Zero K, lo zero assoluto, la temperatura alla quale la vita cessa di essere tale e la materia viene immobilizzata in un istante eterno. Zero K è il titolo dell’ultimo romanzo di Don Delillo che pubblicato in questi giorni in Italia da Einaudi Editore. Il romanzo è stato presentato lunedì 24 ottobre al Circolo dei Lettori di Torino presso Palazzo Graneri, in occasione della breve permanenza dell’autore americano in Italia.

don_delilloL’uomo che i lettori hanno di fronte è forse il più grande rappresentante della letteratura americana vivente,  che ha visto di fronte a sé la caduta del sogno americano, un uomo che è stato spettatore (da un punto di vista crudo e autentico, quello di un ragazzo del Bronx) dei cambiamenti che in circa un secolo hanno portato l’essere umano a quello che è ora. Proprio dalla atemporalità della sua scrivania dove rimane fedele alla sua macchina da scrivere, viene trasportato ad un punto di vista più alto, dove è possibile analizzare e produrre prototipi di vicende umane. I suoi romanzi infatti sono intrisi di una schietta umanità che non si ferma però alle osservazioni del reale ma viene contaminata anche da ciò che è solo prodotto della mente. “Lo scrittore inventa, parte da un’idea che poi subisce uno sviluppo, una parola ne richiama un’altra, poi divengono una frase che può dare luogo ad un’altra idea e poi questa ad una frase e così via. Non so mai cosa scriverò prima di cominciare a scrivere.” Allo stesso modo ha avuto inizio il processo di creazione di Zero K.

Tutto parte da un’immagine, un’immagine che si presenta che estrema forza e vividezza alla mente di Delillo: una cattedrale metallica emblema delle architetture minimali più moderne in mezzo ad un paesaggio desertico. Ecco allora che inizia un processo di sdoppiamento dove l’autore interroga se stesso: chi vive in questo luogo isolato e sinistramente tecnologizzato? Che succede all’interno?

Il romanzo è incentrato sulla figura di Jeffrey, figlio del miliardario Ross Lockhart che ha deciso di investire parte del suo patrimonio nel progetto Convergence. Questa società attraverso tecniche di crioconservazione promette ai suoi clienti una seconda vita alla quale accederanno quando il progresso tecnologico avrà creato i mezzi necessari ad abbattere ogni malattia che gravi sull’essere umano. Jeff si ritrova quindi in questa realtà dal sapore distopico in attesa del “trapasso” del padre e della sua compagna.

L’uomo di Zero K è l’uomo che dopo aver sdoganato ogni tabù, guarda con aria di sfida perfino la morte. Dio non serve più, l’essere umano è in grado di garantirsi autonomamente una seconda vita dopo la morte: una vita non più spirituale ma fisica. Nulla viene più demandato ai poteri soprannaturali di un’entità misteriosa, bensì è la scienza lo strumento che rende tutto possibile. Il controllo su una gamma di eventi che è in continua espansione sposta dunque il focus dell’attenzione su ciò che rimane ancora da includervi. Nel romanzo infatti mentre il protagonista vaga per i corridoi del complesso di Convergence gli si parano davanti enormi schermi raffiguranti catastrofi naturali che distruggono tutto ciò che è simbolo della presenza dell’uomo sulla Terra e allo stesso modo scene di attentati terroristici ed omicidi. Nonostante l’imponenza dell’ombra umana cresca a dismisura grazie al progresso tecnologico, rimane ancora qualcosa che lo ridimensiona, che gli ricorda il suo posto nella scala degli ordini di grandezza della natura e della sua imperfezione che potrebbe portare la specie umana all’autodistruzione.

Chi sarà l’uomo risvegliato nel futuro? Quale prezzo dovrà pagare in cambio del tempo?

Quale senso può avere l’esistenza dopo la vittoria sulla morte?

Jeffrey Lockhart rappresenta l’altra faccia della medaglia dell’umanità, rifiuta la fede positivistica del padre, guardandola con sospetto e spendendo in modo del tutto differente la propria vita, venendo descritto così da Delillo stesso: “C’è una sorta di sfida: ho cercato di vedere quest’uomo giovane nel suo tentativo di farsi una vita e vivere diversamente dal padre: addirittura i suoi lavori hanno definizioni e qualifiche pressoché insensate. Spesso si ritrova seduto davanti a uno schermo: so che questa mancanza di senso la cerca, l’autoproiettarsi nell’anonimato lo cerca. E’ il suo modo di separarsi e distinguersi dal suo ricchissimo padre.”. Non esistono vie di mezzo: cercare ad ogni costo di allungare una vita piena e frenetica valicando i confini della morte oppure opporsi a questo rifiutando la concezione di un’esistenza-contenitore e celebrarla anche nella sua assenza di significato. Come sempre Delillo trasporta il lettore al sottile confine tra realtà e distopia, dove la narrazione e i dialoghi prendono le sfumature del surreale, ma non del tutto “Tutti vogliono possedere la fine del mondo”.

«Tra centinaia di anni, ammesso che l’umanità non si sia estinta e continui a leggere libri, se qualcuno vorrà capire cos’era la vita in Occidente tra la fine del ventesimo secolo e l’inizio del nuovo millennio non avrà modo migliore per farlo che leggere i romanzi di Don DeLillo».
Jennifer Egan

Beatrice Bravi