A quasi vent’anni dalla pubblicazione dell’omonimo romanzo, masterpiece della letteratura americana contemporanea prodotto dalla penna di Philip Roth, esce oggi in Italia American Pastoral, diretto e interpretato da Ewan McGregor. L’attore approda alla regia con questo adattamento dopo aver vestito un ampio ventaglio di parti in pellicole che hanno segnato la storia del cinema quali Trainspotting (compreso il sequel in arrivo nel 2017), Star Wars e il musical Moulin Rouge. Al fianco di McGregor nella pellicola compaiono Jennifer Connelly e Dakota Fanning, rispettivamente nei ruoli di Dawn Levov, moglie del protagonista Seymour, e di Merry Levov, la figlia.

Entrambe le figure femminili acquisiscono spessore grazie alle loro interpreti: la Connelly indimenticabile in A beautiful mind che le è valso l’Oscar nel 2010, e la giovane Dakota Fanning ex bambina prodigio del grande schermo iniziando la sua carriera alla tenera età di 7 anni con Mi chiamo Sem al fianco di Sean Penn, e protagonista successivamente in pellicole come La guerra dei mondi accanto a Tom Cruise e The Runaways con Kristen Stewart.

Il romanzo da cui il film è tratto ha permesso a Roth di ricevere il premio Pulitzer nel 1998 ed è il suo terzo ad essere adattato cinematograficamente dopo La macchia umana e L’animale morente; nonostante i suoi romanzi abbiano delineato e narrato l’America dell’ultimo mezzo secolo, non gli sono ancora valsi il tanto agognato Nobel letterario.

Ambientato nel New Jersey a cavallo degli anni ‘60, il romanzo racconta la storia di Seymour Levov, detto “Lo Svedese” a causa dei suoi tratti tipicamente caucasici: un uomo sportivo, di successo e affascinante. La sua vita è semplice e felice, trascorre i suoi giorni accanto ad una moglie bellissima della quale è innamorato e alla figlia Merry che tanto gli è simile. I Levov divengono una cellula depositrice dei nobili valori del sogno a stelle e strisce. L’armonia “pastorale” viene rotta però da piccole crepe che iniziano a insinuarsi nella vita della famiglia Levov: Merry si scopre una ribelle fortemente politicizzata e attivista dell’estrema sinistra, invischiata nell’attentato terroristico nella cittadina di Newark. La scoperta delle vicende che coinvolgono la figlia colpisce come un fulmine a ciel sereno i genitori, che svelano le loro fragilità; Dawn in particolar modo sembra perdersi completamente in se stessa, scappando dall’evidenza della realtà. Il sogno americano viene infranto, si calano i veli sotto ai quali le belle apparenze nascondono enormi falle: dietro l’uscio di casa Levov vengono rivelate le insicurezze e devianze dei suoi componenti, fuori le vicende in Vietnam iniziano a echeggiare sempre più massivamente fino a travolgere completamente la vita socio-politica degli Stati Uniti, che subiscono un forte contraccolpo. McGregor, così come ha fatto Roth, mette in scena le dinamiche di due generazioni a contatto: il perbenismo degli anni ‘50 costruito dopo i successi di due guerre mondiali, e il fervore degli anni ‘60 animato dalla consapevolezza che dietro ad un mondo apparentemente perfetto esiste un’aberrante realtà.

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“Ci sono due generazioni a confronto, quella del Dopoguerra che crede nel sogno americano e quella successiva, schierata contro il Vietnam, che lo contesta. Due sogni che entrano in collisione. E una storia intima racchiusa dentro un grande affresco d’epoca.” sono le parole del cineasta scozzese durante un’intervista.

Dopo tre rinunce da parte di registi intimoriti dalla portata del romanzo, Pastorale Americana ha trovato finalmente il suo adattamento cinematografico: le aspettative sono certamente alte, tuttavia il placet da parte dello stesso Philip Roth e quel poco che ci è stato permesso di “assaggiare” ci fanno ben sperare. Da brividi il trailer dove non si lascia spazio alle parole, montato interamente sulle note della cover di Mad World di Gary Jules.

Beatrice Bravi