Tra tutte le vie che animano come vene pulsanti la città di Firenze, ne esiste una in particolare così stretta, con i portoni a “distanza di voce”, in cui il tempo  sembra essersi fermato. Via del Corno, a due passi dalla Basilica di Santa Croce, ove riposa il Sommo Poeta, è un vero e proprio ecosistema nel quale i protagonisti del romanzo di “Cronache di poveri amanti” di Vasco Pratolini (Nel 1954 il romanzo ha ispirato un adattamento cinematografico diretto dal regista Carlo Lizzani, con protagonisti Marcello Mastroianni, Antonella Lualdi e Cosetta Greco. Nello stesso anno il film ha vinto il premio speciale della giuria al Festival di Cannes) prendono vita al sorgere del sole e in cui ritornano ogni notte,  un po’ più precari e malconci ma sempre vivi, di una vitalità portata avanti dal bisogno di sopravvivere contro tutto e tutti, dal bisogno di continuare a sperare.

Vi possiamo trovare il Nanni, agli arresti domiciliari, che saluta il brigadiere ogni sera e che non smette mai di pensare alla moglie Liliana; oppure Ugo, in affitto presso i coniugi Carresi, si guadagna da vivere con il suo carretto che ogni mattina porta al mercato ortofrutticolo. Poco più avanti possiamo intravedere il possente Corrado, meglio noto come Maciste, Ardito del Popolo durante la Grande Guerra e adesso simpatizzante comunista e la sua nemesi, Carlino, iscritto al Fascio, un “poco di buono” superbo ed avido di potere.

C’è il Nesi, carbonaio rozzo e intrattabile, che ha fatto una fortuna collaborando con il governo Fascista e che più di tutti teme la Signora, vecchia, grassa e safficamente innamorata delle donne che raccoglie per strada, che trasforma in sue domestiche. Vive appollaiata nella sua casa in cima a via del Corno dalla quale non esce mai, ma conosce meglio di tutti ogni singolo avvenimento che riguarda questo piccolo mondo.

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Ma  in cosa continuano a sperare i nostri personaggi?  Lo scenario bellico che fa da sfondo al romanzo – con il conflitto mondiale che minacciosamente bussava alle porte del Bel Paese, i Fascisti e i loro cosiddetti “squadroni” che con ronde e  soprusi stavano prendendo pian piano il possesso delle istituzioni, dei mercati, delle piazze e dei sogni della gente – rende la risposta alla domanda velata e non facilmente individuabile.

La speranza è nascosta negli occhi degli Angeli di via del Corno, le quattro ragazze più belle di tutte, che finiscono per essere il fulcro intorno al quale le vicende dei personaggi, più o meno comprimari, ruotano, si scontrano, si amano e muoiono come la più bella delle fiamme.

Cronache di Poveri Amanti non è solamente un romanzo che parla di amore, ma è lo specchio nel quale viene riflessa la realtà della condizione umana; la sofferenza che sfocia in passione e l’amore che si tramuta in odio. Pratolini, anche lui residente in via del Corno da giovane, ci fa immergere pian piano nel ritratto sciupato e ingiallito dell’Italia e degli italiani in modo così sensibilmente empatico che il lettore non può far altro che continuare a ritrovare se stesso nei gesti dell’uno e nei dolori dell’altro, cercando sempre, come loro, la libertà di essere solamente se stesso.

Niccolò Inturrisi