Taranto, Staffe e Massafra. Ci troviamo nello splendido scorcio di un panorama del Sud-Italia, la Puglia più viva e operosa che anima una cultura sempre in movimento e in continuo cambiamento, che non ha mai perso però le sue radici, ma che potrebbe perdere il suo futuro. Perché proprio questo paesaggio apollineo mette in scena uno dei più grandi esempi di mancanza dello Stato sul territorio. L’ILVA, fondata nel 1905, aprì pochi anni più tardi; uno stabilimento nella regione pugliese che si occupa ancora oggi della produzione e trasformazione dell’acciaio e che dà lavoro a quasi 10.000 famiglie. Negli ultimi 40 anni però, sono stati riscontrati dei dati sconcertanti: secondo uno studio del 2014 sugli effetti delle esposizioni ambientali e occupazionali riguardanti la morbosità e mortalità dell’inquinamento sui residenti della zona, è saltato all’occhio di tutti, senza però far nulla, un aumento del 30% di tumori su bambini di età compresa tra gli 0 e i 4 anni, per non parlare di un incremento sostanziale di tumori ai polmoni, vescica e stomaco, quasi il 60% dei cittadini di età compresa tra i 60 e gli 80 anni che , ovviamente, sono stati esposti ai fumi inquinanti per un tempo più esteso.

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Quando si introducono dati del genere, quando si trovano sotto i nostri occhi queste cifre , sorge spontaneo e umano pensare alle ragioni per cui questa fabbrica stia ancora in piedi dopo tutto questo tempo. Sicuramente l’aspetto lavorativo e occupazionale non è da sottovalutare: chiudere uno stabilimento del genere significherebbe lasciare letteralmente “per strada” migliaia di persone. Ma è lecito chiedersi se la salute dei cittadini di questo paese sia condizionata e subordinata alla necessità di “produrre” sempre e senza nessuna restrizione. Si può ammorbare un’intera popolazione e non garantire un futuro ai figli di questo paese? La risposta dovrebbe essere logicamente data dallo Stato Italiano che,però, non ha mai affrontato il problema alla radice: non si può asserire, infatti, che gli enti regionali in primis, e statali poi, abbiano mai agito nell’interesse dei residenti delle città colpite, poiché risulta particolarmente comodo lasciar ai cittadini la scelta su come smettere di guardare al proprio futuro. Sappiamo quanto sia maledettamente difficile trovare il modo di soppiantare le leggi del mercato, ma non vale la pena rinnovare l’ambiente lavorativo per cercare quantomeno di salvare queste vite sottoposte ad un continuo stillicidio?

Niccolò Inturrisi