La storia insegna come chi si propone “redentore” spesso sia poi il primo a doversi redimere. Li abbiamo visti come i giustizialisti del parlamento, la mano destra dell’onestà, il miracolo politico del decennio che non si fa partito e si proclama movimento. E invece, eccoli i grillini nella loro più ingombrante ipocrisia. Dalle dichiarazioni di Luigi Di Maio, il quale affermava “Io non credo nella presunzione di non colpevolezza, chi è indagato deve dimettersi, è il popolo che lo vuole”, i tempi sono cambiati parecchio e questa nuova sospensione cautelare di tre deputati, (ai quali però non è stato revocato lo stipendio da parlamentare) e di un’attivista del Movimento 5 Stelle ne è la conferma. Ultimamente, più volte gli appartenenti a tale Movimento sono stati colti “con le mani dentro la marmellata”: tra Raggi, Muraro e tanti altri abusi d’ufficio, gli indagati pentastellati sono vertiginosamente aumentati e questo nuovo scandalo avvenuto a Palermo sembra avvicinare sempre più al fondo al movimento.

Si chiamano Riccardo Nuti, Claudia Mannino, Giulia Di Vita e Samantha Busalacchi i protagonisti di questa vicenda, adesso sospesi dal neonato collegio dei “probiviri” del M5S, il quale dichiara che «per quanto riguarda Nuti, Mannino e Busalacchi, sono stati segnalati come comportamenti non conformi ai principi del M5S l’avvalersi della facoltà di non rispondere di fronte ai pm e il rifiuto di procurare un saggio grafico». A guardarli ora, umiliati dai loro stessi raggiri, questi lungimiranti statisti del giusto dimostrano quanto siano lontani i tempi in cui si presentavano come grandi benefattori dell’Italia. Si avvalgono della facoltà di non rispondere davanti ai magistrati, si rifiutano di consegnare prove calligrafiche, nonostante l’inchiesta di “Le Iene” avesse già scoperto, con un assetto probatorio inconfutabile, la falsificazione di massa delle firme per la presentazione delle liste elettorali per le Comunali di Palermo del 2012.

In particolare, il caos di quella notte, nella quale si cercavano firme spasmodicamente, viene ricostruito dalla procura di Palermo:

Samanta Busalacchi, indagata e sospesa da M5S, manda una mail: “Vi sto inoltrando il modello del foglio raccolta firme. Raccogliete quante più firme potete. Domani sera sarò in sede per il ritiro dei moduli. Rischiamo di non potercela fare, non è uno scherzo quindi datevi una mossa!”.
La Rocca riconferma: “È davvero importante come scrive Sam! È un’urgenza!!!»
Marco Negri, altro candidato, lamentandosi scrive: “Ma qualche spiegazione? Com’è che era tutto a posto e adesso c’è quest’urgenza?”
Claudia Mannino: “Ti rispondo io … Durante la riunione Claudia con Alice (Pantaleone, altra indagata) hanno controllato le firme facendo una stima di quelle che sono assolutamente perfette … e sono circa 850… ma consideriamo che alcune di queste potrebbero non essere valide perché magari avevano giù firmato …”
Scrive Salvino “Comunque altre firme mancavano di data di scadenza o di emissione, ora si è deciso di mettere entrambe le date per sicurezza così siamo strasicuri. Dobbiamo raccoglierne 400… in teoria poco meno di quaranta a testa ma in un giorno mi pare molto difficile così la cosa giusta è allargare la cerchia di persone che conoscono più persone … Buon lavoro e buon giorno”
Marco Negri dice di non poter fare molto e informa comunque “di aver coinvolto la figlia”

Ed eccole, come in una fiaba, le quasi 2 mila firme. Poi La Rocca, quella stessa sera, dichiara a tutti che ce l’avevano fatta. “Impresa riuscita”. E vai con il mambo 5 Stelle.

“Un sincero grazie alle due Claudie e a Samantha Busalacchi per essere rimaste in sede fino alle 4 per finire l’estenuante lavoro”. “Festeggiamo tutti insieme?” domanda Mannino via e-mail. “Propongo ubriacatura”, risponde Giulia Di Vita.

“Mi avvalgo della facoltà di non rispondere” è dunque il titolo di questa tragicomica farsa che iniziata più di quattro anni fa, oggi finalmente s’illumina della vera essenza del movimento. Una sostanza ipocrita associata a una forma indefinita, ecco la vera definizione del Movimento 5 Stelle.

Stefano Delfino La Ferla