Sono sempre più discussi gli scandali che hanno coinvolto il sindaco di Roma Virginia Raggi e l’assessora all’ambiente Paola Muraro. Il sindaco non era stato incauto, aveva già mandato un’ e-mail al direttorio 5 stelle dicendo “L’assessore è indagata secondo quanto risulta dalla visura ex.art. 335 cpp. Allo stato attuale non possiamo escludere ulteriori evoluzioni dell’indagine che portino a contestazioni di maggiore gravità”. Dice di aver fatto un errore il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. “Ho sottovalutato l’e-mail perché ho pensato che quell’iscrizione fosse stata fatta da uno nominato dal PD” sono state le sue parole alla manifestazione del Movimento 5 Stelle a Nettuno.  Chiarisce però la sua posizione l’indomani quando in un’intervista dichiara che i suoi sbagli sono rilevanti solo ai fini della suddetta e-mail snobbata e non agli atti compiuti dalla Raggi, “c’è un sindaco a Roma, chiedete a lei”. Entrambe negavano di essere a conoscenza delle indagini della procura di Roma per abuso d’ufficio e reati ambientali a causa delle consulenze prestate dalla Muraro in Ama (società che raccoglie e gestisce i rifiuti a Roma) incassando ventiduemila euro, iva compresa, dalla Gesenu di cui è socio il re delle discariche Manlio Cerroni. Mette firme su non poche irregolarità l’assessora: non vengono, ad esempio, costruite aree di stoccaggio, indispensabili per il “riposo” dei rifiuti dopo il trattamento, ritenuto un passaggio fondamentale per l’intero ciclo, o ancora il mancato smaltimento delle 750 mila tonnellate d’immondizia previste (si stima infatti un’operazione che non abbraccia più del 50% del totale). Ma dopo pochi giorni ecco le confessioni delle due che, smentendosi, ammettono tutto il contrario delle precedenti dichiarazioni, attivando una serie di dimissioni a catena: il capo di gabinetto Carla Raineri, l’assessore al Bilancio Marcello Minenna, l’amministratore unico di Ama, Alessandro Solidoro. Via, infine, i vertici Atac, il direttore generale Marco Rattighieri e l’amministratore unico Armando Bardolese. Tutti tranne la Muraro e la Raggi insomma, le quali piuttosto fanno riferimento alle vicissitudini, che in queste settimane si sono trovate ad affrontare, descrivendole come delle problematiche avvilenti. Lo stesso Beppe Grillo, nel suo esordio a Nettuno, difende il sindaco di Roma con un ambiguo paragone che prendeva in esempio i problemi che ha dovuto affrontare il primo sindaco nero del Massachussets. Dicendo inoltre che la Raggi andrà avanti sotto la vigilanza del Movimento.

Non sono poche le critiche che il movimento ha attirato su di sé, oltre che un calo del favore elettorale del 2% con corrispettivo rafforzamento del PD: il caso Muraro, al M5S, ha un costo alto. Lo scrittore Roberto Saviano scrive nella sua pagina Facebook “la responsabilità del M5S è quella di aver spinto nel precipizio più profondo anche l’ultima briciola di fiducia che gli italiani ancora, gelosamente, conservavano nella politica”, aggiunge, poi, che dopo Berlusconi, il quale ha inaugurato questa pessima prassi parlamentare, tutti sono andati al suo seguito. Non ha tutti i torti lo scrittore Napoletano, prima della Muraro, infatti, il movimento 5 Stelle non poteva dirsi vergine nella sua lista d’indagati: Giovanni De Robbio, consigliere comunale di Quarto indagato per estorsione; Mario Puddu, sindaco di Assemini indagato per abuso d’ufficio; Federico Pizzarotti, sindaco di Parma indagato per abuso d’ufficio; Filippo Nogarin, sindaco di Livorno indagato per abuso d’ufficio; Gianni Ammetti, assessore al bilancio di Livorno indagato per bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e abuso d’ufficio; Laura Ferraris, assessore alla cultura di Parma indagata, anch’ella, per abuso d’ufficio. Additavano i partiti e adesso sono additati da questi ultimi. Il PD intanto richiede le dimissione dell’assessora romana, non approfittando più di tanto, però, della facile situazione.

Stefano Delfino La Ferla