Una voce particolare, un talento fuori dal comune, un timbro inconfondibile sono queste le qualità che hanno reso Maria Callas la “Divina”. Ha calcato i più grandi teatri del mondo, interpretando molteplici ruoli di prestigio: da Violetta Valery nella Traviata di Giuseppe Verdi ad Anna Bolena dell’omonima opera di Gaetano Donizetti, dalla Norma di Vincenzo Bellini alla Tosca di Giacomo Puccini. “Cosa dire di Maria Callas? Si potrebbe scrivere un libro sulla sua arte interpretativa, sulla sua capacità di muoversi da grande artista sulla scena” affermò il direttore d’orchestra Carlo Maria Giulini. “Maria era nata per cantare e per stare sulla scena. La musica e la sua voce entravano dentro il cuore, lei produceva melodia” disse invece in un’intervista il tenore Franco Corelli. Una stella luminosa ancora oggi, una leggenda nata il 2 dicembre del 1923.

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La sua storia va ad intrecciarsi – come molti sanno – con quella di Aristotele Onassis, armatore e finanziere conosciuto. Un colpo di fulmine, una passione travolgente. E’ il 1959, Maria Callas e suo marito Battista Meneghi sono invitati nel lussuoso panfilo dal nome “Christina”, lungo 99 metri, che era ormeggiato a Venezia – so benissimo cosa state pensando e mi trovate d’accordo: la location romantica deve avere contribuito molto! – dinanzi al Canal Grande. Con loro viaggiano altre grandi celebrità dell’epoca: i principi di Monaco, la famiglia Agnelli e il ministro Churchill, solo per citarne alcuni.

«Siete seduti sul pene più grande del mondo»

123398Questa era una delle tante battute che Onassis, “Ari” per gli amici, ripeteva continuamente ai suoi ospiti, in riferimento non a se stesso naturalmente, ma ai seggiolini del bar della nave, i quali erano rivestiti di preziosissima pelle di prepuzio di balena, sulle cui enormi dimensioni c’è poco da dire. Proprio lì, su quello yacht, Maria e Aristotele fanno l’amore per la prima volta. Succede quello che nessuno dei due avrebbe mai voluto – la Callas era infatti già impegnata, come ho detto precedentemente, e anche l’uomo più ricco del mondo, Aristotele Onassis, nel ’45 aveva sposato Athina Mary Livanos, figlia dell’armatore Stavros Livanos. Credo che il loro incontro trovi massima espressione nelle parole dello scrittore Italo Calvino, pubblicate in un libro di quegli anni Il barone rampante:

“Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.”

Stregata dal suo conterraneo, la Callas decide di troncare immediatamente con il marito, disposto addirittura a dimenticare l’accaduto. Ma si sa, che le donne, a differenza degli uomini, non amano essere perdonate.

“Caro, caro, tanto caro, si vede che il Dio mi vuole ancora torturare nel mio amore. Perchè devo essere divisa da te quando non resisto alla tua lontananza? Tante volte mi domando se tu m’ami […]. Non posso stare senza te.
Più incontro e frequento gente più adoro te! Vedo tanta stupidità e frivolezza che mi vien la nausea!”

callas_onassisQuando la storia con Onassis diviene di dominio pubblico, non mancano le polemiche: i più bigotti gridano allo scandalo, i moderni seguono con cura sui rotocalchi i risvolti rosa di quella relazione. A suscitare chiacchiere è anche l’evidente differenza d’età: lei ha 36 anni, lui 53. Viaggi, feste, grandi regali riempiono la love-story più chiacchierata degli anni ’60. “Le rose e fiori” iniziali lasciano però ben presto il posto a dolorose spine. Onassis tradisce continuamente la Callas, la quale arriva a definirlo “uomo rude e violento”, un partner che non la lascia respirare. In realtà, stando a quanto dichiarato da alcuni amici della coppia, è Maria ad essere possessiva, gelosa e paranoica. La relazione con l’armatore greco, durata dieci anni, coincide infatti col periodo più difficile della carriera della Callas: inizia a soffrire di afonia, la sua voce va e viene. Comincia a disertare i teatri, non rispetta i contratti con gli agenti, non ama mostrarsi in pubblico, è ancora più capricciosa. Per molti è stato proprio il ricchissimo Onassis a tenerla lontana dalle scene. Le giura ogni giorno di sposarla, promessa che non manterrà mai. Quell’amore così difficile ebbe anche un frutto: Omero, un bambino, che nel ’60 sfortunatamente muore dopo poche ore dal parto. Stanco, nel 1968 Onassis lascia Maria e decide di sposare Jacqueline Kennedy. Inutile dire che l’abbandono, unito ai titoli di giornali, getta la Callas in una depressione spaventosa. Non vuole vedere nessuno, non mangia più e neppure le amiche di sempre riescono avvicinarla.

 «Dovevo sposare la Callas, Jackie è vuota, fredda, superficiale»

callas_onassis-2Dopo le nozze Aristotele tenta di riallacciare una relazione con la soprano. Come in Minuetto, la famosa canzone scritta da Franco Califano e interpretata da Mia Martini, la Callas avrebbe voluto dirgli di no, ma il suo corpo ad ogni appuntamento clandestino cede. Si amano ancora, ma di tornare insieme ufficialmente non se ne parla. La Callas decide quindi di chiudere una volta per tutte. Nel ’74 Aristotele Onassis si ammala gravemente, porta in ospedale con sé  la coperta rossa di Hermès che gli aveva regalato Maria. Il 15 Marzo 1975 l’umile ragazzo greco alla conquista del mondo, che aveva imprigionato il cuore della donna soprano più ammirata del Novecento, si spegne per un’infezione, dopo un intervento. Maria Callas non si riprenderà mai più, il 2 novembre muore tra l’altro il suo caro amico Pier Paolo Pasolini e un anno dopo Luchino Visconti, suo confidente. La spietata solitudine deve essere stata insopportabile. Il 16 settembre 1977 la divina viene ritrovata senza vita nella sua casa. Il referto medico adduce come causa un arresto cardiaco, escludendo l’ipotesi del suicidio, anche se sono ancora in molti ad essere scettici a riguardo. Ci si può ammalare di nostalgia? Ho scelto di raccontarvi questa intensa storia proprio perché prima di leggere la biografia di Maria Callas pensavo non si potesse morire dentro, invece, per amore, vi assicuro, ci si può spegnere eccome. Maria era una candela troppo fragile per i venti forti del mondo e Onassis, il suo “Ari”, non è stato in grado di proteggerla. Di amarla come avrebbe meritato.

Cristina La Bella