Da alcuni mesi ci siamo ritrovati letteralmente bombardati in ogni mezzo di comunicazione- dalla TV, alle radio, ai social di ogni tipo- da un nuovo fenomeno di culto, che, a quanto pare, fa “sbroccare” un po’ tutti, dagli adolescenti ai più adulti: sto parlando della TRAP  TUTTA ITALIANA.

“Da Roma a Napoli, da Milano a Genova” come canta Tony, componente dell’ormai nota DARK POLO GANG, che sottolinea il legame realmente esistente tra trappers (specifichiamo, NON rappers) lungo tutto lo stivale. Mi sono violentata per giorni ascoltando pezzi su pezzi di alcuni dei più importanti esponenti della TRAP NOSTRANA non prendendo in considerazione che me li ritroverò fra i correlati di Youtube a vita. Dopo essermi torturata le orecchie ho cercato di dare un senso a tutto quello “sbiascicume” in autotune dorato/tempestato di diamanti/tutto viola (Asap Rocky perdonaci, per favore) facendo il punto su quelle che sono le argomentazioni più quotate.

Effettivamente non mi pare ci siano tutte queste grandi differenze dagli argomenti medi di un qualsiasi pezzo rap “old school” italiano. L’ondata Trap Italiana, tuttavia, non si nasconde dall’affermare di voler superare a tutti gli effetti delle “barriere” create dal rap underground: forse parlano di quella barriera invalicabile che differenzia la cultura Hip Hop italiana, costruita faticosamente da circa 30 anni, e banalmente ciò che si considera la “nuova frontiera” EDM/commerciale/universalmente comprensibile? Forse perché pensano di avere dei mezzi più efficaci per arrivare direttamente al cuore delle nuove generazioni?

La profonda differenza sta nell’atteggiamento, nel modo di porsi con l’ascoltatore: adesso sì che riuscirai a fargli capire che con tanta dedizione sei riuscito a smettere di spacciare fumo nelle periferie di Milano ovest, e ora guarda dove sei arrivato… a godere di un lusso sfrenato, essere testimonial di marchi famosi, continuare comunque a parlare di “panette”, e naturalmente infamare gli sbirri (che ci sta sempre bene). Ma, esattamente, che cosa dovrebbero carpire dai vostri testi dei 14enni X se non un dare valore a tutto ciò che nella vita reale è pura apparenza?

Rifletto sempre molto sui concetti di “essenza” ed “apparenza”, non per forza perché moralmente debba esistere o si debba ricercare solo la prima, ma nella musica, grazie a Dio, le parole hanno ancora molto bisogno di significare (ammesso che ci sia uno scopo “semantico” a prescindere). Non sono altro che la bruttissima copia di ciò che suona negli USA da un bel po’ di anni ormai: è tutta questione di ostentazione di una ricchezza e di valori che, a parer mio, non possono essere accettabili nel 2016, a maggior ragione se si vuole quasi essere “di esempio” per queste nuove generazioni, per altro già alquanto bombardate da merda quotidianamente.

Partiamo subito analizzando il primo argomento che sembrerebbe suonare come coerente alle nostre orecchie, magari già abbastanza abituate alle tematiche trattate nei testi rap: la periferia.

Sfera Ebbasta, artista musicale che possiamo ascoltare spessissimo in molte delle nostre radio nazionali soprattutto grazie al fatto di aver firmato il contratto per la nota etichetta ROCCIA MUSIC dei buoni Marracash e Dj Shablo– in “BRNBQ” (acronimo di “Bravi Ragazzi Nei Brutti Quartieri”) prodotta da Charlie Chales, canta:

“Palazzi alti, come i Watussi,

Maglie di Armani, cinte di Gucci,

Raga si muovono svelti in questo fuggi fuggi,

Butterfly dentro gli astucci,

Vestiti bene in quartieri di merda, G nella felpa, G sulla felpa,

Non guardano in faccia nessuno,

Non guardano in faccia il futuro,

Perché qua non c’è n’é uno,

Scendiamo si da quei angoli che puzzan di piscia,

Usciamo si con quella bitch con la borsa di Krizia,

Bravi ragazzi nel blocco non hanno giustizia,

Bravi ragazzi nel blocco si fanno giustizia.”

“I bravi ragazzi nei brutti quartieri” si vestono firmati nonostante vivano in quartieri poveri e malavitosi; per sopravvivere sono costretti a “fare cose che è meglio non fare e dire cose che è meglio non dire”, ma si è sempre convinti che il nemico venga per forza dall’esterno, e allora che ci frega: sbirri merde, noi ci facciamo giustizia da soli, con G sulla felpa, mentre ci facciamo una bitch con la borsa di Krizia, e ci costruiamo il futuro altrove. Stato infame.

Sfera Ebbasta viene intervistato in TV o in radio una volta ogni due giorni ed è diventato uno dei nuovi idoli delle masse. Ricoperto di accessori necessariamente d’oro firmati Versace (proprio come i suoi idoli americani), è molto attento ai milioni di euro di vestiti che indossa e non sa leggere (vedi Sfera Ebbasta VS people su Noisey.com).

Continuando con la nostra analisi non ho potuto non notare il fenomeno paradossalmente meno commerciale in tutto questo marasma in fermento: il collettivo tutto romano 777 Dark polo gang direttamente da Rione Monti. DarkSide, Pyrex, Tony e Wayne hanno fatto uscire a giugno di quest’anno Full Metal Dark, interamente prodotto da Sick Luke (il figlio di Duke Montana) e la mia attenzione è stata totalmente catturata da “MAFIA”, con tanto di videoclip che li riprende dentro una chiesa in stile banda della Magliana e subito dopo in una stanza mentre sniffano cocaina e si sfondano di sushi.

“Parli di me? Tu a casa a fare cosa
Sto in studio a registrare
Stavo in casa a fare cose (cosa?)
Mh, mh, bilancia e pezzi di coca
Do un bacio in bocca a Tony, è Cosa Nostra
Ti mando un bacio in fronte sei carne morta
Vuoi fottere la gang non fa bene alla salute
Come troppa carne rossa
Ho una canna troppo grossa, faccio fatica a tirarla su
Ti sta per cadere il naso fossi in te non tirerei più
Centometrista corro forte quando vedo luci blu
Odio carabinieri, polizia e tutti quei rottinculo (fanculo)
DPG non siamo come nessuno
Non fottiamo con nessuno”

La strofa di Side mi colpisce particolarmente perché mi fa intendere con certezza un altro argomento fondamentale, comune nei TrapperZ: più che altro quel tipico atteggiamento di chi prova ammirazione nei confronti di ogni organizzazione criminale (vedi titolo) e di conseguenza nei suoi valori. Baci in fronte ai nemici, crocifissi dorati (ancora), coca ovunque, sbirri rotti in culo, “chiamo la tua ragazza bimba, Hermes sopra la cinta”. L’immagine è molto chiara: un gruppo di coatti a cui non importa di ricevere critiche- perché a malapena sono consapevoli di ciò che scrivono, al massimo sono incerti se fare una rima sul pollo o sul sushi mangiato a cena- e non vogliono proprio accollarsi alcun tipo di responsabilità nei confronti di chi li ascolta.

Nella seconda parte di articolo, in cui concluderemo con l’analisi degli argomenti fondamentali della Trap Italica, vedremo come altri personaggi tentano di lasciare il segno nei nostri cuori, come ci insegnano a rialzarsi dalla strada e come, nei casi di trapperZ stranieri ma cresciuti in Italia, si vive la condizione di emarginazione sociale.

Alice Giacopelli