Firmato dalla regia francese di Anraud Louvet e Renaud Fely, “Il sogno di Francesco” viene proiettato a partire da oggi 6 Ottobre nelle sale cinematografiche italiane.

Fiore all’occhiello della pellicola è la presenza dell’attore italiano pluripremiato Elio Germano nei panni del Santo protagonista. Abbiamo infatti già avuto modo di cogliere la maestria dell’interprete nel vestire le più disparate parti che gli sono valsi ben tre David di Donatello: dal verace filofascista Accio in “Mio fratello è figlio unico” all’operaio e padre di famiglia di borgata ne “La nostra vita” entrambi girati da Daniele Lucchetti, fino al cerebrale e malinconico Giacomo Leopardi ne “Il giovane favoloso” di Mario Martone.

Proprio quest’ultimo personaggio sembra abbia posto Elio Germano sotto la giusta luce agli occhi dei registi, evidenziando la profondità e la passione vibrante per la vita dell’attore, caratteristiche che accomunano il poeta di Recanati al santo di Assisi. Altro nome italiano pluripremiato presente nel cast è quello dell’attrice toscana Alba Rohrwacher, nota per aver recitato in film quali “Il papà di Giovanna” e “La solitudine dei numeri primi”. In quest’ultima pellicola francese interpreta Santa Chiara, figura femminile di spicco per la Chiesa Cattolica accanto a quella del protagonista.

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Il film riprende un momento particolare della storia di San Francesco, nel quale affronta diverse controversie per l’accettazione da parte di papa Innocenzo III della Regola, senza la quale l’ordine del frate non può essere creato. Il focus della pellicola si concentra infatti sul rapporto tra Francesco ed Elia da Cortona (interpretato da Jérémie Renier) che rappresenta la voce mediatrice tra la Santa Chiesa e l’amico Francesco. Il travaglio interiore di Elia è quello dell’uomo terreno, posto a metà tra l’autentica spiritualità e l’autorità più politicheggiante del papato: molto più consapevole della pragmaticità del mondo e di idee meno utopiche rispetto a Francesco, Elia cerca di convincerlo alla modifica della Regola per andare incontro alle richieste del Vaticano. L’idea che sta dietro le riprese del film e che lo rende interessante non è solamente la volontà di riprendere la figura del poverello di Assisi, bensì rendere evidenti le analogie socio-economiche presenti al tempo con quelle odierne: precarietà economica, accentramento del potere e crisi religiosa.  Ciò che quindi la regia vuole sottolineare è la necessità di non perdere di vista la bellezza dell’esistenza al di fuori di tutto ciò che è accessorio in una società in cui lo scopo della vita pare essere oggettivato e posto al di fuori dell’individuo, perpetuamente teso verso qualcosa diverso da sé. Preferire l’essere all’avere. Particolare del film che fa da cornice all’intreccio è la spettacolare fotografia curata da Léo Hinstin: le riprese avvicinano lo spettatore alla natura, catturando ed evidenziando al meglio i suoi aspetti più sublimi.

Beatrice Bravi