In occasione di una delle due più importanti festività ebraiche, la Chanukkah (festa delle luci), la Triennale Design Museum presenta una selezione di oltre quaranta candelabri rituali. La collezione nasce da un’idea del designer Elio Carmi e dall’incontro con l’artista Antonio Recalcati che, ricercando il significato e l’identità di un oggetto intriso di storia, ne individuano un senso nella contemporaneità.

triennaleL’iniziativa coinvolge artisti e designers ed è estesa ad altri autori che riflettono sul tema della spiritualità. Chiamati in causa non necessariamente ebrei ma cattolici, evangelici, protestanti e musulmani per intervenire alla reinterpretazione delle icone dei candelabri antichi tradizionali (di cui tre originari sono esposti all’apertura del percorso della mostra).

La scelta del periodo di esposizione delle opere è calzante. La mostra sarà inaugurata presso gli spazi della Triennale a Milano il 13 dicembre 2016 e sarà visitabile fino al 7 gennaio 2017. Questo perché la festa di Chanukkah, dedicata alla luce e che fa riferimento alla libertà di predicazione e preghiera, ha in Occidente la sua corrispondenza nel calendario gregoriano con il mese di dicembre, in prossimità del solstizio d’inverno.

Questa mostra vuole evidentemente far riflettere anche sul tema del rispetto dell’individualità e della libertà di professione religiosa. Difatti, storicamente la festività si lumi-di-chanukkah-mostra-triennale-milano-4-958x639riferisce alla rivolta degli ebrei contro l’occupazione ellenica quando, nel Secondo secolo avanti Cristo, vennero costretti a sradicare le credenze fondamentali della religione ebraica. La festa, che oggi dura otto giorni, vuole solennizzare quella che fu la vittoria degli Ebrei e il miracolo dell’olio da cui proviene l’icona degli otto bracci del candelabro – con quello centrale, sono nove- simbolo religioso e attualmente stemma dello Stato d’Israele. Perlopiù, il miracolo fa riferimento alla consacrazione dell’altare del Tempio di Gerusalemme quando l’olio delle lanterne, durante la rivolta, rimase acceso per otto giorni, più di quello presumibilmente previsto e segno quindi del volere di Dio. Fattori che evidentemente rappresentano il sentire fenomenico di un popolo che ancora oggi vive episodi dilanianti, legati alla libertà di professione religiosa.

La popolazione ebraica, che ha oscillato sia in numero che nella distribuzione demografica nel corso dei secoli, conta nel nostro Paese una fetta ampia di comunità professanti tale religione. La comunità ebraica italiana ha una sua rilevante presenza in molteplici città, allo scopo di garantire la continuità e lo sviluppo del patrimonio ebraico in ambito religioso, spirituale, culturale e sociale. Tra queste degne di note è Casale Monferrato, sede del Museo promotore dell’iniziativa sul collezionismo di candelabri di tradizione ebraica. Parte della collezione della mostra ospitata alla Triennale sarà depositata negli spazi della Comunità Ebraica di Casale Monferrato.logo

La collezione ed esposizione di questi oggetti viene così tramutata in un gesto rituale contemporaneo che oltre a segnalarci i significati archetipici della cultura ebraica, ci ricorda i valori simbolici che stanno – o quanto meno dovrebbero – stare alla base della società sincronica.  L’ approccio al design che viene proposto va quindi oltre il concetto di progettazione di un singolo artefatto, ma calca invece un’idea di design come costruzione di un’esperienza di cui possiamo appropriarci.

Un passaggio del libro di Ezio Manzini, Design, When Everybody Designs. An Introduction for Social Innovation, ci proietta verso importanti riflessioni che il design contemporaneo propone.

«Il design per l’innovazione sociale è tutto quello che un progettista esperto può fare per attivare, sostenere e orientare i processi di cambiamento sociale in funzione della sostenibilità […] Non si intende un nuovo tipo di design: è uno dei campi di cui la progettazione contemporanea già si occupa […] L’ampia gamma di possibilità che emerge possiede, però, un tratto in comune: sono tutti contributi alla conversazione sociale su cosa fare e come farlo»

Oggi come ieri, queste «sconosciute» priorità sociali sono urgenti tematiche da onorare e di cui, in modo laterale, il Design si occupa per fagocitare riflessioni e nuove esperienze emotive atte ad amplificare la comunicazione di temi complessi. Le realtà creative ancora una volta, indagano e si confrontano sulla condizione umana, nel suo valore intimo ed in particolare sul concetto d’identità traendo significati simbolici e oggetti d’un valore d’uso contemporaneo.

Simona La Neve