follia

 

 

  • Titolo: Follia
  • Editore: Adeplhi Edizioni
  • Data di pubblicazione: 1996 – 1998 in Italia
  • Numero di pagine:296

Sinossi: Inghilterra, 1959. Dall’interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre, con apparente distacco, il caso clinico più perturbante della sua carriera – la passione letale fra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra dell’ospedale, e Edgar Stark, un artista detenuto per un uxoricidio particolarmente efferato. E’ una vicenda cupa e tormentosa, che fin dalle prime righe esercita su di noi una malìa talmente forte da risultare quasi incomprensibile – finché lentamente non ne emergono le ragioni nascoste. Il fatto è che in questo straordinario romanzo neogotico McGrath ci scalza dalla posizione abituale, e confortevole, di lettori, chiedendoci di adottare il punto di vista più scabroso di chi conduce una forma singolarmente perversa di indagine: il lavoro analitico. Eppure qualcosa, forse una tensione che a poco a poco diventa insopportabile, ci avverte che i conti non tornano, e che l’inevitabile, scandalosa e beffarda verità sarà molto diversa da quella che eravamo costretti a immaginare.

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Recensione: “Le storie d’amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da molti anni”. Ricordatele bene le prime parole di Follia, perché difficilmente riuscirete a dimenticarle e saranno ciò che vi costringerà a rileggere questo libro almeno due volte. Me l’avevano già detto, ma mi sembrava eccessivo ( non rileggo mai romanzi a breve distanza) invece così è stato: la prima volta sono stata completamente inghiottita dalla “follia” della storia. Il finale mi ha lasciato attonita e dubito che sia in grado di provocare una reazione diversa. Ho dovuto rileggerlo una seconda e una terza volta perché, nonostante sapessi ormai la trama, avevo bisogno di capire cosa si celasse dietro questo capolavoro. Sì perché Follia è uno di quei libri che o li odi o li ami in maniera incondizionata. Non ha mezzi termini.  Il romanzo non tratta solo di un rapporto ossessivo compulsivo tra un paziente di manicomio, folle scultore accusato di omicidio (apparentemente in via di guarigione)  e la moglie borghese di uno psichiatra della struttura. È una storia clinica ( attenzione però a non cercare le analisi delle malattie nel senso più medico del termine o rischierete di esserne delusi), un turbinio di emozioni talmente forti che vi sembrerà di essere stati investiti da un treno in corsa. C’è l’amore in Follia, ma non l’amore che siamo abituati a vedere di solito: è un amore che mostra il suo lato più sensuale, selvaggio, istintivo e anche crudele. Un amore in grado di stravolgere anche gli animi più razionali. Un po’ come succede a Stella, l’unica di cui posso anticiparvi qualcosa, perché dicendovi cosa succede in seguito rovinerei il senso del libro, che ti permette di capire il quadro degli eventi solo alla fine. In qualche momento vi sembrerà infatti che la situazione non abbia senso, che ci sia sempre un dettaglio che sfugge al lettore. Ovviamente è voluto: tutto rientra in un quadro ben definito. Una volta letta la fine e chiuso il romanzo con il magone ci si rende conto di quanto l’amore possa essere distruttivo. Peccato solo per una cosa: dopo questo libro ho cercato tutto il resto della produzione di McGrath, credendo di trovarmi davanti ad altri libri del genere. Seguite il mio consiglio: non fatelo e non rovinatevi l’idea perfetta che vi siete fatti di lui dopo aver letto Follia.

Ma come ti sembrava l’idea che tutto il tuo mondo fosse in pericolo? Non so, era inebriante?” Mi ero appoggiato con un gomito al tavolo e la guardavo con un’espressione di partecipe, aperta curiosità.
“Essermi innamorata. Questo mi sembrava inebriante”
Ci fu un attimo di silenzio.
“Già, l’amore” dissi “Parliamo di questo sentimento che non riuscivi a dominare. Come lo descriveresti?”
Qui Stella fece un’altra pausa. Poi, con voce stanca, riprese: “Se non lo sai non posso spiegartelo”

Martina Mattone