• Titolo: Colpa delle stelle
  • Editore: Rizzoli
  • Data di pubblicazione: 2012
  • Pagine: 360

Sinossi: Hazel ha sedici anni, ma ha già alle spalle un vero miracolo: grazie a un farmaco sperimentale, la malattia che anni prima le hanno diagnosticato è ora in regressione. Ha però anche imparato che i miracoli si pagano: mentre lei rimbalzava tra corse in ospedale e lunghe degenze, il mondo correva veloce, lasciandola indietro, sola e fuori sincrono rispetto alle sue coetanee, con una vita in frantumi in cui i pezzi non si incastrano più. Un giorno però il destino le fa incontrare Augustus, affascinante compagno di sventure che la travolge con la sua fame di vita, di passioni, di risate, e le dimostra che il mondo non si è fermato, insieme possono riacciuffarlo. Ma come un peccato originale, come una colpa scritta nelle stelle avverse sotto cui Hazel e Augustus sono nati, il tempo che hanno a disposizione è un miracolo, e in quanto tale andrà pagato.

Recensione: Hazel Grace Lancaster ha 16 anni, un’età in cui la voglia di vivere dovrebbero essere esplosiva e invece per lei ogni gesto è una sofferenza: a 13 anni le è stato diagnosticato un cancro ai polmoni e da allora convive con un carrettino per trasportare la bombola di ossigeno al quale è sempre attaccata per respirare correttamente, dei genitori iper-protettivi e la consapevolezza che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo. Tutti le dicono che è stata“fortunata” perché le è stato concesso più tempo ma lei non la pensa allo stesso modo, costretta come se non bastasse a frequentare un gruppo di supporto per ragazzi con malattie terminali. Il suo unico amico è Isaac, un ragazzo con un cancro agli occhi, il quale un giorno porta con sé a un incontro Augustus Waters, un ragazzo con una protesi al posto di una gamba, amputatagli a causa della loro stessa malattia: Hazel rimane fin da subito affascinata da questo ragazzo che sprizza energia e ottimismo, capace di pensieri profondi (il più esemplare è la spiegazione che le fornisce al fatto che tiene spesso una sigaretta spenta in bocca: finchè non l’accende non può nuocergli, ergo è come controllare il potere delle cose che potrebbero fare male) e con una gran voglia di mostrare alla ragazza quanto la vita possa essere bellissima, nonostante tutto. E’ l’inizio di un’amicizia fatta di cene, videogiochi, messaggi, telefonate e di esperienze nuove e banali per chiunque ma non per loro che hanno disabilità fisiche, che portano Hazel a lasciarsi andare, anche se la malattia è purtroppo sempre dietro l’angolo e non mancano ricadute anche piuttosto gravi che però riesce ad affrontare con rinnovata forza sapendo che Gus le è vicino. E sarà proprio lui a farle il regalo più bello, donandole il suo desiderio (che viene concesso a ogni giovane malato di cancro) per andare ad Amsterdam a incontrare il suo scrittore preferito, Van Housten, per scoprire come finisce la storia della protagonista del suo romanzo “Un’imperiale afflizione” che Hazel legge in continuazione. Il viaggio dei ragazzi si rivela però un disastro: Van Housten è scorbutico, alcolizzato e si rifiuta di rispondere alle domande della ragazza che rimane scioccata da tale incontro. Dopo la delusione iniziale i ragazzi decidono di godersi ugualmente il loro weekend ad Amsterdam. Una storia simile però non è destinata a un lieto fine: prima di tornare in America, Gus le rivela che il cancro si è ripresentato e ha preso più parti del suo corpo “La vita non è una fabbrica che realizza i sogni” è il suo commento amaro. Se ancora non avete avuto modo di vedere il film ispirato al libro, vi lascio il gusto del finale, anche se vi avviso che  – come nello stile di John Green – non è per i deboli di cuore.

Pochi libri hanno saputo emozionarmi come questo e dovete sapere che non sono una ragazza dalla lacrima facile. Nonostante sia classificata come “lettura da ragazzi” lo consiglio a tutti, a dispetto di età o gusti personali, perché parla dell’eterno rapporto amore e morte in un modo nuovo e delicato ma comunque molto sentito, distanziandosi dunque dai soliti romanzi rosa troppo sdolcinati o ripetitivi. Impossibile non lasciarsi coinvolgersi dagli sviluppi o ignorare le bellissime riflessioni e frasi che hanno il sapore dell’aforisma e che ci fanno pensare alla vita con rinnovato vigore. Vi suggerirei anche di leggerlo in inglese, per cogliere meglio i dettagli e di vedere il film (Piuttosto fedele) soltanto dopo aver ultimato la lettura. La scrittura di John Green, autore di altri libri “tragici” a modo loro, tende comunque ad affrontare la materia trattata in modo leggero senza essere superficiale, inserendo diversi momenti divertenti, che spezzano quelli più difficili. Il finale è piuttosto prevedibile, interessante tuttavia è la conclusione a mo’ di elogio, che rende Gus voce narrante dopo che l’intera vicenda è stata vista con gli occhi Hazel: quando si arriva all’ultima pagina, si avverte un vuoto che solo i libri più coinvolgenti sanno creare. Ho apprezzato molto che i due protagonisti non siano rappresentanti come eroi o sopravvissuti, ma come semplici ragazzi che vogliono vivere al meglio delle loro possibilità. E’ sapiente inoltre l’idea di lasciarci in sospeso come è in sospeso il finale di “Un’imperiale afflizione”, non sapendo cosa ne sia delle rispettive protagoniste ma immaginando anche qui con dolore quale possa essere il loro destino. In conclusione, è un libro che si legge volentieri, che non si può dimenticare e che si suggerisce ripetutamente, inserendolo a pieno diritto tra le letture più suggestive che io abbia mai affrontato.

Angelica Corà