• Giovedì 5 ottobre, ore 02.00
  • Sabato 7 ottobre, ore 1.45
  • Sabato 7 ottobre, ore 03.00
  • Domenica 8 ottobre, ore 21.00

Cosa rappresentano questi riferimenti temporali? Potrebbero essere partenze per luoghi esotici, eventi notturni o incontri romantici. Nulla di tutto ciò: la realtà, purtroppo, corre parallela a queste ipotesi ingenue. Le date riportate in elenco sono i casi di femminicidio e violenza sulle donne registrati e riportati alle autorità italiane negli ultimi quattro giorni.

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  • Giovedì 5 ottobre, parco di Colle Aperto, Roma, un 40enne aggredisce e violenta una turista australiana dopo aver ricevuto un rifiuto alle insistenti avances.
  • Sabato 7 ottobre, Novara, accoltellata fatalmente alla gola una 35enne al termine di una lite divampata dalla gelosia del compagno. In contemporanea a Chiari (BS) un giovane viola il domicilio e l’intimità della proprietaria 87enne minacciandola di morte con un’arma da cucina.
  • Domenica 8 ottobre, Taranto, un 38enne di origine romena incide il proprio nome sul petto della compagna con una lametta, atto estremo che etichetta la donna come oggetto di sua proprietà dopo una lunga serie di sevizie fisiche e psicologiche durate 6 mesi.

Più di un episodio al giorno contrassegnato da violenze sul femminile affiorano quotidianamente sui giornali, corrispondente ad una frequenza elevata e turbante. Ciò che rende ulteriormente difficile comprendere come certi atti siano facilmente compiuti da un sano punto di vista civile e morale è il fatto che tutti gli uomini citati erano già stati segnalati per violenza o avevano precedenti quali aggressioni o furti. Ben il 70% delle vittime di abusi infatti non sono nomi ignoti alle forze dell’ordine avendo già fatto presente la propria situazione. Come può una donna sentirsi sicura e poter svolgere una vita quotidiana in tranquillità quando nemmeno il coraggio della denuncia la solleva da una sorte inevitabile? 211754480-275d85be-44d1-408c-a2e6-0b7e3e71c3ddCiò che è evidenziato dalle ricerche è che infatti la violenza sulle donne pare essere percorsa a step successivi lungo un continuum, dove a piccoli episodi di aggressività maschili ne seguono altri in crescendo fino a giungere, se non fermati tempestivamente, all’omicidio. Ricerche psicologiche specifiche sull’aggressività hanno rivelato che ogni atto di violenza viene reso accettabile dall’aggressore forte degli esempi di minore intensità messi in atto precedentemente. Spesso il seviziatore non possiede la lucidità per rendersi conto della gravità di ogni singolo atto compiuto, non riuscendo ad acquisire un punto di vista esterno alla situazione che gli permetta di rompere la catena. Ecco perchè spesso alla violenza finale, che porta alla morte della compagna, segue un risveglio della coscienza portando l’aggressore all’autodenuncia. Tuttavia queste spiegazioni fungono solo da supporto ad altre di natura antropologica e culturale, cercando di comprendere le dinamiche di complessi meccanismi psicologici che portano un individuo ad adottare comportamenti disumani. Ognuno dei carnefici è pienamente responsabile dei propri atti compiuti nei confronti di donne che vengono private del loro status di persone e di ogni tipo di diritto umano. Il lento processo volto ad affermare un’equità tra i sessi (che ad oggi appare comunque lontana) iniziato solo in tempi relativamente recenti sembra sconvolgere la concezione di donna-oggetto ancora troppo radicata nella mentalità dell’uomo. A differenza di un secolo fa oggi vengono presi provvedimenti punitivi che sanzionano le violenze di genere senza tuttavia prevenirle efficacemente.

Sono pienamente convinta che una completa ed effettiva evoluzione della figura femminile, concepita come autosufficiente e avente pari dignità dell’uomo, necessiti purtroppo di un lungo tempo di incubazione, come ogni evoluzione del pensiero umano. La storia ha bisogno di esempi di donne straordinarie e grandi uomini che guidino propulsivamente al cambiamento.

Beatrice Bravi