«I suoi sono libri per pochi, ci dispiace», «il fatto è che in Italia non si vende quasi per niente…». Questo è generalmente il tenore delle risposte degli editori italiani agli aspiranti traduttori di una delle opere più suggestive e pregiate di J.M.G. Le Clézio, L’inconnu sur la terre (Gallimard, 1978). Eppure, si parla di uno scrittore insignito nel 2008 del Premio Nobel per la Letteratura, amatissimo e celebre in tutto il mondo in quanto «autore di nuove sperimentazioni, avventure poetiche e di sensuali estasi; esploratore di un’umanità dentro e fuori la civiltà imperante».

le-clezio

Una volta incassato il colpo, forse sarà bene accantonare per un attimo lo sbigottimento misto a indignazione e confrontarsi con la triste realtà dei fatti. Ebbene sì, nel nostro Paese lo scrittore francese è per lo più sconosciuto al grande pubblico e dunque molto poco letto. A chi è appassionato di letteratura, la considerazione sorge spontanea: certo, se non si valorizza la cultura e non la si divulga, è difficile credere che le cose possano migliorare. Ma d’altronde si sa: in Italia sembriamo proprio non sentirci da quell’orecchio! Per quale motivo, dunque, è auspicabile rendere accessibile anche a chi non conosce la lingua francese un testo come L’inconnu sur la terre? Vediamone le ragioni principali.

Un testo che non aderisce a nessun genere testuale: L’inconnu sur la terre non è un saggio (non ne ha né la struttura, né la rigida impalcatura logica) e neppure una poesia (è in prosa e non dispone di rime e di figure retoriche), non è un testo narrativo (non sussiste una vera trama e i personaggi non interagiscono tra loro). Si camuffa da testo descrittivo, ma non è neanche quello (travalica la semplice funzione figurativa). Possiede alcuni tratti della memorialistica, ma la totale assenza di riferimenti personali, spaziali e temporali porta ad escludere tale ipotesi. È forse un atipico reportage di viaggio? Forse. Il capolavoro di Le Clézio è e non è tutte queste cose insieme: travalica con destrezza molti generi testuali senza tuttavia identificarsi in nessuno di essi.

La struttura è frammentata e contemporaneamente coesa: la mancanza di un sommario indica l’assenza di ogni qualsivoglia linearità, per un testo composto da microcapitoli di tema diverso sconnessi e al contempo connessi tra loro. Le emozioni e la bellezza sono ovunque, sono istanti, frammenti che non necessitano di impalcature.

Il testo è fuori dallo spazio e dal tempo: l’atmosfera appare sospesa, cristallizzata in un idillico non-luogo atemporale, isolato e protetto dalla realtà. Ma qual è, poi, la vera realtà? Siamo sicuri di non indossare occhiali dalle lenti troppo oscure che ci confondono?

Il suo messaggio è utopico e reale al contempo: L’inconnu sur la terre si configura come una sorta di guida turistica, imbevuta nella poesia, per accedere al vero mondo ideale, che è proprio quello che già abitiamo. Le Clézio squarcia un velo e si profonde in un’accurata e sognante illustrazione della bellezza della vita sul nostro pianeta e della gioia che essa genera in ogni istante. L’opera è un suggestivo viaggio in cui si incontrano il mare, la pioggia, la montagna, l’autobus, la strada, gli insetti, le nuvole, il vento, le parole, gli alberi, il temporale, l’aria, le rocce, i volti, i bambini, il pane, i cargo, l’arancia, le conchiglie, i fiori, i legumi, il miele e tanti altri componenti del reale, contemplati e indagati da un punto di vista inedito. Come se Le Clézio appoggiasse sul volto dei lettori un paio di lenti speciali in grado di dimostrare che «la magia non è invisibile: è tutto ciò che vediamo, tocchiamo, sentiamo».

Lo stile è raffinato e suggestivo: l’autore sembra dipingere con le parole. Le sue pennellate sono semplici, nitide e i colori sono pastello, sfumati, senza eccessive ricercatezze. Allo splendore delle cose semplici, si giunge infatti soltanto attraverso la semplicità.

Sperando di avervi incuriositi, vi do appuntamento a lunedì con la seconda parte del viaggio nel L’inconnu sur la terre di J.M.G. Le Clézio, che prevede la traduzione in lingua italiana di alcuni tra i suoi brani più preziosi ed emozionanti. Teniamo alta la bandiera della letteratura in questa nostra Italia!

Chiara Bolchini