“O sono una psicopatica travestita da pecora, o sono voi”

Dovremo attendere il 30 Settembre per vedere  uno dei documentari  di genere true crime che si annuncia essere a dir poco scottante.  “Credetele o sospettatela. In ogni caso ascoltate l’altra parte della storia”, così Netflix lancia il trailer (GUARDA QUI) di “Amanda Knox”, docu-film sul delitto di Meredith Kercher, presentato al Toronto Film Festival pochi giorni fa.

Sono passati quasi 10 anni da quel 1 novembre 2007, quando viene rinvenuto nella sua casa il corpo senza vita di Meredith Kercher, giovane studentessa inglese in Erasmus a Perugia.

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Per il brutale omicidio furono inizialmente ascoltati dagli inquirenti la studentessa americana Amanda Knox, sua coinquilina, e l’allora fidanzato della Knox, Raffaele Sollecito. Le indagini si dimostrarono sin da subito più lunghe del previsto e le versioni contraddittorie fornite dalla coppia hanno dato vita ad un iter giudiziario infinito, a coinvolgimenti di persone estranee ai fatti ( Patrick Lumumba, titolare del bar dove Amanda lavorava) ed infine all’arresto della Knox, di Raffaele Sollecito e di Rudy Guede, una delle ultime persone ad aver visto Meredith in vita, dal momento che quella sera erano tornati a casa insieme. Guede ha scelto il rito abbreviato ed è stato condannato a 16 anni di detenzione per concorso in omicidio e violenza sessuale. Per Amanda e Raffaele c’è stato un processo mediatico di respiro internazionale, senza precedenti. Nonostante la condanna in primo grado per entrambi, nel 2011 la Corte d’Assise d’Appello di Perugia a sorpresa li assolve, senza per questo mettere la definitiva parola fine al caso.

Il documentario di Rod Blackhurst e Brian McGinn  – che hanno iniziato a lavorare al progetto proprio nel 2011 – non vuole esprimersi tanto su un semplice “colpevole” o “innocente”, ma cerca di dare un ritratto duplice della donna. Focalizzandosi sull’aspetto mediatico della vicenda, compie un’attenta e brillante analisi del caso, dividendo in due parti la narrazione: lo spettatore si troverà davanti una parte del documentario in cui la Knox viene dipinta come  una ragazza innocente e ingiustamente perseguitata. In un’altra parte invece si alimentano i sospetti sull’americana. L’intento dei registi  è sottolineare quanto la stampa scandalistica e l’innata e macabra curiosità popolare possano influenzare il regolare svolgimento di un processo. Il docu-film, che promette di distinguersi da tutti i tasselli mediatici precedentemente inseriti in questo grande e disordinato puzzle dell’orrore, e di splorare il caso di cronaca senza pregiudizi e attraverso le testimonianze dei protagonisti: oltre agli imputati principali, intervengono infatti anche avvocati, giornalisti ( italiani e americani) e Giuliano Mignini, PM incaricato nel processo per l’omicidio Kercher.

Non ci resta che attendere il 30 Settembre e decidere da che parte stare!

 
Martina Mattone