<< Quando un lettore ha esaurito le parole, ha chiuso il libro e lo ha riposto nello scaffale, continuano ad agire in lui le inquietudini, i dubbi, i pensieri, le prospettive, le immaginazioni, i turbamenti trasmessi dalla lettura del libro. Se questo non avviene lo scrittore ha fallito il suo scopo. >>

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Voglio raccontarvi oggi la storia di un uomo che per tutta la vita si è divertito a giocare con le parole, sperimentando ogni forma di scrittura, la cui rivoluzione investiva tanto il linguaggio quanto le strutture narrative. Perché per lui ogni libro era una scommessa e, da buon giocatore di poker quale era, amava il rischio. E quando uno alla macchina da scrivere non bara, si sente. 9788804669340-romanzi-e-racconti_copertina_2d_in_caroselloAll’anagrafe è Luigi Bonardi, per gli amici “Gigi”, nel mondo dell’editoria e della letteratura Luigi Malerba. A otto anni dalla sua scomparsa arriva nelle librerie un Meridiano che ne propone una significativa selezione di opere: La scoperta dell’alfabeto (1963), Il serpente (1968), Salto mortale (1968), Il pataffio (1968), Testa d’argento (1988), Il fuoco greco (1990), Le pietre volanti (1992) e Fantasmi romani (2006). L’introduzione porta la firma di Walter Pedullà, uno dei massimi studiosi di letteratura italiana contemporanea, che ha seguito criticamente tutta l’attività letteraria di Malerba, esaltandone in particolare l’ironia – che per lo scrittore di Berceto non era “soltanto una strategia o un artificio letterario, ma un atteggiamento verso il mondo”- e la straordinaria capacità di smascherare i paradossi e le contraddizioni del reale.

«A scuola dicevano: cerca di essere te stesso, ma se io non avessi cercato di essere un altro non avrei scritto niente».

Nato a Berceto, in provincia di Parma, l’11 Novembre del 1927, Malerba si laurea in legge, per poi dedicarsi all’editoria. Giovanissimo, fonda, proprio a Parma, una rivista di cinema, Sequenze. Nel ‘50 si trasferisce a Roma, dove ha modo di entrare a contatto con registi del calibro di Alberto Lattuada e Federico Fellini. Significativa sarà la sua amicizia con Cesare Zavattini. Di quel cinema pieno di luci e riflettori scriverà molti anni dopo un romanzo epistolare delizioso “Le lettere di Ottavia”. L’attività di sceneggiatore sarà fondamentale, come lui stesso racconta nello splendido libro-intervista, curato dalla figlia Giovanna Bonardi, “Parole al vento”:

<< Della mia esperienza cinematografica ho imparato molte cose. Per esempio il montaggio. Posso scrivere senza ordine i capitoli di un libro per poi sistemarli alla fine. Qualche volta scrivo subito il finale della storia, come per fissare una meta al mio viaggio. >>

In seguito aderisce al Gruppo ’63, la più nota avanguardia letteraria del dopoguerra e diventa presidente della Cooperativa scrittori, che vede tra i tanti Alberto Arbasino, Nanni Balestrini, Alfredo Giuliani, Giorgio Manganelli ed Elio Pagliarani. malerbaCollabora come giornalista per il Corriere della Sera e La Repubblica. L’esordio da scrittore arriva proprio nel 1963 con la sorprendente raccolta La scoperta dell’alfabeto, a cui seguono i due romanzi Il serpente (1966) e Salto mortale (1968), nei quali Malerba si prende gioco del realismo e della tradizione letteraria ottocentesca. Impossibile, infatti, sarebbe raccontare in poche righe la trama di una sua opera. Malerba non è il padre che prende per mano il lettore, rassomiglia piuttosto al papà, che da dietro tiene la bicicletta, a cui sono state appena tolte le rotelle, pronto a lasciarla quando meno te lo aspetti. Negli anni settanta vengono pubblicati: Il protagonista (1973), Dopo il pescecane (1978) e Il Pataffio (1978). Appassionato di storia e architettura scrive due romanzi storici: Il fuoco greco (1990) e Le maschere (1994). Indimenticabile il suo romanzo Itaca per sempre (1997), che ottiene un ampio successo di pubblico e che sui social network è oggi tra i libri più citati di sempre. Altrettanto straordinari i suoi racconti, tra cui ricordiamo la raccolta Ti saluto filosofia, pubblicata nel 2004. Saggista appassionato pubblica: Le parole abbandonate (1977) e Che vergogna scrivere (1996). Scrive anche per i più piccoli:

<< Mi piace mettere in imbarazzo i giovani lettori, sconcertarli con paradossi, fargli capire che il mondo è strano e pieno di inganni e addestrarli fin da bambini a diffidare dei conformismi, a vedere il lato ridicolo delle cose>>.

Come il cane diventò amico dell’uomo (1973), Pinocchio con gli stivali (1977) e Le galline pensierose (1981) sono tra gli esperimenti più riusciti di Malerba, che definiva questo tipo di letteratura “anfibio”, proprio perché scritta apparentemente per i ragazzi, ma indirizzata per lo più ai grandi, che crescendo non si stupiscono più di ciò che li circonda. Sul filo dell’assurdo e dell’incongruo, sospeso tra onirismo e nonsenso, sempre a caccia di soluzioni alternative e sbalordenti, la scrittura di Luigi Malerba non può assolutamente non essere annoverata tra le più sorprendenti della letteratura italiana. Il Meridiano, disponibile in tutte le librerie a partire dal 27 settembre, è l’occasione giusta per conoscere, o riscoprire, uno straordinario autore del nostro Novecento. “Il mondo è quasi infinito ed io sono un ottimo navigatore” affermava Malerba e queste 1856 pagine sapranno farvi viaggiare nel tempo e nello spazio senza tediarvi.

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Non ho avuto la fortuna di conoscerti, di chiamarti “Gigi”, probabilmente, non avrei nemmeno osato farlo se tu fossi stato in vita, ma sei per me un grande amico, che con i suoi libri sa tenermi compagnia meglio di chiunque altro. Perché anche quando l’ultima riga è stata letta, quando il libro può dirsi finito, quando il volume sta per essere rimesso sulla mensola, io mi giro a cercarti, perché troppa è la vita che hai messo dentro a quelle pagine, per non sentirla.

Cristina La Bella