Ai Weiwei. Libero – Dal 23 Settembre al 22 Gennaio è in corso la prima retrospettiva italiana dell’artista cinese Ai Weiwei a Firenze, presso il Palazzo Strozzi, in quello che potremmo definire, un suo habitat naturale. Ai Weiwei, una delle personalità più discusse dalla contemporaneità, ci ricorda, infatti, nella sua pluralità un “nuovo” artista rinascimentale. E’ pittore, architetto, performer, fotografo, documentarista, editore oltre che attivista dissidente della complessa società contemporanea. La mostra di ben 60 opere, curata da Arturo Galansino, vuole già tramite il titolo –Ai Weiwei. Libero– accattivarsi il visitatore dell’esposizione, dichiarando uno dei temi a lui più cari: la libertà d’espressione e il sottointeso ruolo dell’artista.

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L’Arresto che lo rese “libero”. Uomo poliedrico, figlio di uno dei maggiori poeti cinesi del secolo scorso, viene arrestato dal governo cinese nel 2011 e reso definitivamente libero solo nel 2015. Si tratta dell’evento che più inciderà sulla vita di Ai Weiwei. Nel contempo, il suo studio a Pechino viene perquisito, sequestrati computer e hard disk per controlli relativi ai permessi di costruzione del Suo studio Caochangdi. Stati Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia richiedono la sua liberazione che avverrà 81 giorni dopo l’arresto. Per un anno gli venne impedito di lasciare Pechino e proibito di pubblicare articoli o di parlare con la stampa. Questo rapporto controverso con le autorità cinesi è in qualche modo “coadiuvato” dalle numerose forme di inchiesta, documentaristiche o più strettamente “artistiche” che l’artista compie, sulla censura e insabbiamento delle responsabilità governative, in merito a fatti di cronaca locale.

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La mostra. E’ Reframe la prima installazione che, con 22 gommoni sovrasta le bifore rinascimentali del piano nobile del Palazzo Strozzi. Il concept provocatorio nasce dalla riflessione sulla crisi umanitaria e sui rifugiati e profughi in Europa. Quei gommoni, che in principio dovevano essere neri, in segno di lutto, vengono lasciati nel suo colore originario per lasciare una traccia di speranza. Questa può esistere solo tramite una lettura immediata e, non ipnotica, della realtà in cui tutti siamo inseriti. Per questo motivo, nel cuore della città di Firenze, Ai Weiwei, invita in modo diretto e immediato alla riflessione. Nella sala in cui si apre la mostra si tocca il tema dell’inarrestabile progresso della Repubblica Popolare Cinese. E’ l’installazione Forever, costituita da una fitta rete di biciclette private dalle parti dinamiche e impilate l’una sull’altra. L’opera vuole sottolineare, seppur in una dimensione paradossale, i grandi e continui flussi di spostamento delle persone, oltre che le conseguenze sull’uomo e sull’ambiente. E’ chiaro qui il richiamo all’artista Marcel Duchamp, che lo influenzò fin dalle sue prime opere negli Stati Uniti quando, dopo la sua permanenza in Cina, da post impressionista (così si definiva), si addentra nell’arte concettuale.3_-forever Nelle sale a seguire del Palazzo, Ai Weiwei “diventa” artista attivista, mostrandoci l’elaborazione della memoria del dramma. Successivamente alla dettagliata indagine sul terremoto del Sichuan, emerse l’uso di materiali scadenti (principalmente nelle costruzioni scolastiche). Sono trecentosessanta gli zaini scolastici, che usa Weiwei per la sua installazione Snake bag, con la volontà di ricordare i bambini morti durante quel terremoto. 4-snake-bagAi Weiwei assume questo ruolo di rivendicatore dei diritti umani e ne fa la sua bandiera in tutta la sua ricerca, intrecciando spesso il tema dell’autenticità. Ciò, lo ottiene preservando e utilizzando, in alcune sue opere, le tecniche di artigianato cinesi, oltre che l’utilizzo di materiali autoctoni. L’artista accosta materiali diversissimi come porcellana e ghisa ed inoltre, legni pregiatissimi per realizzare mobili unici ma, in questo caso, tutt’altro che funzionali cioè inutilizzabili. Traspare in questo ultimo intento un sentimento nostalgico di ciò che è stato e di ciò che tendenzialmente è destinato, irrevocabilmente, a sparire nel contesto sociale attuale.

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Contro la storiaLa sua opera più provocatoria rimane quella del 1995 in cui, in una performance denigratoria, distrugge un’urna della dinastia Han, atto registrato con dei fitti frame fotografici. Sono gli scatti presenti nella sala dedicata alla serie Coloured Vases del 2002. Egli accosta alla fotografia di un oggetto non più esistente un prodotto modificato e finito. 6sala-dei-vasiSi tratta di vasi neolitici immersi in liquidi che li rendono cromati e sfavillanti, cancellandone perciò il valore storico. Il gesto è brutale, forte e forse vano. Il compito dell’artista può essere ancora quello di urlare alle disattenzioni della società attuale e alla direzione, che inequivocabilmente, sta prendendo il “sistema dell’arte”? La risposta può essere duplice e ambigua, perlopiù se si denota il mezzo con cui, Ai Weiwei, talora beffeggia il mercato della società attuale, talora la cavalca. Ai Weiwei è dunque un’equazione della vita del nostro tempo, ma indubbiamente egli urla e stride con coraggio, ribellandosi alle indifferenze che colpiscono, non solo il sistema sociale ma anche il singolo individuo, sempre più lontano dalle dinamiche della collettività. Grazie a questa mostra difatti l’artista ci rende partecipi e ci accompagna stimolando l’empatia sociale, talvolta accantonata.

  • Orario mostra
  • Tutti i giorni inclusi i festivi 10.00-20.00
  • Giovedì: 10.00-23.00
  • http://www.palazzostrozzi.org/mostre/aiweiwei/

 

Simona La Neve