Walt Disney fu licenziato dal giornale per cui lavorava come disegnatore perché ritenuto «carente di idee e di immaginazione». «Non sfonderai mai. Dovresti tornare a fare l’autista di camion» si sentì liquidare Elvis Presley. Anche ai Beatles furono riservati commenti spocchiosi e solenni: «Non ci piace il loro sound. Non hanno futuro nello show business». Ma quali sono le cantonate più clamorose e persino imbarazzanti nel settore dell’editoria? Ecco un breve elenco (tutt’altro che esaustivo!) delle stroncature di alcune tra le opere di maggior successo da parte di editori ad oggi ancora lontani dalla vittoria sui rimorsi e sugli incubi notturni in cui gli ormai ricchissimi e celeberrimi autori da loro sprezzantemente bocciati intonano, con un ghigno di scherno, la celebre hit di Marco Masini del 1993.

  • Pippi Calzelunghe (1945):«Bel libro, troppo provocante, troppo trasgressivo. Grazie, ma non ci interessa pubblicarlo», con queste parole la casa editrice Le Bonniers respinse il manoscritto di Astrid Lindren. Oggi l’irriverente bambina dalle trecce rosse, le lentiggini e le calze di colori diverse è famosa in tutto il mondo e il libro di cui è protagonista è tradotto in 54 lingue e vanta oltre 27 adattamenti cinematografici e 10 serie tv, passando per le numerose versioni cartoon realizzate in vari paesi.
  • Carrie (1974): È davvero un’ardua impresa realizzare che perfino a Stephen King, ripeto, Stephen King, sia stato consegnato (in malo modo) un due di picche. Anzi, ad essere precisi, ben 30 due di picche. «Non siamo interessati alla fantascienza distopica. Non vende.» Distrutto e amareggiato, il Re gettò il suo primo romanzo in un cassonetto, ma sua moglie lo ripescò e lo incoraggiò a riprovarci. Scommettiamo che, in quanto a horror e paranoia, lo scrittore è secondo solo agli animi tormentati di quegli sfortunati editori?
  • Diario di Anna Frank (1947): Agli esordi, una storiella priva di importanza, rifiutata da ben 15 editori. Ecco una delle tante motivazioni: “Questa ragazza non ha, perlomeno dal mio punto di vista, un sentimento o una percezione della realtà tali da elevare il romanzo al di sopra della banale curiosità”.
  • Lolita (1955): dopo due anni di rifiuti da alcune prestigiose case editrici statunitensi, Vladimir Nabokov riuscì a pubblicare Lolita in Francia, con la Olympia Press, una casa editrice specializzata in narrativa erotica. Ma non dimenticherà queste aspre parole: «Per gran parte è nauseante, anche per un freudiano illuminato…[…] Consiglio di seppellirlo sotto una pietra e tenerlo lì per almeno mille anni»
  • Harry Potter (1997): La “mamma” di Harry Potter si è vista rifiutare il proprio primo libro da 12 (avete letto bene: 12) case editrici prima che Bloomsbury decidesse di concederle una possibilità. La serie dei 7 volumi del maghetto più famoso di tutti i tempi (tradotta in 77 lingue) ha venduto più di 450 milioni di copie, mentre le trasposizioni cinematografiche hanno registrato al box office qualcosa come 7,7 miliardi di dollari. Chissà che faccia hanno fatto quei 12 editori, quando i loro rispettivi bimbi li hanno supplicati di portarli al cinema.
  • Moby Dick (1851): «Primo, per sapere: deve essere proprio una balena? Capisco che sia un ottimo espediente narrativo, per certi versi addirittura esoterico, ma vorremmo che l’antagonista avesse un aspetto potenzialmente più popolare tra i giovani lettori. Per esempio, il Capitano non potrebbe essere in lotta con la propria depravazione verso giovani e magari voluttuose signorine?» Così scrisse Peter J Bentley, redattore presso la casa editrice britannica Betley & Son, che offrì comunque a Melville un contratto nel 1851. Vi prego, non infierite sull’ignoranza.
  • Fiesta (1926): ad Ernest Hemingway, per il suo romanzo d’esordio, toccò leggere queste parole: «Se posso essere schietta, signor Hemingway – lei sicuramente lo è, nella sua prosa – ho trovato il suo libro noioso e offensivo al tempo stesso. Lei sicuramente è un “vero uomo”, non è così? Non sarei sorpresa di scoprire che ha scritto tutta la storia chiuso dentro a un club, con il pennino in una mano e un bicchiere di brandy nell’altra».
  • Il corso delle cose (1978): anche Andrea Camilleri ha dovuto aspettare ben 10 anni, e altrettanti «no», prima che il suo primo libro vedesse la luce. Se potesse parlare, il Commissario Montalbano commenterebbe, in maniera molto appropriata, che quei 10 editori…si sono «catafottuti»!
    Va’ dove ti porta il cuore (1994): per Susanna Tamaro 26 rifiuti in 10 anni. Non mi produrrò in facili battute che mettono in relazione il titolo del suo libro e le case editrici che lo hanno malamente rigettato.
  • L’ombra del vento (2001): Carlos Ruiz Zafón si sentì dire da gente del settore editoriale, come racconta egli stesso in un’intervista alla radio Cadena Ser, che non avrebbe venduto più di tre copie perché la sua era una storia anticommerciale. Infatti lo dimostra il numero di copie attualmente acquistate: 8 milioni.
  • Cent’anni di solitudine (1967): il premio Nobel Gabriel Garcia Marquez fu rifiutato seccamente dalla Seix Barral di Barcellona. Il proprietario, Carlos Barral, ha ammesso di aver passato metà della sua vita pentendosi per quel rifiuto. Noi crediamo che, ahimé, passerà così anche la seconda metà.
  • Alla ricerca del tempo perduto (1913): «Sarò particolarmente tonto, ma non riesco a capire come questo signore possa impiegare 30 pagine a descrivere come si gira e rigira nel letto prima di prendere sonno». André Gide, uno degli “stroncatori” del romanzo, definì il suo errore «uno dei rimorsi cocenti» della sua vita e aggiunse: «Non me lo perdonerò mai».

E la lista degli abbagli editoriali è davvero interminabile …!

il-gran-rifiutoSe avete un progetto, un romanzo, un racconto nel cassetto, oppure vi è capitato di sentirvi dire “il suo racconto non funziona” o “non ha il talento necessario per scrivere libri”, non disperate e tenete a mente le storie dei casi editoriali sopra menzionati. E nel caso aveste bisogno di una dose maggiore di motivazione e ottimismo (senza mai trascurare il condimento principale: l’ironia), vi suggerisco la lettura di Il gran rifiuto. Storie di autori e di libri rifiutati dagli editori di Marco Baudino (Passigli, 2009): una sorta di ‘summa’ dei più grandi errori editoriali, ripercorsi attraverso le vicende di libri e scrittori da una parte, editori e loro consulenti dall’altra.

PS. Infine, non dimenticate di riascoltare il singolo più conosciuto di Marco Masini!

Chiara Bolchini