di carne e di piombo voci di fondo

Titolo: Di carne e di piombo

Autore: Sagara Lux

Anno di pubblicazione: 2015

Numero di pagine: 272

Sinossi: Il corpo non mente. Amanda lo sa bene. Interpretare i gesti e le parole delle persone è il suo mestiere, ma nonostante questo non appena si imbatte in Darren Swan non può fare a meno di sentirsi ingannata.Da se stessa.
La verità non fa male. Truffatore. Ladro. Assassino. Darren Swan sa bene cos’è, ma nonostante questo nei suoi silenzi e nelle pieghe della sua anima Amanda scorge qualcosa che la spinge a studiarlo, a guardarlo. Ad amarlo.
Tutto ha un prezzo. Il giorno in cui Darren evade dal carcere in cui è rinchiuso accade qualcosa di impossibile.
Amanda avrà un’unica occasione e un’unica vita per entrargli nella mente e nel cuore; per portare a galla verità nascoste così a lungo da venire dimenticate e per riaprire ferite destinate a cambiare per sempre le loro vite.

Recensione: Di carne e di piombo non è una storia per stomaci deboli. Nonostante non ci siano (fortunatamente) vendette, violenze sessuali in cui la protagonista magicamente si riprende, sindromi di Stoccolma più o meno scimmiottate o tutto ciò che ultimamente sembra andare parecchio di moda, non è di certo un romanzo che si può leggere per “tranquillizzarsi” davanti ad un thé. Dalla prima all’ultima pagina vi troverete infatti all’interno di una spirale di eventi costellati da una tensione psicologica che vi sembrerà senza fine e che, più di una volta, vi darà più o meno la sensazione di soffocamento che si prova dopo un minuto in apena. Situazioni, dialoghi, immagini e personaggi (anche quello che inizialmente vi sembrerà insignificante non è mai una semplice comparsa) sono tutti tasselli che vanno a confluire mano a mano all’interno di un ideale puzzle costruito in maniera eccellente dall’autrice.

Il protagonista maschile, Darren, è colpevole di molto e innocente di altro, ma su di lui capirete immediatamente una cosa: tutto ciò che fa/ ha fatto e farà è una sua scelta. In nessun punto del romanzo troverete una traccia di pentimento, un’inflessione diversa nelle sue azioni o nelle sue parole né tantomeno una voglia di “rivalsa” o di cambiamento in generale. Non nasconde ciò che è e per questo potrebbe suscitare nel lettore sentimenti opposti: o lo si amerà sin dall’inizio, pur non comprendendolo fino in fondo o si odierà (e attenzione, in questo caso il sentimento non cambierà neppure dopo che avrete chiuso il libro). Come tutti gli umani però, anche Darren ha un punto debole e il suo ha il volto di una bambina: sua figlia Dorothy, colei  che “verrà sempre prima di tutto”.

Lo sa bene Amanda, psicologa del penitenziario dove il protagonista è detenuto per omicidio e spaccio. Sveglia, intelligente e volitiva, è l’unica ad aver capito sin dal loro primo incontro che dietro alle apparenze si celano sempre tante storie, tanti sentimenti e soprattutto che ognuno ha un punto debole, basta solo capire qual è. Quello di Amanda è ovviamente lo stesso Darren. Seppur con tempi e modi diversi, entrambi sono costantemente attratti l’uno dall’altro, anche nei momenti in cui sembreraranno respingersi. Tenete a mente questo e capirete, forse, il perché delle loro azioni. Il loro è infatti un rapporto istintivo, carnale, intenso, quasi animale. Psicologicamente violento, ma forse proprio per questo fortemente autentico.di-carne-e-di-piombo

Ho avuto modo di conoscere questa storia qualche anno fa, quando era ancora work in progress e oltre a consigliarvela vivamente, vorrei confermare il mio apprezzamento che con gli anni, complici le dovute modifiche che hanno reso il romanzo più maturo a livello di contenuti e intensità di stile narrativo, è aumentato moltissimo. Eppure – cosa che sospetto farà maggiormente piacere a Sagara – devo dare un giudizio opposto sul personaggio femminile. Come ho già detto in riferimento a Darren, anche con lei potreste trovarvi di fronte al bivio “amore incondizionato – odio” e a differenza del protagonista maschile, che ho adorato sin dalla prima volta non posso dire la stessa cosa di Amanda.  Forse perché è descritta e caratterizzata bene dall’autrice a tal punto che, rendendola reale, me l’aveva resa automaticamente indigesta. Forse perché con i personaggi che sentiamo lontani i nostri sentimenti rimangono sempre sintonizzati su un minore grado di empatia rispetto invece a quelli che percepiamo maggiormente realistici, fatto sta che Amanda era la mia bestia nera: non mi sono MAI trovata d’accordo con i suoi pensieri e con le sue scelte, accusandola spesso di vittimismo, incoerenza e ingenuità. Rileggendolo ora, ho invece maturato una consapevolezza opposta: l’ho capita e compresa (non mi sono trovata sempre d’accordo con lei, ma credo sia normale un minimo di soggettività ogni volta che si legge qualcosa), ma per riassumere un po’ il senso del suo personaggio voglio chiudere la recensione citando Freud:  “l’essere amata è per la donna un bisogno superiore a quello di amare”. Per questo motivo tutte noi, in un modo o nell’altro, siamo state, siamo tuttora o saremo Amanda. Perché? Per capirlo dovrete leggere il libro.

Il diavolo in persona era venuto a reclamarmi.

Non esisteva via di fuga né salvezza

 

Martina Mattone