Dopo cinque giorni dalla Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne del 25 Novembre, esce oggi nelle sale L’amore rubato, un collage cinematografico di cinque storie di abusi basato su vicende realmente accadute che rimarrà in proiezione solamente per il 29 e il 30 novembre.

La pellicola, prodotta da Anthos con Rai Cinema, è tratta dall’omonima raccolta di racconti di Dacia Maraini, pubblicata per Rizzoli nel 2012. Il libro, lungi dall’additare genericamente l’uomo come misogino, mira a sottolineare quanto spesso l’abuso si celi all’interno di relazioni malate e morbose, non solamente dal punto di vista fisico, bensì spesso psicologico.

41sfckixm3l-_sx320_bo1204203200_La regista Irish Braschi, dopo una precedente collaborazione con l’autrice per il documentario Io sono nata viaggiando centrato proprio sulle vicende autobiografiche della Maraini, decise di tradurre in linguaggio cinematografico la sua raccolta sfruttando la cassa di risonanza del grande schermo.

Il cast è minuziosamente studiato: la Braschi ha scelto interpreti italiani di spessore, in grado di comunicare con la giusta intensità e correttezza il messaggio e renderlo più accessibile a tutti. Le protagoniste femminili sono interpretate da Stefania Rocca, Elisabetta Mirra, Elena Sofia Ricci, Chiara Mastalli e Gabriella Pession, accompagnate da controparti maschili coraggiose che hanno scelto di prestare il loro volto ai carnefici quali Alessandro Preziosi, Francesco Montanari, Massimo Poggio e Antonello Fassari.

Le cinque storie sono molto diverse, come lo sono le donne protagoniste. La violenza tuttavia nelle sue sfumature più meschine e conturbanti le unisce trasversalmente al dispiegarsi narrativo della pellicola: la violenza di gruppo tra le mura scolastiche perpetrata attraverso la minaccia di bullismo cibernetico, stalking, stupri, aggressioni domestiche camuffate da incidenti.

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Angela, Alessandra, Francesca, Anna e Marina subiscono tutto questo, invischiate in storie complicate, lacerate da relazioni a doppio taglio, o tragicamente sottomesse e private della loro individualità.

“Gli uomini non sono tutti carnefici e le donne non sono tutte vittime, ma laddove gli uomini identificano la loro virilità con il possesso e il possesso viene messo in discussione, allora succede il finimondo” sono le parole della scrittrice.

Potremmo definire l’intento del film come doppiamente pedagogico: attraverso le cinque storie narrate è possibile individuare e imparare a riconoscere forme di violenza a partire dalla loro nascita, ancora in fase di incubazione, captando i segnali premonitori di una relazione malata che sono indubbiamente indispensabili per la donna ma anche per l’uomo, fornendogli una visione oggettiva di comportamenti deviati da utilizzare come base per risolvere eventuali conflitti con il sè. 5635349e-b506-4781-9b9a-7c6940bf9360_xlLa difesa contro la violenza di genere è un messaggio proclamato sempre più a gran voce, che si fa strada attraverso i più disparati mezzi di propagazione, estremamente sintomatico di un’incongruenza tra una condizione sociologica occidentale generalmente evoluta e larghe sacche di inciviltà che ancora contaminano massivamente la vita privata prevalentemente del sesso femminile, come la stessa Maraini ha affermato durante la presentazione del film alla Casa del Cinema di Roma:

“Il tema che affrontiamo è scottante, bruciante, ed è una ferita il fatto che paesi così avanzati siano attraversati da una tale quantità di violenza contro le donne. Dobbiamo fare campagne di sensibilizzazione, il mio libro nasce con questa idea. Mi sono consultata con Amnesty International, che mi ha fornito valanghe di casi. Sono fatti veri, su cui ho lavorato cambiando i nomi dei personaggi. Volevo analizzare la violenza dall’interno, capire la sua origine.”

Nonostante un sistema legale architetturalmente complesso si riprometta di assicurare la sicurezza dei suoi cittadini, purtroppo dobbiamo voltarci verso i fatti che mostrano che il più delle volte la legge inciampa in se stessa non riuscendo ad assistere con sufficiente attenzione le vittime di abusi, che rimangono sole con il loro dramma, umiliate dalla denuncia inascoltata.

Beatrice Bravi