tuttoapparivainbiancoenero

  • Titolo: Tutto appariva in bianco e nero
  • Editore: Ensemble
  • Anno di Pubblicazione: 2016
  • Numero di pagine: 222

Sinossi: Riccardo si è appena laureato in biologia all’università di Milano. Ambisce a diventare ricercatore scientifico, ma non prima di aver ottenuto l’oggetto dei suoi desideri: Isadora, l’amica con le lentiggini, che sceglie sempre l’uomo sbagliato. In un intreccio di storie personali e ombre che scorrono tra tossicodipendenza e malattie, aborti e prostituzione, c’è una Paese che sta cambiando irreversibilmente: i maggiori fatti italiani dal 1992 al 1994 fanno da cornice a un romanzo il cui finale a sorpresa non lascerà indenne nessuno.

Recensione:

“I fiocchi, enormi batuffoli di cotone, toccavano il suolo quasi felpati, senza fare alcun rumore. Il cielo era una tavola uniforme e il panorama sembrava non avere più colori: tutto appariva in bianco e nero.”

Non poteva che iniziare così questa recensione, riprendendo una citazione contenente l’emblematico titolo che Lorenzo Galantino ha scelto per il suo romanzo d’esordio. Il bianco e nero, si oppongono tra loro senza mezzi termini, un po’ come succede nelle vicende e nei pensieri dei giovani. Giovani come Riccardo, Isadora, Veronica o Sonia. Giovani che non hanno “zone di grigio” nei pensieri, nelle passioni, nelle azioni e – ovviamente – anche quando commettono errori. Gli psicologici dipingono l’età adolescenziale come quella più “complicata”. Nessuno si preoccupa di stabilire quanto sia invece difficile non essere più adolescente, ma non essere neppure adulto. Quella fascia di età che va dai 25 ai 27/28 anni, quando i venti sono ormai lontani e i trenta ancora un miraggio, in cui ti assale quella sensazione orrenda che la vita sia bloccata e aspetta te per sbloccarsi, ma tu non hai minimamente idea di come fare. Succede a Riccardo, che le idee per il futuro ce le ha ben chiare e si trova comunque catapultato in un susseguirsi di cambiamenti sentimentali e personali che mettono in discussione tutti i suoi punti fermi. Succede a Isadora, che ha sperimentato il mondo dell’ “élite” e non riesce a farne più a meno; ed è così anche per Sonia, che invece sperimenta qualcosa di ben più pericoloso che la catapulterà in un tunnel senza uscita. Uscita che c’è per Veronica, che dovrete capire e seguire senza giudicare, cercando di darle una possibilità ( perché nel finale, forse, vi darà modo di ricredervi) anche quando tutto sembra contro di lei.

Tutto appariva in bianco e nero è un romanzo corale, una specie di galleria in cui le vite dei personaggi proposti dall’autore fluiscono incessantemente come sabbia in una clessidra. La scrittura è scorrevole e il ritmo del romanzo non è intaccato dalla scelta dell’autore di far procedere alcune delle storie in maniera parallela e non con singoli capitoli dedicati ad ogni personaggio. Il ritmo che se ne ricava è quasi a singhiozzo o come se il lettore assistesse a piccoli film su tanti schermi diversi nello stesso momento. Se proprio volessimo prendere in prestito una metafora potremmo pensare ad un deus ex machina con il dono dell’ubiquità.  Leggendo, ognuno avrà modo di scegliere il suo “preferito”, fermo restando che nonostante la diversità tutti personaggi sono legati dal filo conduttore dell’Italia di inizio anni ’90. In un Paese che sta cambiando e che si affaccia al benessere, ma continua a dondolare tra il volersi lasciare alle spalle gli anni di Piombo e il dover affrontare le stragi per Mafia, il romanzo si pone come una riflessione sulle scelte umane e su come esse – dalla più insignificante a quella più importante – costituiscano il disegno della nostra esistenza.

Martina Mattone