Il caso del MUBA a Milano che sceglie di prolungare la sua mostra interattiva tratta dalle lezioni di Bruno Munari.

Il MUBA, centro permanente di progetti culturali e artistici dedicati all’infanzia si trova a Milano, presso la Rotonda della Besana, complesso tardobarocco che strutturalmente (per via del suo ampio portico a emicicli) e concettualmente, abbraccia la città a eventi ed esposizioni legate al settore infanzia. La mostra-gioco Vietato non toccare, già in essere da dieci mesi, è protratta fino al 26 Marzo 2017. Trattasi di un incontro interattivo per bambini dai 2 ai 6 anni che mette a disposizione dei piccoli fruitori una delle più riuscite elaborazioni delle lezioni di Bruno Munari.

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Bruno Munari (1907-1998), pedagogo, artista, designer, grafico, illustratore e fotografo è il genio poliedrico che si è occupato trasversalmente dei vari ambiti dell’arte donandoci, in realtà, un’unica grande lezione: quella dell’essenzialità della <<forma>> dal suo significato e significante, alla emancipazione delle potenzialità della <<fantasia>>. Concetto questo che trasla riferendosi sia ai prodotti intesi in quanto oggetti che all’individuo umano. Munari si opponeva alle lezioni del rigore modernista – che per eccesso limitava la decorazione in ogni progetto – reinserendo nell’ambito della creatività progettuale quel particolare mondo della fantasia intesa come scienza esatta. Egli invocava quindi l’approccio ludico nel <<fare prodotti>>, una caratteristica che richiama a quella memoria emotiva e olfattiva, peculiarità dell’uomo amplificata maggiormente durante l’infanzia. Difatti, il bambino crescendo perde queste naturali e importanti capacità del <<sentire>> a favore dell’evoluzione delle altre parti del cervello più razionali. Perlopiù, il progettista designer deve mettersi in condizione di far riaffiorare quell’intimità relazionale del bambino tra il corpo e la natura, il contesto e la città. 10154345_1685480815003518_421341533945729250_nLa mostra al Musaba è realizzata in collaborazione con l’Associazione Bruno Munari che dal 2001 promuove la diffusione dell’opera e del Metodo Bruno Munari nelle Scuole, nei Musei, nelle Biblioteche e ovunque sia pregnante lo sviluppo del pensiero progettuale creativo. Questo metodo si basa sulle fondamentali lezioni di pedagogia e approccio al gioco ormai acquisite dalla società attuale e oggi, spesso rielaborate in modo innovativo ed estremamente accurato. Tra queste realtà degne di nota è quindi parte il metodo pedagogico dei molteplici Children’s Museums presenti nel territorio. Queste istituzioni sono impegnate nel captare ambiti educativi non tradizionali, volti a stimolare la curiosità e a motivare l’apprendimento. Sono più di 400 i Musei dei Bambini in tutto il mondo. A Milano, con le azioni e mostre del MUBA assistiamo al consolidamento di un particolare filtro ricettivo per una città che evidentemente, ha bisogno di recuperare le emozioni legate alla semplicità e al gioco. L’offerta culturale del Museo perciò non può e non deve essere intesa come <<casa dei bambini>>. Questo museo ha, invece, un ruolo sociale più strutturato, che anche grazie alla continua ricerca di interrelazione con <<gli adulti>> è occasione di riappropriazione fenomenica della crescita e sviluppo dell’individuo umano, oggi eccessivamente esposto ad un ambiente tecnologico, rigido, geometrico e spesso arido. Già nei primi del novecento, Jean Piaget (1896-1980) psicologo e filosofo svizzero si soffermava sull’ indagine intellettuale della capacità cognitiva dell’uomo e del bambino che è strettamente legata al concetto di “adattamento all’ambiente”. downloadL’adulto che è plasmabile tanto quanto il bambino dal suo contesto, è spesso alla continua ricerca di <<distrazioni urbane>> e sensoriali che l’eccessiva velocità d’informazione globale, tendenzialmente appiattisce. La conseguenza è la perdita dei vivaci sentimenti di curiosità. Nella fase di sviluppo dell’individuo si è maggiormente predisposti a sperimentare esperienze sensoriali o intellettuali che in fase adulta, tendenzialmente non avremmo affrontato se l’azione fosse esito solo della parte razionale del nostro cervello. Gli schemi che il nostro intuito impara ad affinare ci permettono di evolvere e ci proteggono dagli elementi di rischio di varia natura. Evidentemente perdiamo dell’altro e spesso per ritrovare le nostre identità primordiali e originarie dobbiamo costruire delle peripezie di fuga dalla quotidianità. In una società complessa come quella contemporanea quindi il <<gioco>> e l’approccio alla fantasia, possono rappresentare una parte integrante della nostra vita. Ciò ci permetterebbe di rispolverare alcuni echi degli approcci infantili quasi totalmente rimossi per riappropriarci del nostro ethos identitario.

Per ulteriori info

http://www.muba.it/it/attivita/vietato-non-toccare

Da mart a ven ore 17:00

Week end e vacanze scolastiche 10 | 11.30 | 14 | 15.45 | 17.30

Durata 75 minuti

Simona La Neve