Il nuovo esecutivo guidato da Gentiloni è fresco di fiducia (stentata) ma ha già fatto storcere il naso a più di qualcuno. Sicuramente, con l’esito referendario è innegabile che ci sia stato un imprinting sul nuovo governo Gentiloni da parte dell’ormai ex premier Renzi, ma da qui a dover parlare di “sosia” ne passa di acqua sotto i ponti.

Ma partiamo con ordine:

Chi esce davvero sconfitto dalla nascita di questo nuovo governo è proprio il PD e la sua minoranza sovversiva come conseguenza logica. Il partito fondato da Veltroni si trova a navigare nelle acque torbide di questa laguna politica, avendo gettato via sia bussola che remi. Infatti, se da una parte la bussola poteva rappresentare metaforicamente un leader politico come non ve ne sono altri in Italia (duole ammetterlo ma è così) dall’altra i remi si componevano della struttura di accordi e disaccordi tra i vari gruppi  parlamentari, ove adesso non solo campeggia la diserzione di massa ma sono da risaldare tutti quei rapporti che dal 2011 – ai tempi del governo tecnico Monti – ad ora erano stati in qualche modo bilanciati. Se pensiamo che i “Verdiniani”, con 18 parlamentari al seguito, sono lo snodo cruciale per racimolare quei pochi voti necessari alla fiducia la strada si fa tutta in salita per il nuovo esecutivo. Bicameralismo perfetto, lo abbiamo voluto, ora ce lo teniamo.

Il “vincitore”, se così possiamo definirlo,  è innegabilmente il Movimento 5 Stelle, la cui compagine non ha aspettato nemmeno quei canonici 10 secondi di respiri profondi per cominciare una campagna elettorale pre tempore, che ovviamente suscita due o tre domande. La prima si correla al fatto che hanno rinnegato ad oltranza questa Riforma costituzionale poiché portava al conseguimento di una legge elettorale che “ va cancellata tout court in quanto non è una legge migliorabile poiché antidemocratica ed anticostituzionale”(20-09-2016) ed adesso “la cosa più veloce, realistica e concreta, per andare subito al voto è andarci con una legge elettorale che già c’è, l’italicum” (5-12-2016) ma, come si dice, tutto fa brodo…

di-battistaok1-767x477Considerando però che più del 65% dei loro parlamentari è alla prima legislatura, non capisco il movente che avrebbero per andare alle urne, dal momento che ora come ora abbiamo due leggi elettorali diverse per Camera e Senato. Ad avvalorare tale ipotesi concorre anche  il voto sulla fiducia al governo, di questo martedì, poiché avendo dichiarato che il Movimento 5 Stelle  non avrebbe riconosciuto  un governo “non eletto dal popolo”, i “grillini” sono boriosamente usciti dall’aula per protestare, ignari (?) del fatto che così facendo, hanno abbassato il quorum da raggiungere per far sì che il governo avesse la fiducia, cosa che infatti è avvenuta poco dopo. Ci si potrebbe chiedere a questo punto a che gioco stiano giocando? O se siano consapevoli di essere costantemente sul filo dell’incoerenza.

In realtà, tra colpi di maggioranza e opposizione, chi ci rimette davvero in questa situazione sono gli italiani: un dato terrificante riguarda la povertà nel nostro paese. Ad oggi, infatti, 4,6 milioni di persone vivono nell’indigenza assoluta: quasi l’8% della popolazione residente in Italia. Nel 2005 era il 3.3%. (dati Istat)

Niccolò Inturrisi