei consiglieri, ossia la questione posizione di Marra. Poco dopo i due parlano anche dei rapporti con il leader del Movimento. Poi, Romeo ammette telefonicamente “ho notato Virginia molto forte e molto incazzata”. Marra conclude dicendo che lui stesso è andato da Grillo e aggiunge che un giorno gli racconterà tutto. Salvatore dice che anche lui deve parlargli, ma non per telefono. Altri referenti informano i magistrati dichiarando che Scarpellini pagasse Marra per la concessione di pubblici appalti, arrivando, infine, all’accusa di corruzione.

Dopo l’arresto di Marra, oltrepassato il silenzio iniziale, Luigi Di Maio esprime il suo parere a riguardo in un post sul blog di Beppe Grillo: “Il Movimento 5 Stelle ha sempre chiesto di allontanare Raffaele Marra dal gabinetto della sindaca. Lo incontrai una volta su richiesta della stessa Raggi per sentire almeno le sue ragioni. Nel corso dell’incontro, di cui anche Davide Casaleggio e Beppe Grillo erano al corrente, svolto nel mio ufficio a Montecitorio con tanto di registrazione all’ingresso, gli riportai che il Movimento non aveva fiducia in lui e che quindi non era il caso che facesse parte del gabinetto del sindaco. Lui ci tenne a spiegarmi che le cose che si dicevano sul suo conto non erano vere ma il suo racconto non cambiò il mio e il nostro orientamento: non aveva la fiducia del Movimento 5 Stelle. Marra se ne doveva andare e, con cortesia, glielo dissi in faccia”. Contemporaneamente alla fine della riunione blindata della maggioranza capitolina appare il post sul blog di Grillo: “Roma va avanti con Virginia Raggi…Sono stati fatti degli errori che Virginia ha riconosciuto: si è fidata delle persone più sbagliate del mondo. Da oggi si cambia marcia… Nessuno pensi di poterci fermare così. Mettiamo la barra a dritta e avanti tutta”. Ma il comico Grillo dimentica di essere, ormai, nel più vivace limbo politico dove tutto è un omogeneo miscuglio di fangosa corruzione. Più di altri, però, il M5S si candida per la più ipocrita performance politica: l’imputato che desidera essere giudice di sé stesso.

Stefano Delfino La Ferla