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Titolo: A solo

Autore: Annalisa Pardi

Editore: Leone Editore

Anno di pubblicazione: 2016

Numero di pagine: 320

Sinossi: Londra, 1927. Albert Hall è un pianista di eccezionale talento, che ha sempre condotto una vita appartata. Durante un importante concerto, Hall intravede tra il pubblico John Boselli, un suo ex amante, e rimane sconvolto. Il concerto si rivela un disastro e la stampa lo stronca. Albert non si sente più in grado di suonare e nemmeno il suo agente e amico Edward Durham riesce a fargli cambiare idea. Per superare il blocco, Hall intraprende quindi un percorso di analisi psicoanalitica con il dottor Felix Alexis Schwert. Il pianista si ritroverà a ripercorrere la sua giovinezza, il rapporto segreto con Boselli e il matrimonio infelice con Eliza, tra frustrazioni, desideri proibiti e scarti improvvisi del destino.

Recensione: «Bisogna accettare gli scherzi della vita, se si vuole vivere». Eppure, talvolta è proprio il fatto di non saperli accettare che ci regala la possibilità di aprirci all’enigmatica meraviglia dell’esistenza, compiutamente e autenticamente. Per illustrare tale principio, Annalisa Pardi mette in scena con maestria il mondo interiore di Albert Hall, pianista dotato di uno straordinario talento, il quale, dietro sembianze altere e quasi trascendentali, cela invece un’anima del tutto umana, dolorosamente oppressa e tormentata da ombre e grovigli oscuri, che lo stritolano senza posa, costringendolo a tenere l’asticella sempre altissima e a fare i conti con le logoranti contraddizioni che si agitano in lui.

«Al centro della letizia dell’arte, nel bel mezzo della salvezza, nel mare immenso e irraggiungibile dello splendore, all’improvviso, una maledizione s’insinuò in forma d’imprecisione: un tasto che non doveva essere percosso fece risuonare nell’aria una nota non richiesta»

Eccolo, il beffardo (seppur salvifico) tiro mancino che la vita riserva al divino pianista. Probabilmente nessuno si è accorto dell’inesattezza, nondimeno quell’impercettibile nota fuori posto sgretola all’istante l’Io di Albert, che ormai non è più nulla e risulta drammaticamente incapace di costruire il più immediato dei futuri. La totale perdita di senso e lo straziante vuoto esistenziale che ne è causa ed effetto lo conducono allo studio del Dottor Schwert, il quale, con grande amorevolezza e indulgenza, lo prende per mano per inoltrarsi insieme nei meandri dell’interiorità del musicista, illuminando con la debole luce di una candela quelli che all’apparenza si configurano come terribili e agghiaccianti fantasmi. Chi è veramente il suo ex amico John Boselli e quali inconfessabili segreti si nascondono dietro alla loro rottura? Quali sono le reali ragioni sottese all’abbandono da parte della sua incantevole e sofisticata moglie Eliza? Chi sa con certezza che cosa significhi amare ed essere amati? E ancora: perché è così difficile sentire di funzionare bene, di potersi concedere il lusso di tollerare e infine valorizzare anche un ingranaggio che scricchiola o s’inceppa? Qual è la bussola per orientarsi tra due poli opposti, il desiderio che intriga, trascina e incastra (simboleggiato dalla sessualità) e la ragione, il dovere, le aspettative altrui? Di qui, in una continua alternanza tra passato, presente e futuro, Albert Hall si esibisce nel suo concerto più raffinato e sublime, un A Solo da cui fluirà la più preziosa delle melodie: quella dell’anima.

mqdefaultQuasi disegnasse con il carboncino, l’autrice introduce sapientemente il lettore in atmosfere fumose e oscure, cariche di tensione e tormento. Quest’ultimo scende nei foschi abissi (talvolta inferi) con il protagonista, insieme a lui trattene il fiato, avverte la morsa allo stomaco e i nodi alla gola, sperimenta il viscidume appiccicaticcio della vergogna ed è irrigidito dal gelo della solitudine. Chi legge A Solo ha la possibilità di immedesimarsi totalmente nei personaggi, proprio in virtù del loro esserlo a tutto tondo, della loro ammaliante tridimensionalità. Annalisa Pardi caratterizza con grande cura gli attori del suo romanzo, fisicamente ma soprattutto psicologicamente: scavando a fondo nella loro psiche, per cogliere e dipingere nel dettaglio la più minuta tonalità delle loro emozioni e dei loro sentimenti, crea una fine introspezione psicologica che conferisce notevole profondità al testo. Il discorso vale altresì per gli ambienti del romanzo: se a spiccare sono i luoghi interiori dei personaggi, la resa di tridimensionalità e l’attenzione ai particolari è propria anche degli interni e degli esterni, presentati alla stregua di una narrazione di tipo filmico. Lo stile dell’autrice è perfettamente conforme alla sobria ricercatezza della musica di Albert Hall: la scrittura scorre fluida e aggraziata, elegante e misuratamente adorna. Ma rende comunque conto delle devastanti e disarmanti contraddizioni che abitano nel protagonista: le parole sanno tracimare profonda inquietudine e, nodose, conducono su sentieri tetri e sepolcrali.

Quali sono le principali tematiche affrontate in A Solo? Il romanzo affronta svariati temi, complessi e sovente ingarbugliati tra loro, proprio come le domande e le tormentose illazioni che si affastellano nell’animo umano di fronte all’insondabilità del senso della vita. Perché le relazioni (con sé stessi in primis e poi con gli altri) sono tanto difficili? Che cos’è, poi, la felicità e come fare a raggiungerla? Esiste una definizione oggettiva e universale di “normalità” o di “vita normale”? Con questo romanzo l’autrice spalanca le porte sul vuoto e sulla crisi esistenziale, che sferzano con ancor maggiore crudeltà chi, per strutture e meccanismi invisibili e ancestrali, è preda del perfezionismo e si dibatte, perché sebbene ciò costituisca l’unica corazza in grado di farlo sentire al sicuro e degno di essere amato, al contempo lo imprigiona, mortifica e consuma lo slancio vitale che è in lui. Ma fortunatamente sconfiggere i demoni interiori è possibile e l’unicità del rapporto di fiducia, stima e affetto reciproco che può instaurarsi tra paziente e analista è forse una delle magie più straordinarie e autentiche che esistano. A dispetto di tutti i pregiudizi e dei falsi miti in materia. Il messaggio di A solo? È forse racchiuso in questa frase di Albert Hall:

«Bisognerà pure che ognuno, alla fine, impari a portarsi il suo carico da sé»

La vita è così, ognuno in fondo nasce, vive e muore solo e da solo deve fare i conti con i propri diavoli interni, imparando soprattutto ad «accettare gli scherzi della vita» con una certa ironia. E nessuno può dirsi immune o fuori pericolo. Ma in fondo, perché affannarsi tanto? Nulla è in realtà così importante. Tutto scorre, tutto va avanti. É nella natura delle cose.

Chiara Bolchini