“Negli abbracci forsennati o dolcissimi non era il tuo corpo che cercavo bensì la tua anima, i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, i tuoi sogni, le tue poesie. E forse è vero che quasi mai l’amore ha per oggetto un corpo, spesso si sceglie o si accetta una persona per la malìa inesplicabile con la quale essa ci investe, o per ciò che essa rappresenta ai nostri occhi, alle nostre convinzioni, alla nostra morale; però il veicolo di un rapporto amoroso rimane il corpo e, se quello non ti seduce, qualcos’altro deve pur sedurti. Il carattere, ad esempio, il modo di vivere o di comportarsi. E col tempo avevo scoperto che neanche il tuo carattere mi piaceva molto. […] Ma allora perché avevo avuto quell’impulso di correrti dietro, di abbracciarti, sentire i tuoi baffi contro la mia guancia, perché ora sentivo il bisogno di raschiarmi la gola e ricacciare indietro le lacrime?”

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Così scrive Oriana Fallaci nel romanzo pubblicato nel 1979 “Un uomo”, che racconta la “solita tragedia dell’individuo che non si adegua, che non si rassegna, che pensa con la propria testa, e per questo muore ucciso da tutti”. Dietro il libro c’è una storia vera: il protagonista è Alekos Panagulis, giovane intellettuale, uno dei più famosi leader della resistenza greca alla dittatura dei colonnelli, che fu a lungo perseguitato e imprigionato per aver attentato alla vita del tiranno greco Geōrgios Papadopoulos, senza riuscirci. E’ il 23 agosto 1973, Alexandros Panagulis da un giorno appena, è tornato a respirare la libertà che gli mancava. Oriana Fallaci, la giornalista dal carattere indomito e detestabile, divenuta famosa per i reportages della guerra del Vietnam, non può lasciarsi sfuggire l’occasione di incontrarlo per un’intervista.

«Il giorno che uscì dal carcere di Boiati. Andai a intervistarlo. […] Lui diceva che gli avevo fatto compagnia per tanti anni, in prigione, con i miei articoli, i miei libri … E all’inizio non ci credevo, pensa… Poi, invece, quando gli restituirono gli oggetti che teneva nella cella: un paio di scarpe, una coperta, un pacco di libri e di giornali, esclamò tutto contento: “Guarda guarda!”. E tirò fuori due miei libri e una collezione dei miei articoli e una grammatica italiana, un vocabolario greco-italiano. Perché in carcere s’era messo a studiare l’italiano… E, al lato di un mio scritto in italiano, i suoi appunti sulla coniugazione del verbo amare. “Se io avessi amato, se tu avessi amato, se egli avesse amato…”. Insomma. il giorno in cui uscì di prigione non ci conoscemmo: ci riconoscemmo».

E quel verbo amare continuarono a coniugarlo insieme. Oriana e Alekos fecero coppia dal 1973 al 1976. Una relazione devastchi-era-oriana-fallaci-orig_slide-2ante, intensa, distruttiva addirittura, che dona alla scrittrice fiorentina una speranza nuova, da tempo perduta: “E l’amore esisteva, non era un imbroglio, era piuttosto una malattia, e di tale malattia potevo elencare tutti i segni, i fenomeni”. Quando in un’intervista rilasciata poco dopo l’uscita del libro “Un uomo”, in cui narrava il tormentato rapporto col compagno, le chiesero ex abrupto cosa fosse l’amore, lei col candore di una bambina risoluta rispose:

« Hai mai visto, nei torrenti, quei sassi che stanno uno contro l’altro e non si muovono neanche con la spinta dell’acqua e, se si muovono, si muovono insieme? Sono due sassi ben distinti, fatti in modo diverso, ma è successo questo col tempo: è successo che con l’attrito hanno raggiunto un’intesa e uno ha assunto una forma convessa, l’altro concava, e allora, restando indipendenti, sono diventati un’unica cosa. Un sasso solo! ».

Quella stessa dolcezza, che guai a fargliela presente, l’aveva avuta nel descrivere Panagulis al primo incontro; lo definì, infatti, un uomo “dal volto di un Gesù crocifisso dieci volte”. Forse questo di lui l’affascinava: la durevole tenerezza che ne segnava il viso, unita alla contraddittoriefulltà del carattere, dovuta probabilmente al fatto che aveva vissuto sulla propria pelle l’orrore della dittatura e  la sofferenza. E la Fallaci aveva un debole per le cause perse. Quel trentaquattrenne, che aveva la saggezza di chi sapeva che mai sarebbe diventato vecchio e che metteva a nudo l’anima di Oriana come nessuno, sarà legato all’inviata fiorentina fino al primo maggio 1976, notte terribile durante la quale Alekos perde la vita in un incidente stradale, di cui ancora oggi si sa ben poco. Pare sia stato un omicidio, come la stessa giornalista tra l’altro dichiarò da subito. Ma torniamo ai libri: per anni  si è pensato che “Lettera a un bambino mai nato” parlasse di quell’aborto avuto in seguito a una violenta discussione avuta con Alekos, che l’avrebbe tradita, in realtà, recentemente il nipote della giornalista, Edoardo Perazzi, ha affermato di aver trovato il manoscritto originaoriana_vittoriapuccini_viniciomarchioni-2le nella casa di New York della scrittrice, steso probabilmente nel 1967 e non nel ’75 come lei stessa aveva dichiarato in giro, presentandolo come una mancata inchiesta sull’aborto, che le aveva commissionato il direttore dell’Europeo. Panagulis dunque non c’entrerebbe. Eppure la perduta gravidanza deve aver segnato la vita di entrambi. Nel romanzo-verità di cui parlavo in apertura l’appassionata Oriana Fallaci scrive:

« S’agapò tora che tha s’agapò pantote”. “Cosa significa?” “Significa: ti amo ora e ti amerò sempre. Ripetilo.” Lo ripeto sottovoce: “E se non fosse così?” “Sarà così.” Tento un’ultima vana difesa: “Niente dura per sempre, Alekos. Quando tu sarai vecchio e…” “Io non sarò mai vecchio.” “Sì che lo sarai. Un celebre vecchio coi baffi bianchi.” “Io non avrò mai i baffi bianchi. Nemmeno grigi.” “Li tingerai?” “No, morirò molto prima. E allora sì che dovrai amarmi per sempre! ».

assetssBastano queste poche righe perché comprendiate quel che io ho capito: ad unirli era un sentimento smisurato, schietto e al contempo doloroso. Perché non è vero che l’altra faccia dell’amore è l’odio, né tanto meno l’indifferenza, ma la paura. Perché quando ti accorgi di temere di perdere una persona non hai bisogno di domandarti se l’ami. Perché la paura di perdere qualcuno è già essa stessa la più grande forma d’amore. Oggi, a 10 anni dalla morte della Fallaci, non abbiamo voluto raccontarvi della sua intensa e fruttuosa attività da giornalista, né della fiction che qualche mese fa la Rai ha trasmesso, né del suo risentimento verso l’Islam, strumentalizzato fin troppo all’indomani di ogni attentato terroristico, ma di Oriana, che perdutamente amò il suo Alekos, e che da questi fu meravigliosamente riamata.

Cristina La Bella