Dopo un’attesa durata quasi due anni, Knight of Cups è finalmente uscito in Italia il 9 novembre, distribuito da Adler Entertainment.

L’eccentrica regia è di Terrence Malick, già produttore di pellicole singolari, che hanno sempre diviso le opinioni della critica e quelle del grande pubblico: certamente pellicole come La rabbia giovane e La sottile linea rossa sono state apprezzate da entrambi i fronti ma, spostandoci su produzioni più recenti, The tree of Life e To the wander rimangono sconosciute ai più anche se omaggiate con diversi premi tra cui le statuette dorate di Berlino e Cannes (oltre alle tre candidature all’Oscar) e che sempre hanno incontrato l’elogio della critica. Una regia insomma portata sul palmo della mano.lead_960

Fiori all’occhiello della produzione sono certamente i curatori del bello scenico: Emmanuel Lubezki, direttore della fotografia e Jack Fish, scenografo, già collaboratori vincenti nei precedenti film di Malick. Lubezki è vincitore di tre premi Oscar, ottenuti per tre anni consecutivi in Gravity, Birdman e The Revenant, che effettivamente sono pellicole che visivamente hanno avuto un forte impatto: la luce, la nitidezza e la composizione stessa delle immagini le avvicinavano ad una dimensione di sacralità. Fish dal canto suo, oltre ad essere da sempre al fianco di Malick, ha esperienze maturate al fianco di David Lynch in Mulholland Drive e Una storia vera che gli sono valse per ora due nomination alla statuetta d’oro.

"Knight of Cups"Per quanto riguarda il cast Malick ha riconfermato il volto di Christian Bale come protagonista, affiancato da nomi femminili celeberrimi quali Cate Blanchett e il premio Oscar Natalie Portman che rispettivamente interpretano Nancy ed Elizabeth: donne seducenti che fanno parte del presente e talvolta emergono dal passato del protagonista.

Il film, a sommi capi riuscito, si potrebbe definire un prodotto solamente in parte costruito: gli attori infatti possedevano solamente delle linee guida, degli abbozzi del loro personaggio e veniva richiesto loro di recitare in assenza di una sceneggiatura originale, completamente ignari de. Ciò ha garantito spontaneità ed autenticità che magistralmente sono stati catturate nella pellicola.

Il film riprende la vita di Rick, scrittore e sceneggiatore, dilaniato da dinamiche familiari complicate e relazioni instabili. Rick è un uomo stanco delle difficoltà della vita e il regista tenta di far immergere lo spettatore nella sua inedia esistenziale scossa da temporanei momenti di piacere del corpo. Le atmosfere ipnotiche e la maniacale attenzione ai dettagli parrebbero essere d’ispirazione sorrentiniana. Non solamente scelte scenografiche e fotografiche accomunano i due registi: la video-diretta del vagabondaggio di Rick tra i ritmi lenti delle notti di Las Vegas e la compagnia di donne seducenti, è sovrapponibile a quella di Jep Gambarella, emblema di una sopravvivenza vegetativa che fluttua di festa in festa, incapace di costruire relazioni stabili, cercando un intrattenimento che dall’esterno sia in grado di riportare del calore ad un uomo oramai emotivamente raggelato. Sono entrambe esistenze intiepidite, anime in torpore, che sposano l’intrattenimento come unico mezzo attraverso il quale sembra sia possibile ingannare il vuoto di una vita che manca di qualsiasi scopo: una bulimia dello svago.maxresdefault

Malick come Sorrentino entra nei retroscena della movida: particolari stranianti, dinamiche interpersonali dove la dignità dell’essere umano viene barattata per il puro godimento che qualsiasi elemento al di fuori della canonicità riesce a trasferire ad ogni partecipante o osservatore. Il nuovo desta interesse e la combinazione di lusso e degrado dell’integrità è sicuramente un terreno fertile per sperimentare. L’intrattenimento, già additato da David Foster Wallace nei primi anni ‘90, si insinua silenziosamente nelle nostre vite per poi riempirle completamente come un cancro che divora dall’interno la capacità di stare con se stessi.

Fidatevi, Knight of cups è un film da vedere!

 

Beatrice Bravi