Sono molteplici i motivi per votare a questo referendum. “SI” o “NO” sono entrambi mezzi d’espressione, ed è questo il compito a cui è chiamato il popolo: esprimersi. Identificarsi in una di queste due parti significa comunque vedersi in un’idea, in un progetto. L’ignavo che soggiorna nell’inferno dantesco, invece, è un soggetto privo di speranze politiche, d’interesse sociale e individuale. Non votare, non interessarsi di politica è un po’ come disinteressarsi di se stessi. Lasciarsi andare a un futuro che sarà deciso da altri è l’incapacità di prendere una posizione, che, oltre ad essere un irresponsabile atteggiamento infantile, significa l’allontanamento del cittadino medio dagli sforzi storici che ci hanno regalato la democrazia. Secolari vicende che hanno mirato alla conquista dei diritti civili, si vedono dimenticate da una New Generation tanto social quanto apatica.

Il risultato è l’omologazione dei processi decisionali di un parlamento a quello di un consiglio d’amministrazione in una società per azioni, nelle quali le minoranze lasciano nel dimenticatoio i loro diritti, le loro quote di sovranità, poiché arresi alle decisioni della maggioranza. Ecco come si sente l’elettore medio italiano: una minoranza che non può puntare alla realizzazione dei propri progetti essendo la formale ombra di un blocco di maggioranza. La populistica frase “gli stati hanno perso la loro sovranità in forza delle grandi multinazionali”, forse, non è poi così fantasiosa. Nel primo dopoguerra era bassissimo l’indice di astensionismo in Italia. Dal 1948 al 1976, infatti, era solo il 6,6% della popolazione ad astenersi dal voto. Proprio un anno dopo quest’ultima data, però, dopo la denuncia della corruzione dei partiti politici da parte di Enrico Berlinguer, il popolo astensionista è stato sempre in maggior aumento. Finita l’epoca dei partiti degli ideali, in cui si votava il valore del progetto politico in quanto tale, l’Italia ha naufragato nel disorientamento e nell’insicurezza. I grandi partiti, come la Democrazia Cristiana, hanno visto finalmente lo sbocciare del successo, seminando i primi neri germogli di una corruzione già denunciata. I cari Craxi e Andreotti ebbero il via libera per iniziare l’opera che finirà solo con gli scandali di Mani Pulite degli anni 90.

Inesistenti valori da votare, dunque, hanno lasciato il posto ai partiti ad personam, consacrando il ventennio Berlusconiano. Ed è proprio in questo interminabile periodo che l’astensionismo è oscillato dal 14% nel 1994 al 28,2% del 2013. Un incremento di più della metà è un monito sufficiente per stabilire che qualcosa è andato storto. La fiducia è stata tradita, le speranze politiche sono svanite nell’oblio del disprezzo provato per chi avrebbe dovuto rappresentare uno Stato invece dei propri e personalissimi interessi, la coscienza politica, infine, ha fatto i bagagli verso lidi migliori. Non deve sorprendere, quindi, che a meno di due settimane dal Referendum Costituzionale, dove i cittadini italiani sono chiamati a incidere sulla storia Italiana la loro volontà, l’indice di astensione è stimato al 46%. Un dato drammatico e triste, che, in questa battaglia del “SI” e del “NO”, rappresenta il vero nemico della democrazia. È opportuno, a questo punto, un richiamo all’art 48 della Costituzione: “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.” Un dovere trova la sua differenza dall’obbligo nella mancanza di una sanzione. Nessuno verrà mai sanzionato per aver violato questo dovere principe, per essersi astenuto. In egual maniera nessun figlio che viola il precetto posto dall’art 315-bis c.c, violando il dovere di rispettare i genitori, troverà una punizione. I doveri nei confronti dei genitori hanno dunque la stessa rilevanza dei doveri del cittadino nei confronti di uno stato. Un figlio può non avere più fiducia nei propri genitori se questi hanno dimenticato il loro ruolo, ma ciò non deve portare nessun figlio ad abbandonare il desiderio di avere una famiglia. L’astensione è il primo passo per lo sgretolamento di un’istituzione.

Stefano Delfino La Ferla