Si chiama TTIP e cambierà il volto dell’economia occidentale qualora andasse in porto, e in tale senso i pronostici sono più che favorevoli. Il Transatlantic Trade and Investment Partnership dell’economia è un trattato internazionale in fase di negoziazione, il quale mira a integrare il mercato dell’Unione Europea con quello degli Stati Uniti. Il risultato, se ciò avvenisse, sarebbe la creazione della più grande aerea di scambi economici mai realizzata. Questo verrebbe raggiunto attraverso la riduzione dei dazi doganali e, in modo più accentuato, mediante un processo di omologazione giuridica in grado di disciplinare egualmente, in senso tecnico, le varie tipologie dei settori che fungono da corollari per gli scambi commerciali: standard dei prodotti, norme di carattere sanitario. La creazione di un così vasto mercato, si presuppone, incrementerebbe gli investimenti, agevolerebbe la libera circolazione di persone e merci. Una grande progetto quindi quello sperato dagli Stati, che trovano, però, non poche complicazioni. Innanzitutto, il TTIP è stato oggetto, nel corso di un triennio, di contrastanti pareri politici, oltre che economici. Lo stesso vicecancelliere e Ministro dell’Economia e dell’Energia della Germania, Sigmar Gabriel, ha sottolineato come il trattato sia una vera e propria forma di subordinazione dell’Unione Europea nei confronti degli USA. Inoltre, su questa linea di pensiero, si ricorda che su 27 capitoli trattati non si è trovato accordo neanche su uno, dimostrando come un mercato senza regola sia la vera privazione dell’autonomia. A sostegno di questa tesi anche la Francia fa sentire la sua voce, dichiarandosi contraria alla totale sregolatezza dei giochi. È il capitalismo più puro quello a cui punta il suo occhio lo zio Sam. In una bozza del trattato è infatti presente una tutela impermeabile nei confronti degli imprenditori, ai quali è concesso di impugnare delle cause nei confronti dei governi statali, nel caso in cui questi applicassero delle leggi, già presenti negli ordinamenti, limitative al profitto dell’impresa. Ciò implicherebbe che molti dei diritti sociali che riguardano il lavoro subordinato vedranno compressa la loro area di applicazione. Ogni provvedimento, infine, potrebbe essere utilizzato solo a favore di un mercato basato sulla cruda legge del più forte, poiché la globalizzazione diffonde i suoi effetti tra le braccia dell’economia malgrado la volontà della politica. Sono molte le opinione suscitate dal TTIP. Da un lato c’è chi sostiene che questo blocco occidentale voglia esaurire le aspettative economiche dei paesi come Cina, India e Giappone creando regole proprie. Dall’altro c’è chi sostiene che l’inserimento di un tribunale super specializzato composto da avvocati commerciali super-specializzati, sotto forma di arbitrato, sia una conquista per le Società che vedono ledere i propri diritti da governi esterni.

Sempre sullo stesso tema c’è chi sostiene la tesi dell’uguaglianza della giustizia, che in questo modo sarebbe violata. L’introduzione del TTIP, oltre all’impatto normativo, avrà delle vere e proprie conseguenze pratiche riguardo la salute, come sostenuto dalla vicepresidente di Fairwach (associazione che si occupa del commercio internazionale) e giornalista, Monica Di Sisto “Faccio un solo esempio, basato sulla storia. Nel 1988 l’UE ha vietato l’importazione di carni bovine trattate con certi ormoni della crescita cancerogeni. Per questo è stata obbligata a pagare a USA e Canada dal Tribunale delle dispute dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) oltre 250 milioni di dollari l’anno di sanzioni commerciali nonostante le evidenze scientifiche e le tante vittime. Solo nel 2013 la ritorsione è finita quando l’Europa si è impegnata ad acquistare dai due concorrenti carne di alta qualità fino a 48.200 tonnellate l’anno”. Dunque cos’è il TTIP: un ricatto o un patto economico? La salvaguardia degli interessi economici è sicuramente un obiettivo da tutelare e garantire, poiché  è stato proprio il liberalismo a riassettare molte volte l’equilibrio dei mercati, a discapito dell’interventismo statale. Con il TTIP, però, si assiste a una supremazia del mercato, in quanto tale, e degli interessi privati che padroneggeranno sulla collettività, “con una consequenziale riduzione degli standard sociali e ambientali”, come anche afferma Greenpeace. Sono 166646 le persone che hanno scritto ai parlamentari Europei, e questi continuano le loro riunioni e assemblee a porte chiuse, propagando una disarmante indifferenza. Intanto si moltiplicano i dissensi riguardo l’accordo, mediante manifestazioni e cortei pubblici, in tutta Europa. Il governo Italiano, nonostante tutto questo polverone d’incertezze, si considera favorevole “Il TTIP ha l’appoggio totale e incondizionato del governo italiano” dice il presidente del Consiglio, Matte Renzi, che ne auspicava la realizzazione già per gli inizi del 2015.

Stefano Delfino La Ferla