Titolo: Seppellite il mio cuore a Wounded Knee

Editore: editori vari

Anno: prima edizione 1970

Trama: 1860-1890: é il trentennio della “soluzione finale” per il problema indiano, che approda alla distruzione della cultura e della civiltà dei pellerossa. In questo periodo nascono tutti i grandi miti del West, un’epopea a esclusivo beneficio degli uomini bianchi. I racconti dei commercianti di pellicce, dei missionari, dei cercatori d’oro, delle Giacche Blu, degli avventurieri, dei costruttori di ferrovie e di città stendono una fitta coltre che nasconde la versione indiana sulla conquista del West. I pellerossa costituivano l’antistoria, l’ostacolo al trionfo della nuova civiltà; per di più non sapevano scrivere nella lingua dei bianchi. Eppure la loro fievole voce non é andata perduta del tutto: alcuni ricordi hanno resistito al tempo in virtù della tradizione orale o per mezzo delle pittografie; dai verbali degli incontri ufficiali é possibile desumere illuminanti testimonianze; nelle rarissime interviste raccolte da giornalisti sono reperibili suggestive ricostruzioni di celebri e sanguinosi avvenimenti; e da sperdute pubblicazioni dell’epoca l’opinione dei pellerossa é potuta giungere fino a noi. Dee Brown ha fatto solo la sua parte di storico: la raccolta delle fonti, l’esame critico, la stesura della narrazione. Per la prima volta a parlare sono i pellerossa, dai grandi capi agli oscuri guerrieri; narrano come venne distrutto un popolo e il mondo in cui viveva.

Recensione: “The American dream”, il sogno che ha portato milioni di coloni a viaggiare e rischiare la vita tra le più sperdute e selvagge terre del nuovo continente, ci sussurra però anche una storia diversa, dispersa nella memoria dell’uomo, come spesso accade per le verità scomode.

Dee Brown, famoso storico e scrittore statunitense che fu prima bibliotecario e successivamente professore per l’Università’ dell’Illinois, pubblica nel 1970 “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee”, un libro che  racconta, appunto, una di quelle storie “sbagliate”, come ci consiglia il poeta De Andre’ .

La trama infatti ripercorre le vicende che caratterizzarono la storia dei Nativi d’America durante i secoli che hanno accompagnato la loro rapida caduta, per mano degli esportatori di democrazia più famosi del mondo moderno. Anche se l’autore propone un tipo di narrazione che pare quasi di stile giornalistico e distaccato, continuando  ad elencare la moltitudine di massacri, patti non rispettati, popoli scacciati dalle loro terre ed ingiustizie manifeste in nome di una bandiera senza patria, in realtà ci avvolge ed accompagna nei pensieri, nei gesti, nei sogni e nelle speranze, così come nelle paure della gente e dei popoli che hanno vissuto sulla loro pelle un’inumana brutalità ed indegna spietatezza. La naturale empatia con cui ripercorre la vita dei personaggi  porta  il lettore a riflettere sul vero significato che hanno le parole “onore” e “rispetto”, per troppo tempo accostate a significati contrastanti ed illusori. L’onore nel cadere in battaglia per difendere la propria casa, la propria famiglia, ma non solo: l’onore sta nel guardare quella terra immensa, pensare e purtroppo solo sperare, di poterci vivere insieme nell’amore per la vita e nel rispetto di essa.

Il libro non potrà che suscitare nel lettore un enorme senso di angoscia e un dolore profondo che scaverà nel cuore di chi avrà la pazienza di avventurarsi per Wounded Knee a scoprire il vero significato della parola libertà, di quanto essa sia preziosa nella memoria del genere umano e di quanto continua, purtroppo, a costare così cara.

 

“Quando sarai pronto per morire sarai abbastanza grande per vivere”

Toro Seduto , condottiero dei Sioux

 

Niccolò Inturrisi