“Gli autistici sono super intelligenti!”, “Tesoro, anche Einstein era autistico, tranquillo!”, “L’autismo è contagioso!”, “Gli autistici non capiscono niente da soli”, “L’autismo è una malattia ereditaria”. Si è detto tutto e il contrario di tutto. E come spesso succede, meno se ne sa, più con faciloneria se ne parla. Perché la superficialità è lo spettro più ignobile del pregiudizio.

Autismo, der. del gr. αὐτός «stesso», indica un disordine neuropsichico infantile, che può comportare seri problemi nella capacità di comunicare, di entrare in relazione con le persone e di adattarsi all’ambiente in cui ci si trova. A parlarne per la prima volta fu lo psichiatra Leo Kanner, il quale in un articolo del 1943 riportò e descrisse i casi di una decina di bambini che presentavano caratteristiche simili: insofferenza al cambiamento, ecolalia ed estrema solitudine. Colpito da quest’ultimo aspetto scelse di non coniare un nuovo termine, ma di prendere in prestito la parola “autismo” da Eugene Bleuler, che l’aveva usata per descrivere il ripiegamento su se stessi degli adulti affetti da schizofrenia. In quegli stessi anni un altro studioso Asperger cominciò a parlare di autistichen psychopathen, riscontrando in alcuni dei suoi giovani pazienti gli stessi sintomi delineati da Kanner. A distanza di settant’anni non è ancora semplice diagnosticare questo tipo di disturbo, che sembra comparire solitamente nei primi tre anni di vita del bambino, che pare essere più frequente nei maschi piuttosto che nelle femmine, che ha in sé una vasta gamma di sfumature ancora tutte da scoprire. Parlarne è il primo passo. 10864052_1751754938384070_7067707995582612558_oQuesta sera, dalle 19 alle 22 a Roma, presso la Galleria Plus Arte Puls di Viale Mazzini 1, si terrà una serata benefica a favore dei ragazzi ospiti di “Un pezzetto di Paradiso”, una struttura polivalente contro l’autismo e il disagio psichico. Nata tra Guardea e Alviano, in provincia di Terni, si tratta di un grande casale con sei ettari di terreno, animali e arnie, per rispondere ai bisogni dei ragazzi ormai adulti abbandonati dall’assistenza pubblica alle famiglie che – fiaccate e sfinite – non hanno i mezzi tecnici, morali e spesso economici, per far fronte al disagio. Padrini saranno Mogol e sua moglie, Daniela Gimmelli, insieme con Giampaolo Nicolasi, della Comunità Incontro di Amelia. Un’idea splendida che vuole dare dignità e futuro a persone che non si sentono amate né e comprese, alle quali continuamente si chiede di “star buoni”; invito che naturalmente non può essere accolto proprio perché la vita è adesso e ogni giorno è quello giusto per fare e disfare, dare e ricevere. In attesa che la ricerca offra soluzioni a una sindrome che “non si sa da dove viene e non si sa come si cura”, attraverso il lavoro degli orti e dei campi e la cura degli animali, si darà autonomia a queste persone. Agli ospiti sarà offerto un bicchier di vino dai sommelier dell’Ais Lazio, accompagnato con pizza e mortadella, rifacendosi alle tradizioni quasi quarantennali della Comunità Incontro. Ai bambini presenti verrà regalato lo splendido libro di favole “Carillon” di Rossella Paone. La cornice sarà quella della mostra RYTHM, una selezione di opere – curata da Paola Valori – dedicata alla creatività femminile che si ispira al ritmo e al fluire del tempo. Un’occasione per stare insieme e imparare, riflettere e capire. Perché parlare di un problema è il primo passo verso la soluzione.

Cristina La Bella