L’Italia, a patire dallo scorso anno, secondo un’attenta analisi dell’Istat avrebbe un tasso di crescita in termini di nascite pari a zero, un tasso straordinariamente basso, il più basso a partire dall’Unità d’Italia. I fattori sono tanti: c’è chi come un simpatico giornalista de “Il Foglio”, ha individuato come unica causa del crollo delle nascite la crescente percentuale di donne laureate nel nostro Paese.  Il problema, agli occhi di chi, come la scrivente è donna ed è pure laureata non risiede di certo nella prosecuzione degli  studi superiori ma bensì  nella mancanza di sussidi statali per le famiglie, nella mancanza di asili nido comunali e di aiuti vari. Un ulteriore problema, macroscopico, mastodontico è poi il lavoro. Ci troviamo così, noi donne a barcamenarci tra un lavoretto e l’altro, tra il contratto settimanale e quello di un mese, ad essere fortunate, ma a tempo determinato o a voucher poiché le garanzie non devono mai essere troppe. Capisco quindi i dati ISTAT se mi soffermo un momento a pensare. Spesso le donne di oggi devono rinunciare non solo ai beni futili, rimandabili, ma addirittura ai beni sostanziali ed indispensabili. Bene: il ministero della Salute guidato da Beatrice Lorenzin, ha voluto invece strafare per invertire questa parabola discendente di nascite e indire addirittura un Fertility Day, come per ricordare a noi donne (come se già non ci pensassimo autonomamente, osteggiate da mille problemi) che prima o poi l’orologio biologico si ferma. Non è bastato infatti indire una giornata precisa con tanto di manifestazioni nelle piazze delle città che aderiranno, come una sorta di rassicurante Family Day, ma si è anche aperto un sito riguardante la fatidica giornata, il quale è stato prontamente oscurato e poi riaperto  modificato dopo la pioggia di critiche giunta da ogni parte d’Italia e da ogni sfera sociale. Le critiche si sono riferite soprattutto a messaggi di tipo pubblicitario che promuovono la manifestazione stessa aventi contenuti che rimandano purtroppo ad un periodo poco felice della nostra storia, quando il massimo dell’aspirazione per una donna era divenire un bravo “angelo del focolare”. I contenuti delle critiche alla cultura musulmana considerata “maschilista” che spesso risuonano nei dibattiti italiani, dovrebbero essere allora confrontati con questa nuova campagna del governo, che tutto ha tranne i caratteri del femminismo e della apertura verso le pari opportunità tra i generi.

Francesca Moro