Sulla scia degli ultimi prodotti cinematografici che illuminano le vite di artisti e personaggi letterari, il 10 novembre uscirà nelle sale Genius, la pellicola imperniata sulla collaborazione tra l’editore Max Perkins e Thomas Wolfe.

Presentato al Festival del cinema di Berlino, in lizza per l’Orso d’oro a Febbraio, il film è prodotto dal regista Michael Grandage per Eagle Pictures e rappresenta il suo battesimo cinematografico dopo una brillante carriera teatrale. Al suo fianco John Logan, nome già noto ad Hollywood grazie alle sue sceneggiature tra le quali ricordiamo quelle di Ogni maledetta domenica, Il gladiatore, L’ultimo samurai e The Aviator. Il protagonista, monumento dell’editoria inglese degli anni Venti, è interpretato da Colin Firth, ottimo nel ruolo del posato e riflessivo maestro, temperalmente molto vicino al compito Mark Darcy (da poco reinterpretato in Bridget Jone’s Baby), lasciando invece in disparte personaggi più eccentrici e nevrotici come Stanley Crawford in Magic in the Moonlight. Nel film compare anche il premio Oscar australiano Nicole Kidman, che fa capolino nelle vesti dell’amante di Wolfe, Aline Bernstein, costumista teatrale. Dopo la precedente collaborazione con il regista britannico nell’Enrico V e fresco del successo e dei plausi per la sua interpretazione di Lenny Belardo in The Young Pope, Jude Law interpreta lo scrittore Tom Wolfe, autore de Il fiume e il tempo e precursore della Beat Generation.

Il film è tratto dal Max Perkins: Editor of Genius del biografo Scott Berg ed è la testimonianza della relazione di stima prima lavorativa e poi amicale tra l’editore e lo scrittore nella Londra grigia e scialba degli anni Venti.

Al loro primo incontro l’ancora anonimo Thomas Wolfe giunge brioso, forte del soprannome, il Genio, che a mò di biglietto da visita sembra allungare con una mano a Perkins mentre con l’altra stringe a sè parte del manoscritto che intende proporre all’editore. Wolfe produce nel vero senso della parola: dopo che Maxwell accetta di pubblicare la sua opera dopo un “breve assaggio” del suo lavoro, Thomas si presenta nel suo ufficio con valigie stracolme di pagine; solo allora il fulcro narrativo del film inizia a sciogliersi, i due protagonisti passeranno giorni ad esaminare, modificare, correggere i manoscritti del giovane scrittore. Attraverso cancellature e segni rossi su fogli ingialliti intrisi di parole Max Perkins si delinea in questo passaggio come una figura paterna che, segnato dall’esperienza editoriale con grandi nomi tra i quali Hemingway e Fitzgerald, prova a domare l’impeto irrequieto di un giovane scrittore che fatica a stare nei binari che Perkins ha costruito per lui.

geniusUn secondo aspetto che il  film e l’interprete principale vogliono fa emergere è la quasi metafisica forza coinvolgente della creazione letteraria: Law è sempre presente sulla scena in abiti scomposti, capelli libertini e occhi sgranati, pieni di entusiasmo e la sceneggiatura ha incluso migliaia di pagine sfogliate, maneggiate, vissute. Diversi aspetti accomunano le grandi menti: la produttività di Wolfe non può non richiamare alla mente la copiosa produzione letteraria di Leopardi, di cui lo Zibaldone è solamente un accenno, così come la prematura scomparsa di entrambi.

Che cos’è il genio? Risiede in una sola persona o è il prodotto di una alchemica collaborazione? Wolfe da solo, senza le linee guida di Max sarebbe riuscito lo stesso ad emergere e lasciare un segno? Probabilmente il genio è un prodotto olistico che necessita di un impulso creatore che sgorga dalla mente dello scrittore ma che, almeno in questo caso, è bisognoso di qualcuno che scavi un alveo che sia in grado di raccogliere e indirizzare il suo corso.

Beatrice Bravi