L’Italia e il paese del Sol Levante, due culture così lontane ma accomunate da un problema così devastante: I terremoti. Infatti il Giappone -trovandosi al di sopra del punto d’incontro di ben quattro placche tettoniche: filippina, euro-asiatica, nord-americana e del Pacifico- è una zona storicamente a rischio di sismi ed eruzioni vulcaniche. La zona del Kanto, addirittura, giace ove coincide il contatto tra ben tre placche. La maggior parte degli avvenimenti sismici ed eruzioni, avvengono in quella zona definita “Anello di Fuoco” che partendo dalla Nuova Zelanda arriva al Cile causando ogni anno quasi il 20% di tutti i terremoti più disastrosi. Come il Bel Paese, dunque, essi hanno dovuto destreggiarsi con avvenimenti sismici di frequenza elevata, ed hanno però imparato a prevenire la forza distruttiva della natura. In Giappone è più facile venire portati via da uno Tsunami provocato dagli scontri di placche che dai danni agli edifici provocato da un sisma. La grande differenza con l’Italia di fatto è stato il riuscire a costruire edifici antisismici con le più elevate tecnologie architettoniche, partendo dai vecchi edifici principalmente costituiti da mero legno, continuando poi questo progetto di “bonifica” nel tempo, cosa che nel nostro paese è alquanto difettata, come per l’aggiornamento delle norme tecniche riguardanti  la progettazione delle costruzioni secondo criteri antisismici, ferma oramai da anni.

Nell’arcipelago nipponico hanno portato avanti una campagna di informazione massiccia e mirata che ha riguardato principalmente l’avvalersi di esercitazioni di protezione civile, istruendo direttamente la popolazione sui procedimenti attuabili in caso di sisma. Ogni anno dal primo settembre, data che coincide con l’anniversario del terremoto del Kanto, che nel 1923 distrusse Tokyo e Yokohama insieme a diverse aree delle prefetture circostanti, i cittadini sono sottoposti ad un vero e proprio “addestramento” sulle pratiche di prevenzione ai terremoti.

La Tokyo che si presentava nel 1923 era lo specchio di un paese guerrafondaio, in cui gli episodi di violenza erano all’ordine del giorno. Da quel terremoto che portò via con se più di 100.000 persone, a Tokyo fu messo in atto un grande piano di ricostruzione che prevedeva moderne strade, ferrovie ed edifici pubblici.

L’Italia ora si trova davanti ad uno scenario piuttosto cupo, decine di città sono state ridotte in macerie dalle continue scosse, scaturite come conseguenza alle più forti del 24 Agosto e del 26 Ottobre. Mi auguro che il nostro Paese riesca a sorreggere il grande peso di questa incresciosa  perdita, trovando il modo anche, di poter imparare da coloro che hanno saputo adattarsi al volere indecifrabile della natura, scongiurando alle future generazioni la sofferenza ed il dolore che stanno vivendo sulla loro pelle i cittadini di tutte le zone terremotate d’Italia, e che non dovranno essere abbandonati.

Niccolò Inturrisi